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La chiesa di San Salvatore

La chiesa di San Salvatore

di Giorgio Franceschini

Sin dalla seconda metà del 900 in un quartiere della Città, delimitato dalle mura e dal Po, esisteva la Chiesa parrocchiale di San Salvatore. Questa zona di Ferrara, nella quale si trovava il Castello dei Curtensi, venne poi alternativamente dominata dagli Adelardi e dai Salinguerra; questi ultimi vi eressero le loro case e torri e, come dice il Medri, forse «San Salvatore divenne la Chiesa signorile di questa potente signoria di fieri ghibellini». L’ingresso era nell’attuale via Salinguerra, probabilmente tra gli attuali cc.nn. 9 e 13 (nella via non esiste il n. 11…). La Chiesa e le adiacenze occupavano l’area delimitata da via Fondobanchetto e via Fossato dei buoi. Il campanile, prima di portare le campane, era stato – secondo il Melchiorri – una torre fatta costruire da un certo Tomaso Cavalieri, di fronte alla quale sorgeva la torre maggiore del Salinguerra. A San Salvatore era annesso un monastero e tutto il complesso fu donato, nel 1010, dal Vescovo Ugone ai suoi canonici. Il Beato Giovanni da Tossignano visitò la Chiesa nel 1434 e nel 1435, mentre era Parroco tale Don Bartolomeo, accompagnato da Don Nicola de Bassis in rappresentanza del Capitolo appunto perchè «ad quod capitulum dictae Ecclesiae S. Salvatoris collatio et provisio spectare sicitur et pertinere».
La parrocchia venne soppressa nel 1754 dall’Arcivescovo Cardinale Marcello Crescenzi, essendosi S. Salvatore ridotto in condizione assai misera; le anime vennero, così, affidate alla cura delle vicine parrocchie di San Pietro, San Gregorio e Santa Maria in Vado. L’ultimo Parroco fu tale Don Gianmaria Barbini. San Salvatore, con gli annessi fabbricati, venne allora adibito a conservatorio per le donne «pericolate e pericolanti», già ospitate, sin dalla fine del XVI secolo, per iniziativa di Lucrezia d’Este Dalla Rovere, presso San Matteo in via Montebello. Annesso a San Salvatore trovavasi anche un ospedaletto per partorienti di povera condizione. Quando quelle benefiche istituzioni vennero ytasferite a S. Maria del soccorso in Via delle Chiodare, la chiesa, che custodiva due quadri del Bastarolo, venne affidata all’Arte dei sartori, che restaurò convenientemente l’edificio. Ma, con l’arrivo dei francesi tutto andò a catafascio. Narra il Medri che «tale ciclone travolse anche la millenaria chiesa di San Salvatore che fu profanata, venduta e per molti anni ridotta a magazzino». Nel 1899 tale famiglia Formignani, trasformato un edificio che nascondeva gli avanzi della chiesa, costruì una casa per civile abitazione, ora di proprietà Bolognesi-Pazzi, distinta al civ. n. 8 di Via Fondobanchetto. Nel terreno ortivo sottostante la chiesa vennero costruite le case, in destra, all’inizio di Via Fossato dei buoi ed un magazzino all’angolo tra Fondobanchetto e Via Salinguerra trasformato, nel recente dopoguerra, in un palazzotto con numerosi moderni appartamenti.