Il palazzo ducale di Ferrara (1ª Parte)

Storia e vicende di una prestigiosa residenza

Il viaggio che vi propongo di fare in questo nuovo articolo è davvero straordinario. Andremo infatti, cari lettori, ad esplorare un gioiello artistico e architettonico della città di Ferrara, ovvero il palazzo ducale, oggi sede del Municipio. Esploreremo quali opere d’arte, storie e segreti si celano all’interno di questa residenza, ma anche le sue origini e gli illustri personaggi che lo hanno abitato. E allora non ci resta che iniziare questo viaggio.

Planimetria del palazzo Municipale: in nero è indicato il nucleo originario

Il complesso edilizio attualmente designato come palazzo Municipale occupa una vasta porzione del centro urbano, delimitato a nord dalla piazza Castello (anticamente Piazza della Beccheria) e dalla piazzetta Savonarola, a est da Corso Martiri della Libertà (chiamata anche Via Larga o Corso Roma) e dalla piazza Duomo e a sud dalla via Cortevecchia, l’antica via degli Orefici; a ovest è invece delimitato da vari edifici, dalla piazzetta Municipale e da un breve tratto dell’’attuale via Garibaldi. L’aspetto attuale del palazzo, che tanti turisti e ferraresi ammirano ancora oggi, è la somma di numerose trasformazioni e sovrapposizioni operate da marchesi e duchi che, nel corso dei secoli, ne hanno provocato una sorta di progressivo smembramento in singole parti architettoniche, un processo questo che venne avviato a partire dalla fine del XVI secolo quando il palazzo cessò di essere residenza di corte degli Estensi per divenire, dopo alterne vicende, sede del Comune.

Per poter raccontare, però, la storia di questo splendido palazzo occorre che inizi dalle sue origini, ancora in parte sconosciute. L’origine del palazzo è probabilmente da collocare nella seconda metà del Duecento, diciamo attorno al 1243, quando il potere estense, dopo alterne vicende, si attestò saldamente sulla città con la proclamazione nel 1264 di Obizzo II a signore perpetuo di Ferrara. Quindi, la parte più antica del palazzo, quella affacciata sull’attuale via Cortevecchia, sarebbe stata costruita quando signore della città, nel 1243, era Azzo VII detto Novello; tuttavia  secondo alcuni il palazzo sarebbe esistito ben prima di questa data. Nel X secolo, infatti, la residenza sarebbe stata abitata dalla nobile famiglia dei Marcheselli (poi Adelardi) mentre tra il XII e il XIII secolo l’edificio sarebbe divenuto la sede del potere dei Torelli, fino appunto al 1243. In questo periodo il palazzo fu testimone delle continue e sanguinose lotte tra queste due famiglie per il controllo della città.
La prima notizia riguardo al palazzo, di cui disponiamo, si trova contenuta in un manoscritto del 1285 intitolato Chronicon Estense (Ludovico Antonio Muratori, Rerum Italicarum scriptores, tomo XV) in cui viene citata, purtroppo senza alcuna precisazione, l’esistenza del Palacium marchionis (letteralmente ‘palazzo del marchese’). Una seconda fonte, la cui attendibilità non è però certa, è costituita da un rogito notarile del 1313 riguardante una divisione di proprietà fra i marchesi Francesco (forse il figlio di Obizzo II) e Aldobrandino II d’Este (?-1326). Nel documento si accenna sia alla consistenza edilizia della residenza marchionale, probabilmente costituita dall’accorpamento di più case con orti e giardini, sia alla sua ubicazione con il prospetto principale rivolto verso la piazza Duomo e con il fianco prospiciente una via pubblica che sembra identificabile con l’attuale via Cortevecchia.

Pianta di Fra Paolino Minorita.

