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Appiano Buonafede

Appiano Buonafede

Tito Benvenuto Buonafede nacque a Comacchio nel 1716. Compiuti nella natia Comacchio gli studi di belle lettere sotto la guida del dottor Nicolò Antonio Guidi, nel 1735, rimasto orfano del padre, vestì la tonaca di monaco celestino, dell’Ordine di San Benedetto, cambiando il nome battesimale in quello di Appiano. Frequento dapprima il corso di filosofia a Bologna poi, dal 1737 quello successivo di teologia a Roma; Conclusi i tre di anni di studio romani, Buonafede fu trasferito a Napoli come predicatore e insegnante di teologia. Qui, nel 1745, pubblica Ritratti poetici, storici e critici di vari moderni uomini di lettere, opera in due volumi accolta in maniera favorevole negli ambienti culturali napoletani frequentati dal Buonafede. Nel 1749 venne nominato abate di San Severino, nelle Puglie, per poi essere trasferito in un monastero di Bergamo e, dopo pochi mesi, in una badia di Rimini. Nel 1754 entrò a far parte dell’Accademia dell’Arcadia di Roma assumendo l’appellativo di Agatopisto Cromaziano, cioè Buonafede Comacchiese, con il quale diede alle stampe numerosi scritti. Grazie alla benevolenza con cui le gerarchie ecclesiastiche avevano accolto i suoi scritti, venne nominato nel 1771 procuratore generale della Congregazione dei celestini Trasferitosi così a Roma, sei anni dopo venne eletto prefetto generale e costretto a risiedere nel monastero di Santo Spirito al Morrone, nei pressi di Sulmona. Nel 1780, trascorsi i tre anni dell’incarico di prefetto, assunse nuovamente l’ufficio di procuratore generale che, dimessosi, lasciò nel 1782. Nel 1785 papa Pio VI lo nominò abate perpetuo di Sant’Eusebio, carica questa che attribuiva al Buonafede una ricca prebenda e ben pochi fastidi; grazie a questi benefici economici Buonafede potè completare l’opera, dedicata allo stesso pontefice. Morì a Roma, nel 1793.