Il palazzo ducale di Ferrara (2ª Parte)

Storia e vicende di una prestigiosa residenza

Proseguiamo, caro lettore, il nostro viaggio ‘esplorativo’ del palazzo Ducale e dei suoi dintorni. Abbiamo visto nella prima parte quale, in parte, siano le origini legate a questo edificio, i primi personaggi della famiglia Este che lo abitarono e svelato inoltre qualche curiosità. Ora andremo alla scoperta della piazzetta, che ho citato nella prima parte, analizzando i prestigiosi edifici e le opere architettoniche che ancora oggi la abbelliscono.

Lo Scalone d’Onore di Benvenuto degli Ordini

Partendo dal lato nord troviamo l’imponente Scalone d’Onore, l’ingresso ufficiale alla residenza del duca ed oggi invece del Municipio. Venne realizzato dall’architetto Pietro Benvenuto degli Ordini probabilmente in due fasi: la prima, a partire dal 1473, con la costruzione della scalinata scoperta mentre la seconda, tra il 1479 e il 1481, con la realizzazione delle colonne marmoree, della copertura a volte e della caratteristica cupola. Per i turisti che visitano la città, la cima dello Scalone offre comunque una splendida vista panoramica della Piazzetta Municipale. Spostando lo sguardo a sinistra è possibile ammirare l’antica Cappella privata della famiglia estense e l’appartamento delle Duchesse. Di quest’ultimo rimangono oggi le otto eleganti finestre trilobate in marmo bianco che si affacciano sul cortile; vennero scolpite nel 1476 e la loro forma ricorda le finestre della Delizia di Belriguardo, altra splendida residenza a pochi chilometri fuori da Ferrara. La Cappella, invece, venne eretta da Ercole I nel 1476, per la moglie Eleonora d’Aragona ed in onore della Vergine Maria, e successivamente ampliata nel Cinquecento da Alfonso II d’Este (1533-1597). Imponente è il portale d’ingresso che vediamo oggi, costruito nel 1692, mentre le due statue di detto portale, raffiguranti San Giorgio e San Maurelio, vennero scolpite da Francesco Vidoni e collocate durante i restauri condotti nel 1835. Oggi l’ex Cappella ducale è denominata Sala Estense e al suo interno si svolgono prevalentemente dibattiti, conferenze di ambito culturale e spettacoli.

Proseguendo nella nostra esplorazione dell’antico cortile cortigiano si può scorgere sul lato ovest, verso la via Garibaldi, una loggia, eretta sempre dal Benvenuti nel 1479, al cui centro è collocato il Volto della Colombina. Un tempo a due ordini sovrapposti (cioè ‘alla lombarda’) questa loggia venne modificata alla fine del secolo scorso. Superato questo volto, appena a destra si trova un passaggio che conduce a un giardino, all’epoca molto frequentato dalla famiglia Estense ed è il Giardino delle Duchesse. Questo spazio verde venne realizzato tra il 1473 ed il 1481, sempre per volontà del duca Ercole I, nell’ampio cortile verso il Castello dove, fino a quel momento, si trovavano stalle, legnaie, e ambienti di servizio della ricca dimora estense. Il giardino si estendeva su un’area di circa 3000 mq ed ospitava una ricca varietà di piante, abilmente modellate dai giardinieri di corte. Tra sentieri pavimentati, in pietra squadrata, e un pozzo si dispiegavano siepi di bosso dalle forme geometriche più varie, cipressi, ma anche alberi da frutto e distese di piante officinali o “semplici”, com’erano chiamate a quel tempo. A completare questo giardino vi erano, tutt’attorno, armoniosi loggiati ispirati ad illustri trattatisti del tempo, come Leon Battista Alberti. Nei secoli di storia che si sono susseguiti il giardino ha subito diversi usi che ne hanno cambiato irrimediabilmente l’identità.
Sempre riguardo al Benvenuti vanno ricordate altre due opere, oggi purtroppo non più esistenti: la Sala Grande e la Loggia di Piazza. Della Sala Grande, purtroppo non disponiamo nessuna notizia dal momento che nessun cronista ne ricorda mai la costruzione. Adibita da Ercole I per feste e rappresentazioni teatrali, non ci è dato sapere se essa sia stata realizzata ex novo oppure ristrutturando un vano esistente, forse identificabile con la grande sala che Niccolò II fece sopraelevare nel 1375. Riguardo invece la Loggia di Piazza, la cui costruzione del primo tratto ebbe inizio nel 1473, anche in questo caso risulta difficile stabilirne sia l’ubicazione sia se il Benvenuti abbia partecipato attivamente alla costruzione di questa loggia dal momento che nessuna fonte lo cita. Distrutta dal terribile incendio del 1532 e mai più ricostruita, nello spazio d’ingombro di tale manufatto si inserirono successivamente le botteghe dei commercianti. Per completare il discorso riguardo la Piazzetta Municipale possiamo aggiungere che sul lato a sud si trova il piccolo Volto del Cavalletto, un breve passaggio che dalla piazzetta immette nella via Cortevecchia, considerato uno degli antichi accessi al cortile degli Este.

