Templari e Adelardi: La conferma del legame

Seduta Accademica – Accademia delle Scienze di Ferrara – Relatore Paolo Sturla Avogadri

Pur se sono trascorsi settecento anni esatti dal tragico scioglimento dell’Ordine dei leggendari Cavalieri Templari (Concilio di Vienne, 3 Aprile 1312) di loro se ne parla ancora. E tanto, disattendendo così il disegno di chi (principalmente Filippo IV “il Bello”, re di Francia e Clemente V, primo Papa avignonese), dopo averli spogliati di tutto, anche dell’onore, ne aveva decretato la “damnatio memoriae”. L’Ordine era stato fondato a Gerusalemme nel 1118, all’indomani della I Crociata, da nove cavalieri franco-fiamminghi, capeggiati da Hugo de Payns, che si misero a disposizione di re Baldovino II e del Patriarca per la difesa dei pellegrini e dei Luoghi Santi, prendendo i voti monastici di povertà, castità ed obbedienza. L’Ordine venne ufficializzato da papa Onorio II, durante il Concilio di Troyes nel 1129, adottando la Regola dettata da San Bernardo di Chiaravalle. Era la prima volta in assoluto che dei monaci (tale infatti il loro stato) erano autorizzati a prendere le armi e versare sangue, pur se degli “infedeli”, per la difesa della Fede. Questi guerrieri dal mantello bianco ornato dalla croce rossa patente, emblema della Crociata permanente, per quasi due secoli esercitarono un incontrastato potere militare ed economico anche su gran parte dell’Europa, oltre che nei possedimenti cristiani di Terrasanta. Oggi potremmo paragonarli ad una sorta di “multinazionale” che per la specchiata correttezza ed onestà curava anche l’amministrazione degli Erari delle Corone di Francia, Inghilterra ed Aragona. A loro viene attribuita l’invenzione dell’assegno bancario in sostituzione del denaro contante. Ma la potenza acquisita causò la rovina dell’Ordine: facendo leva su false testimonianze rancorose di ex templari radiati dall’Ordine per indegnità, il re Filippo, la notte del 13 Ottobre 1307 fece arrestare tutti i Templari francesi che, non avendo nulla da rimproverarsi, supinamente si lasciarono incarcerare. Vennero pertanto sottoposti alle più inumane torture finalizzate alla confessione di colpe mai commesse, ma che sarebbero servite quale prova per lo scioglimento dell’Ordine. Chi di loro avesse osato ritrattare le confessioni, pur se estorte, sarebbe stato condannato al rogo quale “eretico relapso”, come avvenne per 54 confratelli il 12 maggio 1310.

Il relatore, attento ricercatore di storia, archeologia ed araldica, da oltre un trentennio si occupa degli antichi Ordini militari, in particolare dei Templari. E riguardo a questi, “i Soldati di Cristo”, insospettito dalla carenza di documentazione –quasi fosse una “damnatio memoriae”- situazione assurda proprio nel territorio ferrarese da sempre dominio della Santa Sede, e dalle non poche ed illogiche incongruenze riscontrate, ha azzardato in articoli e convegni sui Templari alcune ipotesi riguardanti principalmente la famiglia Adelardi che primeggiò in epoca pre-estense. Supposizioni che, di primo acchito, potranno essere sembrate fantasiose, ma poi, col ritrovamento del tutto fortuito di un antico rogito notarile della fine del sec. XIV da parte di un qualificato storico ferrarese, si sono rivelate azzeccate.

Ferrara, il 10 Ottobre 2012 alle ore 17,00