Una lettera di Salinguerra II ad Ezzelino III

Ripropongo una lettera con sua risposta che Salinguerra II dei Torelli di Ferrara scrisse all’amico ed alleato ghibellino Ezzelino III da Romano dopo che nel 1224 il marchese Azzo Novello assediò il castello di Fratta (polesine?) e alla resa dei suoi difensori passò per la spada ogni abitante, decapitando anche donne e bambini.

Il testo viene riportato da: vita e morte di Ezzelino da Romano di Rolandino di Balaiardo (1200 – 1276) notaio del comune di Padova che redò questa importantissima cronaca.

Salinguerra II scrisse:

Antico stemma della casata dei Torelli di Ferrara

Al nobile e potente signore Ezzelino da Romano suo affezionato signore ed amico, Salinguerra da Ferrara, suo intimo e affezionato amico, porge i saluti con l’augurio di onore e gloria.
In nessuna provincia, città, castello di tutto l’impero romano c’è mai stato uomo così enormemente leso e offeso tanto immeritatamente, tanto ingiustamente.
Ripensando infatti alla nobiltà e all’amicizia del marchese Azzo I (VI in realtà), sperando che suo figlio Azzo Novello (VIII) serbasse il seme della nobiltà del padre, io, benchè ferrarese di nascita, mi compiacevo di avere pacifici rapporti con uno che era in un certo modo forestiero a Ferrara; ma questi non potè celare la sua rabbiosa pravità.
Ecco infatti che, come avete sentito, attaccò i miei amici con i suoi complici.
E volle per prima cosa esercitare la tirannide negli onori e cariche del comune di Ferrara; e se ragionevolmente mi opposi con i miei amici, nessuno a buon diritto può riprendermi o meravigliarsi.
Infatti Dio stesso mostrò in quello scontro il suo giusto giudizio; e giustamente riuscì sconfitto chi favoriva una causa ingiusta.
Non perciò tuttavia il giovane marchese rinunziò all’empia bestialità che celava nel suo animo.
Ma per seconda cosa, riunendo genti che non avevano alcun motivo di offendermi, si pose nei dintorni di Fratta e, occupando quel castello in spregio al comune di Ferrara, uccise di morte cruenta tutti quelli del castello e, cosa inaudita al secolo, decapitò con spada spietata uomini e donne che si arrendevano e persino i bambini.
Non così si farebbe con i Giudei, non così si farebbe neppure con i Saraceni.
Vi riferisco queste cose come mio principale signore e amico, perchè vi degniate di condolervi con me di tanta offesa fatta agli amici e perchè la vostra saggezza, se vi piace, provvedasul da farsi circa questi misfatti.

Risposta di Ezzelino III:

Ezzelino III

Al sapiente e probo signor Salinguerra, suo signore reverendo più di tutti i mortali, Ezzelino da Romano, suo suddito e fedele amico, augura salute e gloria e trionfo sui nemici.
Due sono principalmente in questa vita le cose per cui gli uomini sono tenuti tra l’altro a impegnarsi: osservare la parola data agli amici e vivere con onore.
E questi sono i motivi principali per cui mi sento indissolubilmente legato ad attendere totalmente e a vegliare sui vostri affari, che sono i miei.
Certo, dopo che ho sentito dello scontro di Fratta, non sono stato in pace di cuore nè ho potuto rallegrarmi, anzi in verità confesso che non avrò piena letizia, se prima non mi capiterà di far vendetta del danno e del sangue lì versato.
E’ da pusillanimi nelle disgrazie oltrpassare i limiti nel dolersi.
Si consoli dunque il cuor vostro e io insieme con voi, poichè, se Dio lo concede, non passerà un anno senza che ci saremo adoperati per trafiggere i nostri nemici con sproni tanto acuti da spingerli a cadere nel loro precipizio.

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