Fortezza pontificia, demolita con l'unità nazionale, tra il 1859 e il 1866. (inc. A. Bolzoni, sec. XVIII)

Con la devoluzione di Ferrara allo Stato Pontificio la città, il cui governo venne affidato ad un cardinale Legato, perse l’antico splendore per divenire una località di provincia dello Stato della Chiesa. I segni evidenti di questa decadenza, che si protrarrà fino a poco prima dell’’Unità d’Italia, si ebbero con la costruzione della Fortezza (1608-18) e la creazione del ghetto ebraico (1627). Sul piano territoriale si ebbe tra il 1599 e il 1604 il cosiddetto Taglio di Porto Viro, ad opera dei veneziani, che penalizzò le città affacciate nel delta del Po. Da segnalare anche la grande opera di bonifica nella cosiddetta Transpadana ferrarese, voluta da Enzo Bentivoglio nel 1608. L’attività culturale nei secoli XVII e XVIII era più “provinciale” rispetto al Rinascimento: in città vi erano comunque un’università (fondata nel 1391 da Alberto V d’Este su autorizzazione di papa Bonifacio IX), un museo di scienze naturali, un orto botanico e numerose collezioni private di quadri, libri, oggetti scientifici. Nel 1796 Ferrara giurava fedeltà alla Repubblica francese unendosi alla Repubblica. Finiva, seppure per un breve periodo, il potere della Chiesa e si apriva un periodo di vita democratica ferrarese che si concluse nel1814 con la caduta di Napoleone e il ritorno a Ferrara del cardinale fino al 1859.