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Giuseppe Compagnoni

Giuseppe Compagnoni

Giuseppe Compagnoni nacque nel 1754 a Lugo. Fin da fanciullo fu avviato agli studi distinguendosi in filosofia e teologia e laureandosi nel 1778 presso il collegio dei Domenicani lughesi. Fu poi spinto dalla famiglia a prendere i voti ma, dopo qualche anno di sacerdozio, decise di abbandonare la veste. Nel 1782 un suo poemetto, La Fiera di Sinigaglia o sia saggio sul commercio, che egli firmò con lo pseudonimo Ligofilo, venne recensito dal periodico bolognese Memorie Enciclopediche, un giornale d’informazione bibliografica. Venuto in contatto con il Ristori, direttore del periodico, in breve tempo Compagnoni avviò una collaborazione esterna col giornale tanto da comparire, nel 1784, nell’elenco dei collaboratori fissi. Nel 1785 si trasferì a Bologna per sostituire temporaneamente alla guida della testata il Ristori; qui ebbe modo di conoscere importanti personalità e uomini di lettere della città. Compagnoni continuò a lavorare alle «Memorie», che in quell’anno cambiò nome e divenne Giornale Enciclopedico, fino alla fine di giugno del 1786, quando restituì l’incarico a Ristori. Successivamente si trasferì a Ferrara lavorando come segretario presso la famiglia Bentivoglio d’Aragona. Qualche tempo dopo si trasferì a Venezia, sempre al seguito dei Bentivoglio. Qui collaborò prima alla rivista «Il Giornalista veneto» per poi passare alla direzione del giornale Notizie del mondo. In abito sacerdotale Compagnoni insegnò al Collegio della Villa dei Bentivoglio come ripetitore nel doposcuola. Nel 1794 per protestare contro le torture inferte dal Tribunale dell’Inquisizione ai detenuti, Compagnoni abiurò i voti sacerdotali. Sempre a Venezia fondò un proprio giornale, il mensile Mercurio d’Italia, una rivista sia storico-politica che scientifico-letteraria tanto che usciva in due versioni: il Mercurio d’Italia storico-politico e il Mercurio d’Italia storico-letterario. Nell’ottobre 1796 lasciò Venezia per ritornare a Ferrara. Sostenitore delle idee illuministe dapprima fu segretario generale della Repubblica Cispadana per poi essere eletto deputato al Congresso di Reggio Emilia. Il 7 gennaio 1797, nella XIV sessione del congresso cispadano, propose per primo l’adozione di una bandiera nazionale verde, bianca e rossa. Nello stesso anno venne nominato professore di diritto costituzionale presso l’Università di Ferrara. In seguito alla fusione tra la Cispadana e la Cisalpina, Compagnoni si trasferì a Milano, dove ricoprì varie cariche istituzionali. Costretto a fuggire in Francia, durante l’occupazione austro-russa, scrisse e pubblicò a Parigi le Veglie del Tasso, opera che gli procurò fama e ricchezza. Dopo la vittoria francese a Marengo, Compagnoni ritornò a Milano dove ebbe alti uffici nella Repubblica e nel Regno d’Italia. Caduto Napoleone, perse tutte le cariche statali assunte e, ridotto in miseria, fu costretto a lavorare come traduttore e come compilatore di opere storiche, grammaticali e filosofiche. Visse il resto della sua vita a Milano, divenuta la sua patria di adozione.