In quest’articolo, caro lettore, andremo a scoprire e raccontare un edificio che ha fatto parte della storia ferrarese e che oggi è ritornato alla vita grazie ad un lungo lavoro di recupero e restauro: è l’ex Teatro Verdi.

Questo edificio si trova oggi vicino all’omonima piazzetta, circondato dalle vie Spronello, Castelnuovo e Camaleonte. In origine in quell’area vi era un fortilizio chiamato Castel Nuovo. Eretto nel 1428 dall’architetto Giovanni da Siena, per volontà del marchese Niccolò III d’Este (1383-1441), questo edificio venne utilizzato di tanto in tanto dalla signoria anche come residenza. In questo luogo nel 1431 vi soggiornò Ricciarda di Saluzzo poco prima di andare in sposa a Niccolò III mentre Borso vi abitò durante un periodo di malattia; sempre dentro Castel Nuovo, nel 1520, vi morì il cardinale Ippolito I d’Este. Nel 1562 il fortilizio venne in parte smantellato per ordine del duca Alfonso II d’Este (1533-1597) e successivamente demolito a causa dei danni subiti dal terribile terremoto del 1570. Alcuni resti dell’antico edificio vennero ritrovati e portati alla luce nel 1974-75 durante alcuni lavori di ristrutturazione.
Nel 1604, su iniziativa del marchese Enzo Bentivoglio (1575-1639), a quel tempo grande impresario teatrale ferrarese, l’Accademia degli Intrepidi chiese ed ottenne in affitto un granaio pubblico di proprietà degli Este e commisionò al celebre architetto Giovan Battista Aleotti (1546-1636) il progetto per un teatro; l’architetto ferrarese realizzò un edificio teatrale di grande eleganza e straordinaria bellezza.
Nel 1640 il teatro degli Intrepidi venne acquistato dal marchese Roberto degli Obizzi la quale lo fece ristrutturare e ammodernare dall’architetto Carlo Pasetti. Nel 1660, in occasione dell’arrivo a Ferrara del nuovo legato pontificio, il cardinale Frasone, venne inaugurato il nuovo teatro con la Dafne di Pio Enea II Obizzi (1592-1674); marchese padovano, Pio Enea II fu un grande librettista e promotore di teatro. Dopo la sua morte, nel 1674, il Teatro degli Obizzi rimase inattivo per alcuni anni e nel 1679 venne distrutto da un incendio. Spianate fino al 1810 le rovine dell’ex teatro Obizzi, l’ampia area scoperta prese il nome di Piazza Nuova (oggi piazza Verdi); nel corso dell’Ottocento questa piazzetta era comunemente chiamata con un altro nome, “Piazza del mercato dei cavalli” poiché qui si svolgeva, fino al 1904 poi trasferitasi vicino al baluardo di San Lorenzo, la compravendita di equini. Nella parte meridionale della piazza Nuova venne edificato nel 1857, su disegno di Antonio Tosi Foschini, un teatro popolare chiamato Arena Tosi-Borghi; si trattava di un “anfiteatro” scoperto, con una platea e una loggia per il pubblico, inizialmente adibito per spettacoli di vario genere. Venne inaugurato in quello stesso anno con uno spettacolo della compagnia drammatica Chiari. In seguito l’arena venne coperta con un grande tendone, per proteggere dalla pioggia e dal sole gli spettatori, poi sostituito da una copertura in legno. Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento questo teatro poteva contenere tra posti in piedi e a sedere 1700 spettatori. Nell’inverno del 1870-71 una grande nevicata provocò il crollo del soffitto ligneo il quale venne prontamente sostituito con una grande copertura a vetri con armatura di ferro.

Nel 1912 l’Arena Tosi-Borghi subì un consistente intervento di rifacimento da parte degli ingegneri Fausto Finzi e Antonio Mazza il quale conservarono nel nuovo disegno la struttura circolare “ad arena”; venne ampliato il palcoscenico, dotato di ampi camerini, la sala e le balconate portando la capienza da 1700 a 2000 spettatori. Il nuovo teatro venne inaugurato nel maggio del 1913 con la messa in scena dell’Aida di Giuseppe Verdi, prendendo così il nome dal grande compositore italiano; anche la piazzetta antistante cambiò nome in Piazza Verdi. Dalla sua inaugurazione fino alla seconda guerra mondiale il teatro Verdi visse un lungo e intenso periodo di vivacità teatrale che proseguì per qualche tempo anche nel dopoguerra con la partecipazione, in alcune occasioni, di importanti compagnie d’avanspettacolo. A partitre dagli anni ’60 del Novecento, con il mutare degli interessi del pubblico, il teatro Verdi subì un progressivo declino; negli ultimi anni venne destinato come sala cinematografica o per convegni, chiudendo definitivamente i battenti nel 1985. Nel 1999 venne acquistato dal Comune di Ferrara il quale avviò un intervento di recupero e risanamento dell’immobile. Oggi l’ex Teatro Verdi, dopo un lungo lavoro di restauro e riqualificazione, è tornato alla vita diventando un Laboratorio Aperto chiamato “Spazio Verdi – Open Lab”, finalizzato alla diffusione e promozione del patrimonio culturale attraverso la mobilità sostenibile.