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Borso d’Este

Borso d’Este

Marchese e Duca di Ferrara

Assieme a Ercole I, fu tra i principali protagonisti del Rinascimento ferrarese. Terzo figlio illegittimo di Niccolò III e di Stella dei Tolomei alla morte improvvisa di Leonello, nel 1450, venne acclamato dai nobili ferraresi e dal popolo signore di Ferrara. La politica di Borso fu sempre incentrata sul tentativo di espandere lo stato estense e di nobilitare la famiglia d’Este.
Ma la corte di Borso fu anche il centro della Scuola di pittura di Ferrara, cui si formarono artisti del calibro di Francesco del Cossa, Ercole de’Roberti e Cosmè Tura: Francesco del Cossa sarà l’artefice degli affreschi del Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia mentre Cosmè Tura decorerà le ante dell’’organo del duomo. Ma la fama di Borso, come committente, è legata soprattutto alla famosa Bibbia, miniata da Taddeo Crivelli, oggi conservata a Modena.
A Borso si deve, nel 1451, l’ampliamento verso sud della città  provocando l’allargamento della cinta muraria, la cosiddetta “addizione borsiana”. Tra il 1455 e il 1461, oltre a far costruire la Certosa monumentale, amplierà e restaurerà diverse ville di campagna. Morì nel 1471.
Non essendo sposato e non avendo figli, verrà designato suo successore il fratellastro Ercole I d’Este.