La delizia dei Bagni Ducali, anche detta “della Montagna di San Giorgio” è situata nell’odierna via Alfonso I d’Este, al limite meridionale del baluardo della Montagna.

Il nome attuale, ovvero Bagni Ducali, non è riferito all’effettivo utilizzo della palazzina come luogo termale, a esclusivo beneficio dei duchi estensi e della propria corte, bensì al fatto che tale edificio, come descritto dallo storico Giuseppe Antenore Scalabrini nel XVIII secolo, era in realtà una “fabbrica del Bagno”, e questo per la presenza nella costruzione di diverse stanze da bagno. Al di là del nome, questa delizia, come molte altre sparse nel ducato estense, era un luogo di piacere e di svago, un ambiente dove la natura si univa all’architettura ed all’arte.
La presenza, all’interno dell’edificio, di un cortile ricorda la tipica struttura delle ville romane patrizie. Nell’ elegante facciata principale, quella rivolta verso il Montagnone, al piano terra, si trova l’ingresso costituito da tre portali racchiusi da rustici archi mentre al piano nobile del palazzo è presente una loggia con tre ampie finestre. Ai fianchi dell’edificio si trovano due imponenti ali simmetriche e molto scenografiche sormontate da un timpano trinagolare come quello degli antichi templi greci.
Al tempo degli Estensi, all’esterno del palazzo si trovavano deliziosi giardini con labirinti, pergolati ideali per le passeggiate della corte, voliere, serragli e sculture marmoree, come statue e una fontana, che davano un tocco di abbellimento ai giardini. Purtroppo, a seguito della devoluzione di Ferrara, e il successivo abbandono della casata estense, le parti esterne all’edificio furono demolite.

Veniamo ora alla storia di questo splendido palazzo.

La gigantesca montagna artificiale di terra, il Montagnone appunto, venne eretta durante il secondo decennio del Cinquecento, quando il duca Alfonso I d’Este decise di ricostruire tutta la cinta sudorientale, ammassando in questo punto tutta la terra ricavata dagli scavi delle nuove fosse. Inizalmente questa altura nacque con funzioni prettamente militari ma ben presto divenne un luogo di attrazioni naturalistiche della delizia della Montagna.
La residenza venne costruita sopra l’omonimo baluardo nei primi mesi del 1541 per volontà del duca Ercole II d’Este, figlio di Alfonso I d’Este. Il duca è noto alla storiografia per aver sapientemente immesso in alcuni punti del circuito fortificato di Ferrara, valori estetici e paesaggistici rendendoli in questo modo luoghi di delizia per il divertimento e lo svago della corte.

L’architetto che eresse il palazzo fu probabilmente Girolamo da Carpi anche se alcuni pensano al progettista Terzo Terzi; quest’ultimo pensò di creare attorno a un cortile quadrato con portici rustici su due lati, una serie di raffinati ambienti mettendo altresì a punto sofisticati impianti per poter aspirare l’acqua dal sottostante vallo al fine di soddisfare la grossa esigenza idrica delle strutture e degli ambienti superiori. Alle decorazioni dei prospetti esterni e degli ambienti interni del palazzo, affrescati con figure umane, paesaggi e finte architetture (oggi in in gran parte perdute), lavorarono i migliori pittori della corte di Ercole II tra cui Benvenuto Tisi da Garofalo, Camillo Filippi, Battista Dossi e Girolamo da Carpi.

Lo splendore di questa residenza era legata al ricercato contesto ambientale in cui acque movimentate da complessi meccanismi idraulici ruotavano attorno alla montagna rivestita di vigne e fiori, ai cui piedi si estendeva una lunghissima peschiera che oggi è l’attuale Viale Alfonso I d’Este. Nei periodi estivi Ercole II amava sostare a lungo sopra la cima del colosso di terra, all’ombra di un velario ( un tendaggio fisso o mobile usato per ripararsi dal sole) appositamente montato e prossimo ad una vasca artificiale, realizzata nel 1546 e lunga 7 metri; attraverso ruscelli e condotti sotterranei, l’acqua scorreva lungo il pendio, alimentando i congegni elle fontane, alcune delle quali  azionate con meccanismi sonori.

L’interno della montagna, citata dal poeta Torquato Tasso nelle sue Rime, nascondevano due grotte sotterranee, realizzate tra il 1545 e il 1549 su progetto di Girolamo da Carpi e decorate con conchiglie marine, foglie d’oro, affreschi raffiguranti paesaggi dipinti da Luca e Girardo d’Olanda e infine con specchi ornamentali applicati sulla volta e alle pareti nel 1574 in occasione della visita del re di Francia Enrico III di Valois. A completare la spettacolarità degli spazi, purtroppo devastati sotto il governo dei Legati papali, nella prima metà del Seicento, troviamo labirinti di bosso, serragli con un leone e una leonessa, donati nel 1552 da Emanuele Filiberto di Savoia al duca Ercole II, struzzi, asini nani, scimmie e pavoni.

Nella seconda metà del Settecento il palazzo venne denominato nelle fonti “Fabbrica del Bagno” o Bagni Ducali (quest’ultimo nome attualmente ancora in uso per identificarlo), toponimo questo derivato dalla presenza di una stanza da bagno risalente all’epoca di Ercole d’Este. Nel 1799 le truppe francesi, dopo aver occupato l’edificio lo adibirono a presidio militare e stalla e in seguito adattato a “reclusorio” per i precettati. Durante l’Ottocento il tratto interno delle mura orientali venne venne sistemato a pubblico passeggio collegando Corso Giovecca con la Porta di San Giorgio mediante una strada, attualmente chiamata viale Alfonso I d’Este. La palazzina, verso la fine dell’Ottocento, venne poi adattata per accogliere un “Caffè con magazzini” e l’abitazione del custode. Agli inizi del Novecento l’edificio ospitò la scuola elementare “Biagio Rossetti”, destinazione d’uso questa che rimase fino al 1944, quando molte stanze dei Bagni Ducali furono occupate dagli sfollati. La situazione di degrado in cui vessava la palazzina si protrasse fino ai primi anni ‘70 del Novecento, quando l’Amministrazione Comunale decise di recuperare funzionalmente l’antica dimora estense. Sulla piccola montagnola venne eretto un serbatoio dell’Acquedotto, su progetto di Giacomo Duprà, mentre una croce di metallo su una colonna alla destra del percorso della cinta muraria indica il luogo in cui venne fucilato Girolamo Savonuzzi, assieme a Arturo Torboli nella lunga notte del 1943.

Oggi, attorno al palazzo dei Bagni Ducali e lungo la via Alfonso I d’Este, durante la festa patronale di San Giorgio , il 23 aprile, si svolgono fiere con anche un Luna Park per i bambini.