L’antica ceramica ferrarese fu ispirata dalla lontana Cina

Ceramiche dell’Artista Franco Mazza ( http://digilander.libero.it/francomazza/ )

di Paolo Sturla Avogadri

Sull’eco di quell’innegabile risveglio di interesse per le “cose d’altri tempi”, è sempre più frequente la possibilità di trovare ed acquistare sulle bancarelle nei mercatini dell’antiquariato (ormai a cadenza mensile), nelle rassegne e presso gli antiquari, esemplari autentici di antiche ceramiche e maioliche.
Fra queste ne emerge un tipo dal sapore arcaico, dalle forme massicce, dove risaltano, sul fondo chiaro, colori sfumati sul verde, giallo e bruno e figure incise: si tratta del “graffito ferrarese”, tipologia fittile assai in voga dal XIV al XVII secolo.
Credo non esista casa ferrarese in cui non ne sia conservato, a mo’ di curiosità o di cimelio, almeno un frammento rinvenuto, forse, in giardino o scalciato inavvertitamente durante una passeggiata nel sottomura cittadino o raccattato durante escavazioni.
Presso il Palazzo Schifanoia, anche se esposti in numero assai limitato rispetto alla quantità (circa 1500 esemplari), fanno bella mostra i pezzi migliori della “Collezione Pasetti”, donati dagli eredi del conte Giovanni nell’ormai  lontano 1935.
Viene spontaneo pensare che la ceramica graffita ferrarese, ovvero l’ingobbio graffito, tragga la propria origine da quella greco-etrusca che ben conosciamo, perché abbondantemente esposta nel nostro Museo Archeologico Nazionale, tornata alla luce dopo oltre due millenni di oblio fra le sabbie salmastre della mitica Spina. Ma non è così: le sue radici, pur se più vicine a noi nel tempo (VII-VIII sec.), provengono da ben più lontano: dalla Cina, dove questa tecnica era già in voga durante la dinastia T’Ang. Poi l’espansionismo dell’Islam con le sue conquiste nel Turkestan e nel confinante Impero Bizantino, ne hanno portato la diffusione nel Medio Oriente. Successivamente i contatti mercantili, con Ravenna prima e con Venezia poi, ma soprattutto il ritorno dei Crociati dalla Siria, hanno completato il quadro, facendo approdare il graffito sui litorali adriatici.
In Ferrara, già nella prima metà del ‘300 troviamo ben attiva la sua produzione: le botteghe e le fornaci sono un po’ dappertutto, almeno a giudicare dai reperti di scarto e, pur esistendo allora una Strada del Boccalaro situata nei pressi dell’incrocio fra le attuali vie Garibaldi (già strada della Rotta) e Corso Isonzo, una notevole diffusione doveva essere stanziata lungo la riva del Po di Volano. Questo è confermato anche dal Bolzoni che nella sua pianta di Ferrara (1747) ne indica un ragguardevole concentramento presso il Baluardo di San Paolo. Il Volano, allora, lambiva tutta la parte meridionale della città e forniva le materie prime ai “boccalari e scodellari”: l’argilla e l’acqua. I colori erano costituiti dalle misture di ossidi metallici amalgamati fra loro: rame, antimonio e piombo per il verde; ferro, antimonio e piombo per il giallo; ossido di ferro per il bruno. Soltanto nel ‘500 compaiono, anche se raramente, il blu cobalto ed il viola manganese.
Quella del vasaio doveva essere un’arte tenuta in notevole considerazione, se maestri della pittura quali il Cossa, il Pisano, il Tura non disdegnavano praticarla o concedere importanti ritratti perché fossero riprodotti. Anche il duca Alfonso I, nel suo tempo libero da gravami bellici o diplomatici, amava dilettarsi, nella sua “bottega” presso il Castello Estense, nel fabbricare e decorare le ceramiche che erano “vasi e piatti di terra, ma tanto più honorati, quanto egli eran fatti per la mano e l’industria di esso Principe …” (Paolo Giovio, La Vita di Alfonso d’Este duca di Ferrara, Venezia, 1597).
A conferma dell’interesse dei ferraresi per la loro antica ceramica, è doveroso rammentare l’importante convegno di studi sulla Ceramica Graffita Medievale e Rinascimentale tenutosi il 24 Ottobre 1987, organizzato dal Centro Culturale Città di Ferrara e dall’Accademia delle Scienze col patrocinio della locale Camera di Commercio. Al meeting parteciparono gli esponenti dei Musei di Atene, Roma, Montelupo (FI), Cremona-Brescia-Mantova, Ancona. Esaustivo l’intervento del ceramologo concittadino Prof. Romolo Magnani, esperto e studioso dell’ingobbio graffito ferrarese.

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