Achille Funi: San Giorgio uccide il drago

Dopo aver visitato i dintorni del palazzo ducale è venuto il momento, caro lettore, di salire i gradini dello Scalone ed esplorare le sale interne di questo edificio. L’interno del palazzo presenta numerosi ambienti di prestigio di cui descriverò i principali, ovvero la Sala dell’’Arengo, la Sala degli Arazzi (o Sala della Giunta) e infine lo Stanzino delle Duchesse, il pezzo più pregiato. Per accedere alla Sala dell’’Arengo bisogna, una volta in cima allo Scalone, entrare dal portone di destra e percorrere un breve corridoio. La sala, la cui creazione risale ai lavori di rifacimento del 1927, si trova proprio sopra il Volto del Cavallo ed è utilizzata oggi per manifestazioni culturali e conferenze. È tutta decorata con affreschi realizzati, tra il 1934 e il 1936, da Achille Funi ed è considerata un capolavoro della decorazione del Novecento. Ai lati sono affrescate delle colonne che reggono un pergolato con agli angoli Ercole, Marte, Mercurio e Apollo raffigurati come statue classiche. Sulla parete di sinistra, una volta entrati, è raffigurata la leggenda di San Giorgio, patrono della città, che uccide il drago e libera la principessa mentre sulla parete di fronte Funi ha rappresentato da una parte il mito di Fetonte, il figlio del dio Apollo, il quale cadde dal carro del Sole dopo essere stato folgorato da Zeus, e affianco la tragica vicenda amorosa di Ugo e Parisina, entrambi condannati a morte da Niccolò III d’Este. Nella parete a destra dell’ingresso Funi raffigurò alcune scene tratte dalla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso e dall’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto mentre nel soffitto vi sono rappresentate decorazioni allegoriche dei mesi dell’anno ed i segni zodiacali. In un’altra sala del palazzo, chiamata Sala degli Arazzi (o Sala della Giunta), vi sono conservati due bellissimi arazzi fiamminghi. Quello rappresentante il “Pergolato con giardino” venne eseguito, tra il 1620 ed il 1630, dal famoso arazziere di Bruxelles Jan Raes, mentre l’altro arazzo venne eseguito probabilmente ad Oudenaarde, cittadina del Belgio, nella prima metà del XVII secolo e rappresenta l’episodio biblico relativo alla decapitazione di Oloferne da parte di Giuditta. Da notare, sempre nella sala, un bellissimo armadio della seconda metà del Cinquecento, vari oggetti di antiquariato del XVIII e XIX secolo e i ritratti di alcuni gonfalonieri che si sono succeduti. Ma forse il pezzo più pregiato si trova al centro: si tratta di un rarissimo tavolo in marmo dipinto, dove vi è stata rappresentata la pianta della città di Ferrara e dintorni nel 1951; un opera disegnata dall’ingegnere Carlo Savonuzzi e realizzata dai fratelli Paolucci di Rimini.

Stanzino delle Duchesse: L’Aurora con il “Carro del Sole” (Affresco del soffitto)

