La chiesa di Ognissanti già in Via Vegri

La chiesa di Ognissanti già in Via Vegri

GIORGIO FRANCESCHINI – La Voce di Ferrara 30/09/1972

Il muro perimetrale delgiardino della casa Righini (alla quale si accede da Via Garibaldi al n. 75) delimita – ad Ovest nel tratto terminale di Via Vegri e a Sud in Via del Mercato – l’area sulla quale sorgeva sino ai primi anni dell’ottocento – la chiesa di Ognissanti.
Questa chiesa, che anticamente dava il nome di ‘Via di Ognissanti’ alla odierna Via Vegri, sarebbe stata eretta nel 1148 da Salinguerra I; e qui nel dicembre 1163 il Salinguerra sarebbe stato sepolto.
La cortesia della proprietaria, mi ha consentito qualche giorno fa, di visitare il giardino e di ammirarvi l’unico ricordo della scomparsa chiesa: un picolo arco ed una superstite colonna adornata da un grazioso capitello.
A lato dell’arco, nel gennaio del 1922 Eugenio Righini fece apporre una lapide assai interessante: ‘La colonna e il peduccio reggevano uno dei tre archi della loggia volta a mezzodì nel piccolo chiostro a settentrione, dietro la chiesa parrocchiale di Ognissanti, col quale è probabile che nel secolo XV sia stato intercluso lo sbocco della strada detta forse anche allora dei Centoversuri nella via detta ora Garibaldi.
Qui si alzava il presbiterio della chiesa soppressa pel culto nel 1806 e dopo non molti anni demolita nella parte anteriore e tramutata in abitazione nella posteriore’.

La chiesa di Ognissanti fu parrocchiale almeno sin dal XIII secolo e lo prova il più volte citato documento relativo alla costituzione – nel 1278 – della congregazione dei parroci urbani (alla quale partecipò anche il parroco della chiesa di Ognissanti).
Preziose memorie della chiesa troviamo nei resoconti delle visite pastorali compiute dal Vescovo di Ferrara Beato Giovanni da Tossignano.
Nel gennaio del 1433 il Beato, ricevuto dal rettore Giovanni Conti, solennemente celebrò la messa in Ognissanti e predicò al popolo.
La visita venne rinnovata nel giugno del 1435 e nel gennaio del 1441 (nel maggio del 1440 il Beato affidò la chiesa a Giovanni da Faenza).

 

 

Nel 1587 crollò il coperto della chiesa: in questa occasione probabilmente si iniziò la serie di rifacimenti, sino a quella pressochè integrale nella metà del ‘700, ad iniziativa dell’Arcivescovo di Ferrara Card. Crescenzi.
L’ingresso era posto in Via Vegri; la fiancata sull’attuale Via del Mercato (già Piazzetta Vegri e, ancora prima, Via Tinca) era adornata da tre arcate e vi si apriva una porta secondaria (almeno su quanto si scorge dalla pianta del Bolzoni).
Gli storici ferraresi ci elencano le opere – purtroppoandate tutte disperse – che ornavano la chiesa: nel coro era posta una pala del pittore ferrarese del ‘500 Leonardo Brescia; gli altri quadri portavano la firma di pittori ferraresi del Settecento; una Santa Caterina Vegri di Giuseppe Ghedini, due ‘Sacre Famiglie’ , uno di Giambattista Cozza e l’altra di Girolamo Gregori.
Il Melchiorri, infine, ci precisa che ai primi del ‘900 l’altare maggiore di Ognissanti, formato di bellissimi marmi, acquistato dal Can. Ferretti (divenuto poi, Vescovo di Poggio Mirteto), fu posto ad ornare la chiesa di San Giuseppe di Iolanda di Savoia.

Un particolare curioso lega la storia della chiesa di Ognissanti a quella della Repubblica Italiana: Don Pietro Tabacchi, Parroco di Ognissanti, fu delegato – insieme a Don Bottazzi di S. M. Codifiume – a rappresentare il clero ferrarese alla Consulta di Lione convocata e presieduta da Napoleone per costituire la Repubblica Italiana; questi due sacerdoti ferraresi erano, così, certamente nel gruppo degli ecclesiastici cisalpini che a Lione, il 15 gennaio del 1802, vennero ricevuti da Bonaparte e ascoltarono le dichiarazioni del futuro Presidente sul suo intendimento di proteggere la religione Cattolica.

Purtroppo, alle dichiarazioni di buona volontà di Napoleone seguirono eventi assai tristi per la Chiesa di Ognissanti, come per tante altre Chiese, istituzioni religiose e opere d’arte: nel 1806 la parrocchia venne soppressa e le anime (800 agli inizi e 1060 alla fine del ‘700) vennero affidate alla parrocchia di S. Stefano.
L’abbandono e la demolizione si succedettero in breve volger di tempo.