Paolo dal Pozzo Toscanelli

Doveva essere davvero importante e stimato se gli Estensi, lui vivente, per solennizzare la sua attività professionale, gli fecero coniare dal grande Sperandio da Mantova (Sperandio Savelli, 1425-1504) una medaglia con la sua effige e la legenda Petrus Bonus Avogarius Ferrariensis Medicus insignis Astrologus insignor. Se Pietro Bono Avogari fu insigne come medico (ebbe fra i suoi pazienti personaggi come Borso, Ercole I e Alfonso I d’Este, Lorenzo de’ Medici “il Magnifico” e papa Alessandro VI Borgia), come astrologo/astronomo lo fu ancora di più. Infatti, quanto fosse considerato, anche in campo europeo, è testimoniato da una lettera dedicatoria che il monaco benedettino tedesco Nicolò Teutonico Donis di Reichembach inviò al duca Borso d’Este, giudicandolo “phisicus doctior” ovvero più che dotto (1466).
Il più antico riferimento alla sua competenza risale al 1456 e si trova fra le carte del famoso astronomo, matematico e geografo fiorentino Paolo dal Pozzo Toscanelli (1397-1492), raccolte in un codice conservato presso la Biblioteca Nazionale di Firenze, riguardante il suo studio e l’interpretazione da lui data alla comparsa della cometa di Halley che fu oggetto di nefaste previsioni in tutt’Europa. Ma il suo documento più antico (1466) concerne l’incarico conferitogli dal duca Borso di esaminare i manoscritti latini della Cosmographia di Tolomeo che pubblicò, con altri astronomi, nel 1472.
Sempre sua, presso l’Archivio di Stato di Firenze e proveniente dall’archivio privato della famiglia Medici, è la prescrizione medica per Lorenzo il Magnifico, affetto da artrite e podagra, datata 11 Febbraio 1488, nella quale si firma “artium et medicinae doctor”, confermando così il vincolo, esistente a quei tempi, fra la medicina e l’astrologia. Dal 1467 al 1506 (o, secondo altre fonti, dal 1455 al 1473) fu docente, presso l’Università di Ferrara, di Astrologia che a quei tempi era ancora un tutt’uno con l’astronomia. Insegnò anche Diritto Canonico, facoltà nella quale addottorò Nicolò Copernico (1503) che fu, appunto, suo allievo. Non è quindi da scartare l’ipotesi che possa essere stato proprio l’Avogari (forse con l’apporto di Celio Calcagnini), grazie alla sua comprovata competenza in materia, ad influenzare il laureando polacco negli studi e nello sviluppo della sua teoria sulla Cosmologia Eliocentrica.

Lorenzo il Magnifico

Come già precedentemente pubblicato, presso gli Archivi Vaticani sono raccolti i suoi Prognostica annuali, dati alle stampe dal 1474 al 1501 in varie città italiane (Ferrara, Bologna, Firenze, Milano, Roma, Venezia) che, a scanso di pericolosi equivoci, era solito chiudere con la reiterazione “Deus aliter disponat”: a meno che Dio non disponga altrimenti. Fra i più importanti eventi che ebbero riscontro nello stesso anno delle sue previsioni, sono da ricordare: la morte dell’insigne giureconsulto e canonista imolese Alessandro Tartagna (1477): “maximus legista hoc anno impellenter moritur”; la calata in Italia e l’arrivo a Roma di Carlo VIII (previsione per papa Alessandro VI, 1494); la guerra contro la Repubblica di Venezia e la Lega di Cambrai (1508).
A causa di un suo pronostico per l’anno 1474, del quale Galeazzo Maria Sforza duca di Milano, si riconosceva, a torto, destinatario e vittima designata, insieme a Luigi XI re di Francia, di eventi tanto negativi da temere di “incorrere in pericolo di vita et anche del Stato”, l’Avogari si trovò più che coinvolto, invischiato, in un fitto e minaccioso scambio di perentoria corrispondenza fra lo Sforza, i suoi ambasciatori ed Ercole I d’Este. Questo è il tenore di una missiva inviatagli da un emissario di Galeazzo: “Maestro Pietro Bono, voi astrologate e fate judicio d’altri e non sapeti astrologare né fare judicio de pericoli vostri imminenti, perché il duca di Milano ha mandato lì per farve tagliare a pezi (…) et ad le porte troverete che tra li altri ve capiterà un Zorzo Albanese di piccola statura et homo scuro di faza, et l’altro Iohanne de Lucori, grande, rubicondo, cum li capelli longhi di colore castano et va un pocho zoppo. State advertente, che non ve parlo senza casone” (F. Gabotto). Fu certamente grazie all’interessamento del duca Ercole se il malcapitato potè uscire indenne da questa brutta avventura.
Ma due anni dopo (1476), in un pronostico per l’anno corrente, pubblicava: “magnus Dominus in ultima parte anni, aut fero aut veneno interimeretur” (G. Pardi, Diario Ferrarese 1470-1504): “un grande Signore nell’ultima parte dell’anno, verrà soppresso o col ferro o col veleno”. Puntualmente, la mattina del 27 Dicembre 1476, nella chiesa di Santo Stefano in Milano, il duca Galeazzo Maria Sforza veniva ucciso a pugnalate da Gian Andrea Lampugnani, Carlo Visconti e Girolamo Olgiati.

Di Paolo Sturla Avogadri