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Gustavo Bianchi

Gustavo Bianchi

Nacque a Ferrara nel 1845 da Luigi e Carolina Bianchi, distinta famiglia ferrarese trasferitasi ad Argenta nel 1855. Il padre, di professione usciere di tribunale, venne colpito dalla censura sotto il governo Folicaldi per aver preso possesso di conventi per ordine del Governo provvisorio; licenziato dall’umile impiego, rimase privo di mezzi e venne accolto in casa di un amico insieme a Gustavo, all’unica sorella ed alla madre. Nel 1863 Gustavo entrò all’Accademia militare di Modena dove uscì con il grado di sottotenente. A causa, però, di un grave problema agli occhi dovette nel 1868 lasciare l’esercito. Nel 1878 partì per l’Etiopia assieme alla spedizione organizzata sotto la direzione di Pellegrino Matteucci per conto della Società di esplorazioni commerciali in Africa, di Milano. La spedizione, sbarcata a Massaua, proseguì per Debra Tabor, dove si trovava il campo dell’imperatore d’Etiopia Giovanni IV, e dove giunse il 29 maggio 1879. Separatosi dai compagni, Gustavo si trattenne qualche tempo a Debra Tabor, desideroso di assolvere ai compiti assegnatigli dalla Società, per poi spingersi nello Scioa e nel paese dei Soddo Galla. Ritornato in Italia nel 1881 Gustavo ricevette grandi onori e riconoscimenti; egli poi compose la relazione del suo viaggio “Alla terra dei Galla“, che sarà pubblicata postuma nel 1884. Nel 1883 Gustavo accettò di organizzare per conto della stessa società geografica italiana e del Governo, una nuova spedizione (assieme a Cesare Diana e Gherardo Monari) allo scopo di cercare una via di comunicazione attraverso la Dancalia fra l’Etiopia settentrionale e Assab. Il tentativo, tuttavia, non diede gli esiti sperati; nella notte tra il 6 e il 7 ottobre del 1884 tutta la spedizione compresi il Bianchi, il Diana e il Monari vennero massacrati dalla tribù dei Dáncali. La notizia della tragica strage della spedizione Bianchi, che si diffuse dopo circa tre mesi dal fatto, ebbe un eco doloroso in Italia e venne adottata come motivo della spedizione per l’occupazione di Massaua.