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Aladino Govoni

Aladino Govoni

Figlio del poeta Corrado Govoni nacque a Tamara, in provincia di Ferrara, nel 1908 e morì a Roma, fucilato alle Fosse Ardeatine. A Ferrara frequentò l’istituto tecnico commerciale “Vincenzo Monti” dove si diplomò ragioniere. La famiglia Govoni si trasferì nel 1926 a Roma, dove Aladino si laureò in economia e commercio presso quella facoltà. Fu impiegato presso il Ministero dell’Aeronautica e poi, in seguito funzionario presso la Previdenza Sociale. A Ferrara lo ricordano nello sport come portiere della seconda squadra della Spal, attività sportiva che continuò anche a Roma, nella Lazio e principalmente nel Guf.
La sua attività anti tedesca iniziò quando era già ufficiale dei Granatieri. Nei giorni attorno all’8 settembre 1943 Aladino partecipò, con il 2° Reggimento dei gloriosi Granatieri di Sardegna, alla difesa di Roma, nei combattimenti di Cecchignola e Porta San Paolo. Passò poi alla clandestinità, militando nel gruppo Bandiera Rossa, diventando uno dei più autorevoli dirigenti partigiani nella lotta contro i nazifascisti. Venne arrestato, assieme a Unico Guidoni, Uccio Pisino, Ezio Lombardi e Tigrino Sabatini (quest’ultimo venne fucilato a Forte Bravetta), nel febbraio del 1944 dai soldati della Gestapo, informati da Mauro De Mauro, sottotenente delle SS italiane, di una riunione in una latteria in via Sant’Andrea delle Fratte. Torturato a lungo dai tedeschi, Aladino Govoni venne trucidato alle Fosse Ardeatine; suo padre, il poeta Corrado Govoni, gli dedicò il poema La fossa carnaia ardeatina.

Ad Aladino Govoni gli venne concessa la Medaglia d’oro al valor militare alla memoria.