Il luogo più bello del palazzo è senza dubbio lo Stanzino (o Camerino) delle Duchesse. È uno degli ambienti di maggior fascino dell’antica residenza, a testimonianza del fasto che caratterizzò il palazzo durante il tardo Rinascimento. Decorato da pannelli lignei, dipinti tra il 1555 ed il 1560 da Cesare, Camillo e soprattutto da Sebastiano Filippi (Il Bastianino), lo Stanzino venne concepito come luogo riservato e intimo in cui le figlie del duca Ercole II d’Este (Eleonora e Lucrezia) si dedicavano alle cure personali e si truccavano per le frequenti occasioni mondane. Questo piccolo ambiente, inoltre, era utilizzato per lo studio e per i colloqui sia personali che con persone di alto rango. Gli affreschi dipinti dai fratelli Filippi sono perlopiù sfondi decorati a grottesche in cui sono esaltate le lesene dorate, le figure mitologiche e quelle allegoriche. Tra queste ultime è possibile riconoscere l’Abbondanza la quale sulla sinistra tiene una cornucopia, simbolo di fertilità e ricchezza, mentre sulla destra afferra un ramo di alloro, simbolo di gloria e vittoria: simboli questi che richiamano all’opulenza della signoria estense. Nella parete di fondo dello Stanzino è possibile ammirare uno specchio dorato adorno di colonnette e telamoni (probabilmente delle copie) mentre sul soffitto un dipinto dallo stile settecentesco raffigura l’Aurora con il “Carro del Sole”, affresco che si trova anche in una sala del Castello Estense. Tali caratteristiche di luogo riservato, quasi segreto, rimasero pressoché immutate anche dopo l’uscita di scena degli Estensi nel 1598. Nel Settecento il Camerino venne utilizzato dal Giudice dei Savi di Ferrara come ufficio, in cui poter studiare, nel totale silenzio, le questioni riguardanti l’amministrazione della città.
Torniamo alla storia del palazzo. A seguito degli interventi di Ercole I, durante il XVI secolo, non si ebbero sostanziali modifiche al complesso planimetrico, che rimase inalterato, salvo qualche modifica, fino ad oggi. Una di queste modifiche venne voluta da Alfonso I d’Este (1476-1534) la quale ordinò la sopraelevazione della Via Coperta. Tra il 1518 e il 1519, a ridosso della Via Coperta, fece edificare alcune stanze al cui interno creò i cosiddetti Camerini d’Alabastro, abbelliti da opere d’arte di Vincenzo Bellini, Tiziano Vecellio, Dosso Dossi e altri illustri artisti. Dal cronista Zerbinati sappiamo che Alfonso I fece realizzare anche la loggia di piazza Savonarola, iniziata nel 1507, la quale era composta da botteghe e da un ufficio delle gabelle (G.M. ZERBINATI, Memorie 1500-1527). Sotto il ducato sia di Alfonso I che del successore Alfonso II (1533-1597) avvennero due episodi importanti per la città di Ferrara: l’incendio del 1532, che distrusse la Loggia di Piazza (già citato in precedenza), e il terremoto del 1570 il quale, quest’ultimo, provocò danni piuttosto consistenti al palazzo ducale e in generale a molti edifici della città. Legato proprio ad Alfonso II d’Este, e ad un suo desiderio di riqualificazione formale dell’edificio, sarebbe il progetto di un nuovo e monumentale palazzo che però non venne mai realizzato. Ciò che invece realizzò fu la ricostruzione di una parte della loggia andata a fuoco nel 1532, come riportato dall’Equicola, la costruzione lungo l’attuale via Garibaldi di una nuova Sala Grande (di cui si conosce solo una pianta senza data) e infine, negli ultimi anni del suo ducato, la ristrutturazione della Cappella di corte.

La morte senza eredi di Alfonso II, nel 1597, fu il pretesto del papa Clemente VIII (1536-1605) di riprendersi il Ducato di Ferrara, dal momento che questi non riconobbe Cesare d’Este (1562-1628) successore di Alfonso II. La corte estense fu così costretta a trasferirsi a Modena, il quale rimase ducato fino al 1853. Ferrara diventò, dal 1598 al 1796 una legazione dello Stato Pontificio. Per quanto riguarda il palazzo di corte questo, tramite un accordo tra Cesare e il papa (1598) rimase in ‘allodio’ (termine germanico antico riferito alla piena proprietà senza vincoli feudali) alla famiglia estense che lo mantennero fino alla metà del Settecento. La consistenza del palazzo, a seguito della Devoluzione, è descritta dettagliatamente in due perizie estimative, redatte da Bartolomeo Colletta per ordine di Cesare d’Este, di cui una ‘sintetica’ del 1598 e una ‘particolareggiata’ del 1600. Del 1605, pochi anni dopo il Colletta, è invece la Pianta di Ferrara di Giovanni Battista Aleotti (1546-1636) il quale ci da un immagine del palazzo sincrona alle perizie del Colletta. Sempre negli anni successivi alla Devoluzione gli Estensi diedero in affitto una parte del palazzo al Maestrato dei Savi che abbandonava così l’antica sede situata all’angolo sud-ovest del cortile ducale.
Dopo i documenti del Colletta e dell’Aleotti, occorre arrivare sin quasi alla fine del Settecento per avere una documentazione grafica attendibile sul palazzo. Si tratta perlopiù di varie piante, eseguite nel 1787 per la Camera Apostolica, comprendenti il piano terra, il piano ammezzato (o mezzanino), il piano nobile, il piano superiore e il sottotetto. Proprio la Camera Apostolica cedette buona parte dell’edificio al Comune. Con l’arrivo dei Francesi a Ferrara nel 1796, a seguito della sconfitta delle truppe papaline, il palazzo venne incamerato dalla Repubblica la quale lo alienò ad una ditta francese per la quale il Comune, ancora nel 1919, pagava l’affitto. Di questo periodo va ricordato l’abbattimento delle due statue del Volto del Cavallo proprio nel 1796 ad opera dei Francesi, come ho descritto nella prima parte.
Dagli Annali di Girolamo Baruffaldi si apprende che nel 1660 venne distrutta da un incendio la Sala Grande di Alfonso II e la Cappella Ducale, quest’ultima gestita dopo la Devoluzione dalla Confraternita dello Spirito Santo, fino al 1616, poi trasformata in teatro a seguito dell’incendio. Soppresso il teatro nel 1692 l’edificio venne venduto ai marchesi Bentivoglio i quali, l’anno dopo, lo cedettero al Comune di Ferrara. Sulla sua facciata venne innalzato un frontone triangolare sulla cui cima venne posta una Madonna con Bambino del 1408, oggi situata dentro Casa Romei. Nei primi anni del Settecento venne rinnovata la loggia dell’odierna Piazzetta Municipale mentre nel 1718 un altro grave incendio danneggiò gravemente la Via Coperta e le adiacenze del palazzo, poi riparate.

