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In San Giacomo la veglia d’armi nella notte per l’investitura

In San Giacomo la veglia d’armi nella notte per l’investitura

di Giorgio Franceschini

Nel cuore di Ferrara medioevale, via Ragno e via Carbone confluiscono nella piazzetta dove, da poco tempo, è stato aperto il cinema «Apollo». In un lato della piazza, al n. 25 di via Carbone, si incontra l’antica chiesa di San Giacomo.

«Ambiente di tragica e miserabile solitudine – scrisse 45 anni fa il Calura – da essa dominato in un muto spasimo nostalgico di sagre e di canti rituali, chi potrà dirne, come meriterebbe, l’ineffabile malinconica poesia? … ». La facciata è adornata da un delizioso portale a pieno sesto (sormontato da una acuta cuspide e decorato da formelle in cotto) e da una grande finestra circolare, pure bordata da formelle. San Giacomo era stata romanica, realizzata con l’inconfondibile stile di quell’epoca e venne modificata nei secoli successivi. Scrisse, in proposito, Giorgio Padovani: «… nulla o quasi rimane delle costruzioni religiose sorte a Ferrara nel medioevo (secoli VII-X). L’esemplare più antico, fra quelli che ci sono giunti, è anche il più illustre: il Duomo romanico… un analogo processo di sovrapposizione gotica alle forme romaniche originarie si nota nelle piccole chiese di San Guglielmo e di San Giacomo…». Nella facciata, infatti, appaiono traccie di finestre romaniche. L’attuale prospetto più che trecentesco può definirsi tardo gotico. Infatti il Calura osservò acutamente che « la permanenza ostinata di un costante arcaismo nella nostra architettura sino quasi al termine del secolo XV, in pieno fervore di Rinascimento, può trarre in inganno moltissimi, anche esperti (ma non troppo) di arte locale ».

Eretta, pare, sino dal 1118, la chiesa era stata affidata al Capitolo della Cattedrale con una bolla di Adriano IV, Pontefice regnante alla metà del XII secolo. Alla fine del XIII secolo, San Giacomo era una delle ventotto chiese parrocchiali della città. Lo Scalabrini ci tramanda che attorno all’altar maggiore si leggeva una scritta in caratteri semigotici, apposta nel 1358 in occasione della consacrazione dell’altare. Le preziose relazioni, recentemente studiate e pubblicate da Mons. Ferraresi, delle visite pastorali del Beato Giovanni da Tossigniano ci tramandano, a loro volta, il ricordo della visita fatta dal Vescovo di Ferrara, nel novembre del 1432 « ad ecclesiam Sancti Jacobi ubi Missam celebravit et postmodum Verbum Dei populo praedicavit ». Nel 1465, secondo il Citadella, la chiesa venne affrescata da Bongiovanni di Geminiano, un dimenticato pittore ferrarese che, in quell’epoca, dipinse anche il poggiolo dell’organo della Cattedrale e una tavola coi dodici apostoli per l’altare maggiore sotto l’organo stesso; ( gli affreschi di Bongiovanni, scoperti alla fine dell’800, vennero rimossi e trasportati nella Casa Borghi – in Corso Giovecca – sede attuale dell’Archivio di Stato; di qui, chissà dove sono andati a finire…). Nel 1625 la chiesa corse il pericolo di venire abbattuta: in quell’anno venne istituito il ghetto e si previde di estenderlo sino a comprendere San Giacomo che doveva, così, essere abbattuto per ricavarne un piazzale. Ma una tal Laura Seghizzi, ebrea senese da poco fattasi cristiana, tanto si adoperò presso il Cardinal Legato Francesco Cennini che riuscì ad ottenere la revoca dell’ordine di demolizione. Eppure un editto di Urbano VIII aveva decretato gravi pene per chi si fosse opposto, in qualsiasi modo, alla costruzione del quartiere ebraico; ma il sacro zelo superò ogni ostacolo e per merito della Seghizzi San Giacomo non seguì la triste sorte di tanti edifici sacri e profani di Ferrara! Salvata dall’abbattimento, la chiesa venne convenientemente restaurata. Ai primi del ‘700 il coro venne affrescato da Giacomo Parolini, il pittore concittadino riportato all’attenzione del pubblico e della critica dalla recente mostra del «Settecento ferrarese».

San Giacomo possedeva altre opere d’arte ma, come scrisse il Medri, « nell’interno nulla rimane degli affreschi, dei bassorilievi e di altre bellezze che lo arricchivano e adesso non è che uno squallido stanzone ». Nel Settecento, infatti, cominciò l’irreparabile decadenza della chiesa sicché, quando nel 1796 arrivarono i francesi, San Giacomo (prosegue il Medri) « era talmente immiserito che quegli specialisti della rapina non vi trovarono niente da rubare e fu lasciato in pace ». Nel 1806 la Parrocchia venne soppressa e incorporata in quella di San Paolo. Pochi anni dopo, la chiesa venne chiusa, venduta e ridotta a magazzino. Nel 1821 il crollo del campanile travolse l’abside e il presbiterio. Per uscire da un penoso abbandono, San Giacomo dovette attendere oltre un secolo, sino al 1935, anno in cui, ad iniziativa della « Ferrariae Decus », vennero effettuati notevoli restauri conservativi. Sino a poco tempo fa, in San Giacomo trovò sistemazione una falegnameria. Per un trentennio la chiesa appartenne ai Sig.ri Cotti; quattro anni fa passò alla società « Arnon » che trasformò gli attigui magazzini dell’elegante cinema «Apollo». Il coperto della chiesa venne interamente rifatto ed ora sono in corsi lavori per l’adattamento dell’interno ad accogliente locale per i frequentatori del cinema.

Così termina la storia di questa chiesa millenaria, parrocchiale per sette secoli, che fu l’estrema dimora, oltre che di un Aldobrandino estense, di illustri ferraresi, quali il pittore del ‘400 Enrico de Bles detto il Civetta ed Alfonso Baroccio, celebre medico, letterato ed astronomo del ‘500 ed ospitò i cavalieri dell’ordine di San Giacomo di Campostella in mistica « veglia d’armi » la notte precedente l’investitura.