Tale ubicazione del nucleo originario trova ulteriore conferma nella pianta di Fra Paolino Minorita, nella redazione del Codice Marciano, documento databile agli anni fra il 1322 e il 1325. In questa pianta il palazzo, collocato di fronte al Duomo (Episcopatus), compare con l’appellativo di ‘palacium marchionis’ e forma una sorta di angolo con il Palazzo della Ragione (Palacium Comunitatis); la stessa posizione che oggi occupa il palazzo comunale con la Torre della Vittoria. Altre notizie riguardanti il palazzo si ebbero molto più tardi, a partire dal Cinquecento. Secondo il cronista Girolamo Merenda il palazzo che sorgeva sulla via Cortevecchia fu abitato da Azzo IX, all’inizio del Trecento (G. MERENDA, Annali di Ferrara). Dal cronista Filippo Rodi sappiamo invece che nel 1283 venne iniziata la costruzione della torre chiamata ‘dei Ribelli’, poiché fatta con le pietre delle case demolite delle famiglie ribelli, successivamente denominata con corrotto vocabolo “di Rigobello”; l’architetto che la costruì fu un certo Amadio dei Buonguadagni. La torre, alta poco più di 50 metri, rimase in piedi all’incirca tre secoli per poi crollare nel 1553. Al suo posto, nello stesso punto, sorge oggi la Torre della Vittoria, progetta da Carlo Savonuzzi nei primi anni Venti del Novecento e dedicata ai caduti della Grande Guerra, al cui interno ospita la statua della Vittoria, un opera di Arrigo Minerbi che rappresenta la Vittoria del Piave.
A queste notizie poco aggiungono gli storici locali. Il Campori, pur non citando alcuna fonte, afferma, con qualche differenza rispetto al Merenda, che fu il marchese Azzo VIII d’Este, poco dopo il 1242, a costruire il palazzo citando inoltre la maestosa torre di Rigobello a un lato della residenza mentre lo Scalabrini, anche lui senza citare la fonte, affermerebbe invece che il palazzo fu edificato dai marchesi Estensi nel 1260 grazie al disegno ed assistenza del maestro Tigrino, architetto di quel tempo.
Riassumendo si può ipotizzare che tra il XIII e il XIV secolo il palazzo degli Este avesse un impianto planimetrico a forma di ‘L’, con la torre dei Ribelli (o Rigobello) all’incrocio dei due corpi di fabbrica, che arrivava fino al tracciato viario che congiungeva l’attuale Corso Martiri della Libertà con la ‘Via della Rotta’ (l’attuale via Garibaldi) e che si concludeva nella torre romanica.
Secondo lo storico Gualtiero Medri la parte di edificio edificata sulla via Cortevecchia conserverebbe, a riprova della sua antichità, in un interno (il cui spessore supera il metro) le tracce di un manufatto dalle funzioni difensive di epoca preromanica (G. MEDRI, Il volto di Ferrara nella cerchia antica); tale ipotesi tuttavia potrebbe avere qualche fondamento. Alcuni recenti studi fatti, riguardanti lo sviluppo urbanistico di Ferrara nell’Alto Medioevo, hanno accertato l’esistenza di ‘mura fortificate’ lungo due  direttrici  parallele individuate la prima dalle attuali vie della Paglia, Zemola, Contrari e Garibaldi mentre l’altra dalle vie Saraceno, Mazzini, Borgoricco, del Mercato e della Concia. Queste due difese, divenute inadeguate a contenere l’espandersi della città, nel 1135 vennero in parte demolite per far posto alla nuova Cattedrale e alla piazza. Forse, un tratto di queste mura fortificate, parallelo alla via Cortevecchia, venne ‘inglobato’ nella primitiva dimora degli Este. A confermare ulteriormente la teoria secondo cui il corpo di fabbrica sulla via Cortevecchia esistesse già nel Duecento, sarebbero delle porzioni di affreschi, risalenti proprio a quel periodo, recentemente scoperti durante i lavori compiuti all’estremità dell’’edificio, verso la piazzetta Cortevecchia, all’interno della torre ‘mozzata’, tuttora esistente.
È solo a partire dal Trecento, e poi nel Quattrocento, che il palazzo municipale subì tutte quelle trasformazioni che ancora oggi possiamo visitare e ammirare. Ma andiamo con ordine.

I primi interventi al palazzo, avvennero durante il marchesato di Niccolò II d’Este (1338-1388), detto lo Zoppo, e sotto di lui, nel 1385, venne costruito da  Bartolino da Novara il famoso Castello. Secondo il cronista Mario Equicola, il marchese, per ampliare la propria residenza, fece iniziare nel 1364 la costruzione della Cancelleria (allora ubicata al piano nobile, tra il volto del Cavallo e la torre di Rigobello) mentre nel 1375 fece sopraelevare di un piano la parte di fabbricato prospiciente Corso Martiri della Libertà. È probabile che a questi lavori di ristrutturazione Niccolò abbia commissionato la realizzazione di una loggia, oggi occupata dal bar Leon d’Oro, che si apriva sul fronte posteriore del fabbricato prospiciente l’attuale  piazzetta Municipale e che comunicava, per mezzo di un portale a ogiva (ancora esistente ma tamponato) con il volto del Cavallo. L’ipotesi che questa loggia appartenga al periodo di Niccolò è suggerita dallo stile dei capitelli, a semplici volute, che ricordano quelli di alcune case trecentesche di via Boccacanale di Santo Stefano.
Il palazzo degli Estensi rimase, con molta probabilità inalterato nella sua forma ad ‘L’ fin oltre la metà del XV secolo, quando il duca Ercole I d’Este (1431-1505) intraprese una serie di interventi che interessarono l’area tra il nucleo originario e il Castello e che portarono a modificare la vecchia costruzione. Non si hanno certezze su chi fosse l’artefice di questi interventi ma è assai probabile che fu l’architetto Pietro Benvenuto degli Ordini (1448-1483).

