A Mizzana sulle tracce di Guglielmo il Templare

A Mizzana sulle tracce di Guglielmo il Templare

di Paolo Sturla Avogadri

Da varie ed attendibili fonti storiche sappiamo con certezza che Guglielmo III Adelardi fu uno di “que’principi e signori” che accompagnarono l’imperatore Corrado III alla II Crociata. Era figlio di quel Guglielmo II, del quale abbiamo ampiamente parlato in precedenza, che gli lasciò “un gran cumulo d’oro per dar fine al Duomo et Vescovado da lui incominciato” (Chronicon Estense). Al suo  ritorno dalla Terrasanta ricostruì o restaurò la chiesa del Borgo Superiore, oggi Mizzana, intitolata a Santa Maria Annunciata di Betlemme, costruita da suo padre che ivi fu sepolto (1146). Lasciò inoltre la metà di tutti i suoi beni alla chiesa di S. Johannis de Hospitale (rogito not. Presbiterino, 12 maggio 1183).
Gli illustri storici Muratori e Frizzi convengono che il nostro Guglielmo fosse deceduto in quello stesso mese, riferendosi all’inventario dei suoi beni “incominciato nel giorno 18 maggio 1183 dal superstite suo fratello Adelardo”  (rogito notarile Guido Boraris). Di diverso avviso è invece il Guarini che, nel suo Compendio Historico, ci fa sapere che nel 1194 – quindi 11 anni dopo il testamento e la sua “morte” – restaurò o ricostruì la chiesa di Mizzana, nella forma rotonda che già conosciamo, ed “impetrò da Celestino III una Indulgenza Plenaria (…) a chiunque (…) visitaria la detta chiesa il giorno della sua festività. A questa venne poi unito lo Spedale, dove per un tempo si ricoveravano quelli che, della peste erano infetti detto S. Giovanni Gerosolimitano, posto nella Parochiale di S. Michele dentro la città, hora detto la Trinità, eriggendolo in Comenda de’Cavallieri di Malta”. Riferendosi ancora a Mizzana, il Guarini conclude dicendo che in questa “Chiesa venne sepellito il sopra nominato Guglielmo Marchesella Adelardi di tal nome secondo suo fondatore (…) 1196”.
A parte la discordanza delle date, la conferma della sua sepoltura in Mizzana, accanto al padre, è ulteriormente avvalorata dal fatto che, nel corso delle ricognizioni, durante i vari restauri della Cattedrale, i suoi resti non sono mai stati reperiti. Riprova della preferenza ,anche da lui accordata, alla piccola chiesa a pianta circolare, piuttosto che al Tempio metropolitano che lui stesso aveva contribuito ad erigere e dove tuttora appare raffigurato in una statuetta equestre.
Lo storico e araldista Pasini-Frassoni (Della Nobiltà Ferrarese e L’Ordine di Malta a Ferrara), seguito dal Sautto (L’Ordine dei Cavalieri di Malta a Ferrara, Corriere Padano, 7 genn. 1932), dà per scontata l’appartenenza di Guglielmo III all’Ordine dei Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni (dal 1530 Cavalieri di Malta) per le seguenti motivazioni:

  1. non si era mai sposato e quei cavalieri, infatti, professavano il voto di castità;
  2. nel suo testamento aveva designato, quale importante beneficiaria, la chiesa di San Giovanni dell’Ospedale da lui stesso fondata (?) e che nel 1338 fu  eretta “commenda” dell’Ordine omonimo;
  3. nello stemma Adelardi, sopra le figure araldiche (leone rampante accostato da due stelle), spiccava una croce rossa patente in campo argento. In araldica, la presenza della croce sul “capo” (cioè sulla sommità) di uno stemma sta ad indicare l’appartenenza ad un Ordine monastico-militare ed un importante ruolo o grado ricoperto nello stesso. In questo caso però, secondo lo storico ferrarese, i colori erano sbagliati, anzi invertiti, “probabilmente per l’ignoranza dei pittori”.