Articolo di Paolo Sturla-Avogadri

La parte medievale della chiesa – Foto di Elena FlowerPower su Pinterest

Non ero certamente a digiuno della storia e dell’epopea della Grande Cavalleria medievale, in particolare degli Ordini crociati, ma questa mia conoscenza, me ne sarei accorto in seguito, oltre ad essere superficiale, riguardava soprattutto il mito e l’eventuale componente esoterica.
Fu nel 1977 che, leggendo “I Templari in Italia” (1), ebbi modo di apprendere quello che da tanti altri libri non avevo imparato e mi appassionai alla ricerca delle vestigia templari.
Mediante quella lettura conobbi la metodologia necessaria per localizzare gli antichi insediamenti templari attraverso quello che ancora resta della vecchia toponomastica contraffatta e guastata dalle influenze dialettali, dai neologismi o da altri fattori, ma soprattutto dalla polvere del tempo, inesorabilmente accumulata per quasi settecento anni.
Seppi così che i Templari (2), solitamente presenti dovunque vi fosse bisogno di soccorso e di giustizia, usavano denominare “magioni” (da maison, cioè casa) le loro precettorie e mansioni; le “grangie” erano invece le loro fattorie, le loro case agricole; chiese ed ospedali venivano di norma intitolati a Santi che generalmente erano: Bartolomeo, Egidio, Giacomo, Giovanni, Marco, Martino, Quirino, ma anche alla Madonna, con le sue varie attribuzioni e a Maria Maddalena.
Inoltre essi, avendo la medesima origine, spessissimo operavano in contatto con i monaci cistercensi. Non si può ignorare infatti che proprio San Bernardo di Chiaravalle, fondatore e primo Abate dell’Ordine Cistercense (3), dettò la Regola ai Templari che ne rappresentavano l’aspetto militare (4).
Non avevo quindi che da indirizzare le mie ricerche verso quei luoghi che ancora conservavano questa terminologia o i suoi derivati
Ed ecco, puntualmente, delinearsi nel comprensorio comunale, a sud-est di Ferrara, in un quadrilatero di neppure quindici chilometri di lato, alcune antiche parrocchiali che avevano dato alle rispettive frazioni, divenute nei secoli ragguardevoli centri abitativi, i nomi appunto di San Bartolomeo in Bosco, Sant’Egidio, Fossanova San Marco, San Martino, Monestirolo (che in passato ospitava un piccolo monastero, guarda caso, cistercense), Ospitai Monacale e tutte erano state, fino all’occupazione napoleonica5, delle ragioni dell’antichissimo complesso abbaziale cistercense di San Bartolomeo, più noto come San Bartolo, situato nel Borgo della Misericordia alle porte di Ferrara. Nella magnifica chiesa cenobita, innalzata a Commenda della Santa Croce di Gerusalemme, erano conservate importanti reliquie fra le quali una mano dell’Apostolo Bartolomeo ed ossa di San Quirino e Santa Maria Maddalena.
Una curiosa coincidenza, comune a tutte queste chiese: nonostante fossero di fondazione ben più antica, i più vecchi rogiti, stilati spesso dagli stessi notai (6), erano immancabilmente posteriori al 1312, anno in cui, in ossequio alla bolla papale “Ad providam Christi Vicarii”, tutti i beni fondiari del disciolto Ordine del Tempio (7) venivano assegnati ad altri Ordini religiosi ed in particolare agli Ospitalieri di S. Giovanni gerosolimitano, gli attuali Cavalieri di Malta (8).
Ero certo che nell’antica ed arcana Ferrara e nel suo contado, domini papali fin dall’età carolingia (9), avrei trovato tracce di presenza templare per almeno tre motivi:

a) I cavalieri rossocrociati che erano soggetti solamente al Papa erano presenti in tutto il mondo cristiano quindi, a maggior ragione, in un possedimento papale.
b) Lo stemma comunale di Ferrara era molto simile allo scudo e allo stendardo (detto “baussant”) dei templari (10).
c) Il Guarini, nel suo “Compendio Historico” (11), affermava che nella chiesa di San Giacomo, sita nel quartiere medievale di San Romano, fosse stato sepolto Ugo de’ Pagani di famiglia ferrarese oriunda dalla Francia che “diede principio, insieme con altri, all’Ordine de’ Cavallieri Templari (1118)”. Anche se, per mio conto, questa volta l’insigne storico aveva preso una solenne cantonata, tuttavia, dato che ne parlava, poteva aver saputo che i Templari, a Ferrara, dovevano esserci stati per davvero.

