Il concilio che si svolse a Ferrara nel 1438 fu la seconda di quattro tappe del grande Concilio ecumenico, iniziato a Basilea e terminato a Roma, indetto per riunire la chiesa greca con quella latina. Per capire però come si è arrivati a questo concilio occorre, caro lettore, tornare indietro di quasi un secolo e cominciare il nostro racconto dall’inizio…

Il Papato e la Francia

Siamo all’inizio del Trecento. La Chiesa di Roma è in aperto conflitto con la corona francese. Bonifacio VIII (1230-1303), salito al trono di Pietro nel 1295, aveva perseguito una decisa riaffermazione dell’autorità papale (sia all’interno degli stati della Chiesa sia in ambito europeo). Il re francese, Filippo IV detto Il Bello, contrario ai privilegi della Chiesa e mirando al completo controllo del suo Stato, aveva imposto pesanti tasse a molti ecclesiastici e stabilito che venissero giudicati da tribunali laici per le cause civili. Per tutta risposta il papa scomunicò il re francese la quale, in seguito, fece arrestare Bonifacio. Nel 1308, dopo essere stato eletto papa il francese Clemente V (colui che l’anno prima aveva soppresso l’ordine dei Templari) la sede papale venne trasferita ad Avignone in virtù, forse del fatto, che le lotte tra le famiglie nobili di Roma rendevano malsicura l’incolumità del pontefice.
Con il trasferimento ad Avignone i papi, sotto l’influenza della monarchia francese, furono utilizzati dai sovrani come alleati politici; cardinali e vescovi, per questo motivo, si divisero in base alla loro origine nazionale portando ad una scissione della chiesa cattolica: lo Scisma d’Occidente.
Il periodo di permanenza dei papi ad Avignone durò fino al 1377 con il ritorno a Roma di Gregorio XI (1330-1378); alla sua morte si aprì un duro dibattito sulla sua successione. Su pressione di una sommossa da parte dei cittadini romani (intenzionati a scongiurare l’elezione dell’ennesimo papa francese), il conclave dei cardinali elesse al trono di Pietro Urbano VI il quale si era opposto all’idea di spostare la sede di nuovo in Francia. Spinti dal loro re, Carlo V detto Il Saggio, i cardinali francesi elessero un altro papa (o antipapa), Clemente VII che si stabilì ad Avignone.
Con due pontefici in carica la comunità dei fedeli si trovò così divisa fra l’obbedienza alla chiesa romana e obbedienza alla chiesa francese. Nel 1389 alla morte di Urbano VI venne eletto successore Bonifacio IX (1350-1404) e, contemporaneamente in Francia, come successore di Clemente i cardinali francesi elessero nel 1394 Benedetto XIII (1328-1423). Un piccolo spiraglio sembrò aprirsi nel 1404 quando, alla morte di Bonifacio IX, i cardinali romani si dissero disposti a non eleggere il successore qualora Benedetto XIII si fosse dimesso dalla carica di pontefice. Il papa francese ovviamente rifiutò tale offerta e i cardinali romani procedettero ad eleggere come successore prima Innocenzo VII (1336-1406) poi Gregorio XII (1335-1417). Era però oramai chiaro che questa situazione di caos e di divisione doveva essere risolta; il rimedio più ovvio fu la convocazione di un concilio ecumenico che ricomponesse lo Scisma e mettesse fine alle controversie tra i due papi. Nel 1414 venne convocato il Concilio di Costanza con la quale tutte le questioni che minacciavano la stabilità della Chiesa vennero discusse e superate; venne eletto pontefice dal conclave romano il cardinale Oddone Colonna (1369-1431), che assunse il nome di Martino V, e Roma ritornò ad essere la sola sede naturale della cattedra apostolica.

