Il complesso abbaziale di san Bartolo

Il complesso abbaziale di san Bartolo

Quello che andiamo ad illustrare è il complesso abbaziale cistercense di San Bartolomeo, più conosciuto come San Bartolo, situato nell’antico Borgo della Misericordia posto a sud-est della città e per antichità secondo solamente a San Giorgio dei Benedettini, ora degli Olivetani.
Il Guarini, nel suo Compendio Historico e lo Scalabrini nelle sue Memorie Storiche ci ragguagliano sulla storia e sulle vicende di questo magnifico e poderoso complesso architettonico che tante volte fu ristrutturato ed ampliato nell’arco dei millequattrocento anni della sua presenza sul territorio ferrarese, storia che in breve è questa:
Secondo quanto ci ha tramandato l’Abate Antonio Libanori, che fu anche un illustre storico, la prima pietra che certamente doveva riguardare soltanto un originario edificio di culto sito in località detta Canale, per la vicinanza di uno scolo delle acque provenienti da Ferrariola ed immissario del Po, appunto nel Borgo della Misericordia, fu fatta portare nell’anno 854 dalla contessa Ada, moglie di Ottone I d’Este, in onore dell’Apostolo Bartolomeo per grazia ricevuta.
Il figlio Marino infatti, nel giorno dedicato a quel santo, mentre difendeva Comacchio dai veneziani, scampò miracolosamente all’incendio, forse appiccato da questi, ed alla rappresaglia per vendicare la morte di Badoardo, fratello del Doge, assalito sulla spiaggia mentre si recava a Roma.
Ma quanto è storicamente accertato è che cinque sacerdoti, appartenenti a famiglie nobili ferraresi e canonici di San Giorgio, fra i quali Sabino Gruamonti, Ursone Giocoli e Ursone Leuti, fondarono e dotarono dei loro beni patrimoniali il primo nucleo abbaziale col consenso del vescovo di Ferrara, Viatore.
Il privilegio venne conferito da Ludovico II, nipote di Carlo Magno, re di Francia e d’Italia, a Ravenna nell’anno 869 mentre i cinque monaci vestivano l’abito dei Cluniacensi e Sabino ne diveniva il primo Abate.
Successivamente l’Abbazia si arricchì di numerosi e cospicui possedimenti poiché nell’anno 998 le venne tolta la giurisdizione sull’antichissima Abbazia di Pomposa che, come i passato, tornò autonoma, ricevendone in cambio dal Vescovo di Ferrara Gregorio importanti concessioni elle Diocesi di Ferrara e Bologna.

Iscrizione sull’architrave della chiesa

Da San Bartolo uscirono illustri personaggi quali: Gottifredo, figlio di Azzone d’Este, che ne fu Abate nel X secolo, Filippo Fontana che fu Vescovo di Ferrara nel XIII secolo, e tanti altri ancora.
L’Abbazia di San Bartolo era quindi divenuta tanto importante da essere posta in Collazione Apostolica nel 1391 ed innalzata a Commenda della Santa Croce di Gerusalemme nel 1484. Il suo Abate, addirittura, doveva già aver ottenuto la dignità cardinalizia ed era consuetudine popolare chiamarlo con l’appellativo di “Abate di San Nicolò” poiché in quella località erano stanziate le maggiori proprietà fondiarie.
Nella pregevolissima chiesa abbaziale restaurata nella metà del ‘700 dall’Abate Muzzi, oltre a preziosi affreschi, oggi conservati presso la Pinacoteca Nazionale di Palazzo dei Diamanti, vi erano tavole e quadri di Camillo Filippi, Benvenuto Tisi da Garofalo, Annibale Carracci, Sigismondo Scarsella padre dello “Scarsellino”, Giovanni Francesco Lai, Filippo Porri, Cesare Mezzogori, Girolamo Gregori, Francesco Naselli, Lodovico Mazzolini, del Molina e del Rosati.
Poi, l’occupazione napoleonica con la confisca di tutti i beni ecclesiastici e la loro vendita all’asta onde sopperire ai fabbisogni della Repubblica Cispadana (18 Febbraio 1798).
E dopo tanti passaggi, l’attuale definitiva destinazione a succursale di Ospedale Psichiatrico dell’Unità Sanitaria Locale n. 31.

Dopo tanto splendore ecco l’epilogo!

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Paolo Sturla Avogadri – Settimana Estense –  Ferrariae Decus: “Restauri: fatti e misfatti” –  c/o CCIAA, 22/9/1994