Continuai quindi le mie ricerche, però non approdai a nulla. Pubblicai due articoli che riportavano queste mie ipotesi (12) e mi rivolsi verso altri interessi. Ma fu due anni più tardi, quando, nel corso dello studio per la stesura di un articolo sui Cavalieri di Malta a Ferrara (dove tennero il Gran Magistero dal 1826 al 1834) (13), i Templari uscirono dai più riposti meandri della storia con una insperata e massiccia presenza.
Infatti, andando a ritroso nel tempo, come per la ricostruzione di un albero genealogico, al fine di poter localizzare le origini ed i primi insediamenti dell’Ordine di San Giovanni dell’Ospedale gerosolimitano in Ferrara, mi accorsi che tutti i riferimenti confluivano verso la mitica figura di Guglielmo III degli Adelardi che gli storici indicavano come il primo ferrarese che avesse indossato gli speroni di cavaliere professo (14).
Personaggio di primissimo piano nella vita politica, economica e sociale del XII secolo, era figlio di quel Guglielmo II che fu signore di Ferrara e costruttore della cattedrale (15), partì per la II Crociata al seguito dell’imperatore Corrado III di Germania e di Luigi VII re di Francia (16) ed al suo ritorno nella natia Ferrara – dicono sempre gli storici – donò all’Ordine un fabbricato situato nella parte centrale della città, che divenne Commenda, e comprendeva la chiesa, il convento e l’ospedale, e fu intitolata a San Giovanni della Trinità (17), ora localizzabile per via di una nicchia recante la statua di S. Giovanni Battista situata fra le vie Cortevecchia e Boccaleone.
A questa Commenda erano soggette le chiese (con i rispettivi monasteri ed ospedali per i pellegrini) di Santa Maria della Rosa, allora situata fuori della cerchia muraria ad oriente (18), e di Santa Maria Annunciata di Betlemme, a due miglia dalla città, ad occidente, nel Borgo Superiore ora denominato Mizzana (19).
Guglielmo degli Adelardi-Marcheselli-Bulgari (era questo il suo cognome) era dunque cavaliere professo di San Giovanni e questo suo stato semimonacale non gli consentiva di sposarsi (20); la sua professione di fede era anche confermata dallo stemma che, oltre alla figura araldica rappresentata da uno scudo “spaccato di rosso e d’argento al leone rampante dell’uno nell’altro, accompagnato nel primo da due stelle di sei raggi d’oro” (21), aveva il “capo della religione” rappresentato da una croce rossa in campo argento che, oltre a testimoniare la sua appartenenza ad un ordine monastico, indicava un importante grado da lui ricoperto nello stesso (22).
Riguardo a quest’ultima blasonatura esiste l’obiezione dell’autorevole storico ed araldista Pasini-Frassoni che nel suo “I Cavalieri di Malta a Ferrara”, pubblicato sulla Rivista Araldica, afferma essere “probabilmente il capo della religione alterato, per l’ignoranza dei pittori” (23). In effetti il capo della religione di San Giovanni, o di Malta, è raffigurato con una croce bianca sul campo rosso. I Templari l’avevano all’incontrario. E se i pittori fossero stati nel giusto e, quindi, Guglielmo fosse stato un templare?
Proseguendo le mie ricerche sulle tre chiese già nominate, riscontrai la stessa strana coincidenza rilevata due anni prima: i documenti più vecchi che le riguardavano erano sempre posteriori al fatidico 1312, nonostante quei luoghi di culto fossero ben più vetusti:
a) per San Giovanni della Trinità che esisteva già immediatamente dopo la II Crociata, quindi dalla seconda metà del XII secolo, il documento più antico che ne comunicava il restauro e l’elezione a Commenda dell’Ordine di San Giovanni risaliva al 12 maggio 1338 (24). Ma perché è stato stilato solo allora se quei Cavalieri vi erano già stanziati da quasi duecento anni?
b) per Santa Maria della Rosa, già chiamata del “guazzatoio” e, prima ancora, “de Tempio” (quindi chiaramente templare), nonostante fosse già citata come beneficiaria in due testamenti, uno del 1292 del Marchese Obizzo d’Este, l’altro del 1297 di Ubaldino Fontana, veniva nominata solamente il 6 dicembre 1448 in una bolla di papa Nicolò V (25). Nello stesso testamento il già nominato Ubaldino Fontana, insieme a Santa Maria de Tempio, faceva riferimento come beneficiario “… ad hospitale sive collegium hospitalis Sancti lohannis de Tempio…” (26) che io credetti di non sbagliare identificandolo per San Giovanni della Trinità (27).