Il concilio a Ferrara

Sotto il pontificato di Martino V vennero intavolate le prime trattative per riunire la Chiesa cattolica con quella greca-ortodossa, divise tra loro dal 1054 con il cosiddetto Scisma d’Oriente. In accordo con il decreto del Concilio di Costanza (la quale pevedeva la tenuta periodica di un concilio) nel 1431 Martino convocò il Concilio di Basilea. Se da una parte i cardinali conciliaristi propendevano per la superiorità del concilio sul pontefice, dall’altra parte ci fu l’opposizione di Eugenio IV (1383-1447), succeduto a Martino V, che considerava tale propensione una contraddizione alla tradizione della Chiesa. Lo stesso Eugenio, nel 1438, col pretesto che, secondo le decisioni del Concilio di Costanza, i concili dovevano tenersi in Italia, trasferì la sede da Basilea a Ferrara.

Papa Martino V

Eugenio aveva preso a cuore la riunione della chiesa greca con quella latina sin dall’inizio del suo pontificato; anche Venezia fu favorevole a questa riunione, preoccupata di salvare i suoi interessi nel Levante. A Ferrara avevano cominciato, nel frattempo, a raccogliersi parecchi vescovi; la città estense, seppure per un breve periodo, divenne il centro della cristianità.
Eugenio IV arrivò a Ferrara il 24 gennaio, accolto da Leonello d’Este e Uguccione Contrari, dove prese alloggio nel palazzo di corte (l’attuale Municipio). Successivamente giunse in città la delegazione bizantina desiderosa di trattare l’unione tra le due chiese come premessa per l’aiuto occidentale all’impero bizantino, impegnato nella lotta contro i Turchi. Di questa delegazione facevano parte il patriarca di Costantinopoli Giuseppe II, l’imperatore Giovanni VIII Paleologo (accolto vicino a Francolino dal march

ese Niccolò III con i figli Leonello e Borso) e il fratello Demetrio Paleologo oltre ad un numero imprecisato di vescovi, dotti e teologi.

Tomás de Torquemada

Nei migliori palazzi della città vennero alloggiate le illustri personalità presenti a Ferrara: l’imperatore Giovanni a Palazzo Paradiso, il Patriarca Giuseppe II nelle case dei Roberti mentre Demetrio a Palazzo Schifanoia.
La solenne apertura del concilio avvenne il 9 aprile. Venne affidato l’esame dei punti controversi fra le due chiese a due commissioni: in quella orientale i personaggi più eminenti furono Marco di Efeso e Bessarione, arcivescovo di Nicea, mentre in quella latina furono i cardinali Giuliano Cesarini (legato papale a Basilea) e Nicolò Albergati, l’arcivescovo di Rodi, il domenicano spagnolo Giovanni di Torquemada e infine Giovanni di Montenigro.
Il concilio a Ferrara procedeva senza però alcun risultato e le discussioni nelle sessioni seguenti si svolsero più serrate. Ma se nella città estense il papa chiedeva alla chiesa greca-ortodossa di considerare la sua autorità superiore a quella del concilio, a Basilea i restanti padri conciliaristi, supportati dalle università, tornarono a contestare tale decisione dichiarando nullo il concilio ferrarese (in quanto scismatico) e proclamando decaduto Eugenio IV; i cardianali di Basilea al suo posto elessero un antipapa, il Duca di Savoia Amedeo VIII, sotto il nome di Felice V. Si arrivò così al cosiddetto Piccolo Scisma d’Occidente, poi ricomposto nel 1439 con la deposizione di Amedeo.
Nel gennaio del 1439 papa Eugenio IV, su pressione di Cosimo il Vecchio che bramava avere il concilio nella propria città, decise di tasferire la sede da Ferrara a Firenze. La causa di questo spostamento fu legato soprattutto a problemi di livello logistico e per l’arrivo della peste in città ma secondo alcuni il vero motivo è da ricercarsi nella difficoltà (forse della corte estense) di trovare denaro per mantenere le alte personalità ed i loro seguiti. Con la celebre bolla di Eugenio IV (Laetentur coeli) si giunse alla completa riunificazione tra greci e latini. Sarà infine Pio II con una bolla emanata nel 1459, a proclamare la definitiva superiorità del pontefice sul concilio.

Nonostante Ferrara ospitò il concilio per un breve periodo, ebbe in quel momento il singolare privilegio di essere un punto d’incontro tra culture diverse grazie alla quale potè mantenere per il resto del secolo il suo ruolo politico e religioso.