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Conclave ferrarese per Gregorio VIII

Conclave ferrarese per Gregorio VIII

di Paolo Sturla Avogadri

Il cuore del vecchio pontefice, già messo a dura prova dalle terribili notizie giunte dalla Terrasanta, della totale disfatta delle armi cristiane ai “Corni di Hattin”, presso Tiberiade, e della caduta in mani musulmane della Santa Croce (4 Luglio 1187), non potè reggere all’annuncio che anche Gerusalemme, la Città Santa per eccellenza, aveva dovuto capitolare, quasi senza combattere, davanti al “Saladino” (2 Ottobre).

Le cattive notizie, si sa, viaggiano assai rapidamente e quest’ultima lo colse inaspettatamente il 20 Ottobre mentre si trovava in Ferrara, una delle tappe del suo viaggio verso Venezia dove incontrare il doge Orio Malipiero e con lui concordare l’allestimento di una flotta e di un contingente armato da inviare in difesa di Gerusalemme. Così la morte colse papa Urbano III, il milanese Uberto Crivelli, proprio nella nostra città dove, con solenni esequie, fu inumato nel ricco sepolcro, che tuttora possiamo vedere, posto nella navata centrale della Cattedrale, alla sinistra dell’altare maggiore. Sulla pregevole lapide di marmo rosso incisa in oro campeggia il “blasone parlante” della famiglia Crivelli: il setaccio, ovvero il “crivello”.

Dopo la sua sepoltura, rimase in Ferrara una parte della famiglia del pontefice rappresentata dal nipote Guido e fu proprio un suo discendente quel Taddeo Crivelli che, tre secoli più tardi, realizzerà, con altri valenti miniatori, quel capolavoro che è la Bibbia di Borso d’Este.

Una curiosa coincidenza accomuna alla città di Gerusalemme la morte di questo pontefice e quella del suo omonimo predecessore Urbano II. Quest’ultimo, che fu l’artefice della I Crociata, morì due settimane dopo la conquista della Città Santa, prima che in Occidente arrivasse la notizia del trionfo delle armi cristiane guidate da Goffredo di Buglione; l’altro, come sappiamo, morì due settimane dopo la sua capitolazione.

Senza indugio venne quindi convocato il Conclave e la scelta cadde sul beneventano Alberto de Morra che, nella Cattedrale ferrarese, fu incoronato papa col nome di Gregorio VIII (25 Ottobre 1187). Era ancora nella nostra città, in procinto di partire per Roma, quando il 29 successivo, promulgò l’enciclica Audita Tremenda: un accorato appello rivolto a tutta la cristianità (ai potenti in particolare) affinché ritrovasse il perduto spirito di umiltà, “penitenza e pellegrinaggio” e prendesse, quindi, le armi per la riconquista dei perduti Luoghi santi. A tutti i “Cruce Signati”, ovvero i Crociati (che soltanto da quel momento venivano autorizzati a fregiarsi della croce), “prometteva l’indulgenza plenaria; essi avrebbero goduto la vita eterna in paradiso e nel frattempo i loro beni terreni sarebbero stati posti sotto la protezione del Santo Sigillo”. Ordinava altresì “un digiuno ogni venerdì per i prossimi cinque anni ed astinenza dalla carne il mercoledì e il sabato; la sua corte e quelle dei cardinali avrebbero digiunato anche il lunedì”. Imponeva inoltre a tutti i principi la tregua d’armi per i successivi sette anni. Però questa enciclica era anche “una severa decretale contro il modo indecentemente lussuoso di vestirsi, il gioco ed altre inclinazioni e situazioni decisamente contrastanti con la loro caratteristica di chierici” (S. Runciman).

L’invocazione papale riscosse un’immediata ed insperata adesione soprattutto fra i più potenti sovrani come l’imperatore Federico I “Barbarossa”, il conte del Poitou Riccardo “Cuor di Leone divenuto poi re d’Inghilterra, il re di Francia Filippo II e Guglielmo II di Sicilia.

Ma Gregorio non potè mai vedere la realizzazione della III Crociata, come non potè mai sedere a Roma sul trono di S. Pietro: dopo appena due mesi di pontificato morirà a Pisa dove era riuscito a rappacificare, nell’interesse della Crociata, quella repubblica marinara con quella di Genova; non prima, però, di aver ordinato, a Lucca, “di togliere dalla cattedrale le ossa dell’antipapa Ottaviano (Vittore IV) e di gettarle al vento” (C. Falconi).