Portale dell’ex Cappella ducale, oggi Sala Estense

A configurare l’ultimo periodo della storia del palazzo, oltre alle scarse notizie della storiografia locale, sono i numerosi documenti conservati nell’Archivio Storico del Comune. In questi documenti, spesso anonimi e senza datazione, sono registrati molteplici interventi di piccola manutenzione e di rinnovo che si sono susseguiti dal XIX secolo ad oggi. Tra questi documenti, molti progetti, databili fra il 1920 e il 1930, che non vennero mai eseguiti, come ad esempio una scala in Piazzetta Municipale all’angolo sud-ovest. In una pianta del 1801 il palazzo conserva ancora la sua forma settecentesca mentre sul lato ovest del Giardino delle Duchesse risulta demolita, al centro, la loggia a cinque arcate. Oltre a questo vanno ricordati gli interventi all’ex Cappella Ducale, chiusa nel 1796 per essere poi adibita a magazzino e infine riaperta al culto nel 1802. Restaurata nel 1835, sulla cui sommità del portale vennero poste le statue di San Giorgio e San Maurelio, subì tra il 1851 e il 1853 pesanti ristrutturazioni per poi essere di nuovo chiusa al culto (1893) e riutilizzata dal Comune come magazzino. Il portale perse il suo aspetto di chiesa, con la demolizione del timpano triangolare settecentesco, mentre il piano terra dell’edificio venne adibito a cinematografo, oggi conosciuto come Sala Estense. Nel 1883, sempre all’interno della piazzetta, l’ingegnere Giacomo Duprà ristrutturò lo Scalone, attraverso la sostituzione dei gradini, del lastricato e della balaustra in marmo, e realizzò la ricostruzione della loggia sul lato ovest, conferendole il suo attuale aspetto. Interventi importanti, ad opera dell’’ingegnere Carlo Savonuzzi, si ebbero negli anni Venti del Novecento con il ripristino della facciata, in stile ‘finto medievale’, prospiciente Corso Martiri della Libertà (di cui ne ho parlato nella 1° Parte) e la costruzione della Torre della Vittoria. Del Savonuzzi fu anche la realizzazione del nuovo mercato del pesce, situato nell’attuale piazzetta Cortevecchia, demolito nel 1968 per far posto al parcheggio così come venne demolita, sempre in quel luogo, la Sala Grande di Alfonso II per far spazio a edifici del Comune. In anni più recenti non vennero più state affrontate, o proposte dagli uffici tecnici comunali, grosse modifiche o trasformazioni alla planimetria del complesso edilizio che rimase invariato ed è quello che oggi turisti e cittadini, passeggiando, volgono lo sguardo.

Siamo così giunti, cari lettori, alla conclusione di questo nostro viaggio che ci ha visto esplorare, quasi a 360 gradi, il Palazzo Municipale di Ferrara. Volendo usare una similitudine, si può dire che il palazzo ducale è come una lunga linea del tempo della storia ferrarese, una linea che ha visto prevalentemente l’ascesa, il dominio e il tramonto della signoria degli Estensi. Questo viaggio ci ha permesso di conoscere meglio la storia di questo splendido edificio e le storie che lo hanno attraversato, le opere che lo compongono, sia d’arte che architettoniche (frutto dell’abilità di pittori e architetti) e infine gli illustri personaggi che lo hanno abitato.

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