Fulvio Testi - Il portale dei monumenti di Ferrara, Castello Estense, Palazzo dei Diamanti, Casa Romei Jump on the link

Fulvio Testi

Fulvio Testi

Figlio di uno speziale (Giulio), poi divenuto Intendente di Alfonso II d’Este, nacque a Ferrara nel 1593. Dal padre venne avviato agli studi di filosofia, nelle università di Bologna e di Ferrara. Ottenuto un modesto impiego a Modena, alla corte di Cesare d’Este, nel 1613 pubblicò a Venezia una prima raccolta di rime, poi ristampata parzialmente nel 1617 a Modena e dedicata a Carlo Emanuele I di Savoia. Cesare, preoccupato che il volume attirasse su di lui le ire del governatore di Milano, fece prima sequestrare il libro, ordinò l’arresto dello stampatore e infine condannò l’autore in contumacia, a una multa e all’esilio. Dopo nove mesi Testi dovette piegarsi ad una sorta di ritrattazione, il duca Cesare lo graziò e nel 1619 lo nominò suo “virtuoso di camera”, mentre Carlo Emanuele premiò l’eloquente ammiratore con doni e onorificenze. Dopo aver tentanto più volte di prendere alloggio a Roma e a Torino, Testi dovette rassegnarsi a restare a Modena. Salito al trono ducale Alfonso III d’Este, figlio di Cesare, Testi divenne segretario di stato ed ebbe dal duca Alfonso, come dal successore Francesco I, incarichi e missioni importanti. Dal 1633 al 1635 fu anche residente del duca alla corte di Roma; venne inviato, in seguito, presso Vittorio Amedeo I per ottenerne l’appoggio riguardo la questione dell’erigenda fortezza di Modena, osteggiata dal pontefice Urbano VIII, rivevendo dal duca di Savoia come premio un feudo col titolo di conte. Nel 1636 e nel 1638 venne inviato a Madrid in qualità di ambasciatore ricevendo, sebbene inferiori a quelli da lui ambiti, onori e compensi cospicui. Nel 1639 venne nominato governatore della Garfagnana. Richiamato a Modena nel 1642 Testi, aspirando a più grandi onori, ne approfittò per allacciare segrete trattative col governo francese. Il duca di Modena Francesco I, venuto a sapere che Testi aveva ottenuto la nomina a segretario della Protezione di Francia a Roma, nel 1646 ne ordinò l’arresto e la detenzione nella fortezza del Panaro; e proprio in prigione Testi morì, sembra di morte naturale.