Il camminamento noto come Via Coperta

Ricordiamo che Benvenuto degli Ordini fu architetto di corte dal 1465 al 1483, prima al servizio di Borso e successivamente, come detto prima, di Ercole I. Stando a quanto dice il Caleffini uno dei suoi primi lavori fu la realizzazione della cosiddetta via Coperta, un camminamento che univa l’ala nord del palazzo di corte con il Castello, da non confondere con la via Coperta originale, ultimo segmento verso est della Via delle Volte. Fin dalla costruzione del Castello, questo passaggio era in legno, poi trasformato in edificio a cinque arcate dal duca Ercole I (dal 1471 al 1473). Tuttavia il termine ‘via Coperta’ è alquanto recente, dal momento che il Melchiorri, nell’opera Nomenclatura ed etimologia delle piazze e strade di Ferrara e Ampliamenti all’opera di Gerolamo Melchiorri, chiama questo passaggio con il nome di Palazzo dei Prolegati. Ma perché per gli Estensi era così importante questo camminamento? In caso di violente rivolte popolari questo passaggio doveva permettere, senza essere visti,  una veloce via di fuga della famiglia estense verso il Castello, luogo più sicuro rispetto al palazzo. Va ricordato che proprio una di queste rivolte avvenne nel 1476, capeggiata dal nobile Niccolò (figlio legittimo di Leonello), il quale tentò con le armi e l’appoggio dei Gonzaga di ottenere il potere ducale detenuto da Ercole I senza però riuscirci e venendo per questo condannato a morte. Altra grande opera voluta da Ercole I fu l’attuale Piazzetta Municipale. Prima però di andare verso la piazzetta è opportuno spendere due parole sulla splendida facciata rivolta verso la piazza Duomo. A tutta prima può sembrare di stile medievale ma in realtà non lo è. Questo rivestimento, il cui progetto è dell’ingegnere Carlo Savonuzzi, venne realizzato tra il 1923 e il 1928 e doveva riproporre le linee architettoniche tipiche dello stile trecentesco.

Statua equestre Niccolò III, a sinistra, e di Borso seduto, a destra.

Passando davanti alla facciata, e quindi attraversando il volto chiamato ‘del Cavallo’ si accede alla piazzetta. Il nome ‘volto del Cavallo’ deriva da una delle due grandi statue che fiancheggiano l’arco, in particolare quella affigurante il marchese Niccolò III a cavallo. La statua equestre, commissionata nel 1451 dal Magistrato dei XII Savi per onorare la morte del marchese, è l’opera di tre artisti, Antonio di Cristoforo, per la figura del marchese, Niccolò Baroncelli, per il cavallo, e Bartolomeo di Francesco per il supporto, in stile classico della Roma imperiale. Invece la statua di sinistra, raffigurante Borso nell’atto di amministrare la giustizia, venne realizzata nel 1453 e innalzata nel 1472, un anno dopo la morte del duca. Queste due statue che oggi vediamo sono in realtà delle copie in bronzo, eseguite nel 1927 dallo scultore Giacomo Zilocchi e riposizionate nella medesima posizione, dopo che le originali vennero abbattute nel 1796 durante l’occupazione francese. Superato il volto eccoci finalmente nella Piazzetta Municipale, a quel tempo cortile della corte. Secondo l’Equicola il cortile venne realizzato nel 1472, sempre per volontà del duca Ercole, il quale fece portare la statua del duca Borso, suo predecessore, su uno dei lati della porta d’entrata di detto cortile che oggi è il volto del Cavallo. In realtà l’intervento voluto da Ercole fu un riassetto di un preesistente cortile, identificabile con il Cortile da le Lastre, che doveva già essere il cortile principale del vecchio palazzo, dal momento che nel 1471 vi vennero celebrate le esequie del duca Borso. Sempre riguardo alla Piazzetta Municipale è stato ipotizzato che i fabbricati dell’’attuale via Garibaldi (l’antica via della Rotta) proseguissero fin dentro la piazzetta per essere successivamente demoliti per far posto al nuovo cortile di corte. Proprio nel nuovo cortile si svolsero alcune tra le prime rappresentazioni sceniche del Rinascimento, in particolare le commedie classiche, molto apprezzate dagli Estensi.

Fine 1ª Parte

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