c) per Santa Maria Annunciata di Belème o Betlemme, che accolse le spoglie mortali di Guglielmo II deceduto il 9 settembre 1146, ricostruita o restaurata dal figlio Guglielmo III in forma rotonda a ricordo della “cupola della roccia” di Gerusalemme (spesso confusa con la chiesa del Santo Sepolcro), il documento più vecchio risaliva al 13 giugno 1449 e riguardava la sua permuta con un’altra chiesa” (28).
Dov’erano finiti i documenti precedenti? Forse distrutti sistematicamentee minuziosamente al tempo di papa Giovanni XXII insieme agli affreschi, agli emblemi e a tutto quanto poteva riguardare i Templari (29) per continuarne la “damnatio memoriae” o, forse, per cancellare il ricordo di un’ingiustizia perpetrata nei loro confronti? (30).
A dispetto della carenza dei documenti pervenuti fino a noi i Templari dovevano aver avuto una consistente presenza sul territorio ferrarese e lo si può dedune dal riscontro di altri documenti:
– il più vecchio è del 9 dicembre 1156 (o 1158): papa Adriano IV scrivendo al vescovo di Ferrara Griffone ed al suo clero riguardo ad una controversia inerente la “massa di Formignana” nomina gli Ospitalieri ed i Templari;
– ed ancora il 30 luglio 1207 papa Innocenzo III in una lettera indirizzata al vescovo di Modena e all’Abate di Nonantola, riguardante un interdetto sopra la città di Ferrara, il suo circondario e le isole, minacciava di pene da applicarsi, non soltanto la popolazione, ma anche i Templari e gli Ospitalieri dimoranti nel ferrarese;
– ancora un testamento del 1281: fra’ Pietrobono penitente citava, quale beneficiario l’ospedale “de Tempio”, ma “de ultramare” (31).
In base al materiale che avevo in mano, non molto per davvero, cominciai a tirare le somme ed arrivai ad azzardare un’ipotesi che esternai nel corso del V Convegno di Ricerche Templari a Castel Rigone, presso Magione, in provincia di Perugia e pubblicai in un articolo (32) : Santa Maria Annunciata di Betlemme, presso Mizzana, era appartenuta ai Templari. Le motivazioni erano queste:
a) la sua forma rotonda, ora solamente mantenuta dall’abside romanico ad archi ciechi, era a similitudine della Cupola della Roccia, spesso riprodotta nei sigilli templari;
b) la sua dedicazione alla Madonna, come spessissimo avveniva per le chiese templari, contrariamente a quelle degli Ospitalieri per San Giovanni;
c) la sua posizione a due miglia dalla città, all’incontro dell’antico Po di Ferrara (ora Po di Volano) col canale Traversagno e con l’importante arteria stradale romana che si sdoppiava in direzione di Vicovariano (ora Vigarano Mainarda)-Cento-Modena da una parte e Bondeno-Ostiglia-Mantova-Verona dall’altra. Il suo ospizio poteva accogliere i viandanti che, dopo la chiusura delle porte della città all’imbrunire, si fossero attardati per la strada nottetempo solitamente infestata da malviventi. Era quello un servizio conforme alla Regola dei Templari.
d) fu ricostruita o ampliata, forse per corredarla ulteriormente del monastero e dell’ospizio, da Guglielmo III che in Terrasanta ebbe modo di apprezzare i Templari e che, oltre ad essere rappresentato in tenuta da crociato in una statua posta presso la “porta dei Mesi” in una fiancata del Duomo di Ferrara’’ (33), è rappresentato nella “formella del mese di maggio” e in una statua equestre armato di tutto punto. Sul suo scudo è ben evidente Tescarboucle”, ossia il carbonchio54, il fregio che noi possiamo vedere sui sigilli dei Templari e che venne da loro portato sugli scudi finché, verso la fine del XII secolo, fu sostituito dalla croce rossa patente; quindi anche le date coincidono.
Ed inoltre:
e) non dobbiamo dimenticare il già citato “capo della religione” dell’Ordine del Tempio sul blasone, insieme al “leone rampante” significativo dell’appartenenza alla fazione guelfa (l’aquila era invece simbolo ghibellino)* (34 – 35). Mentre i Templari erano guelfi, gli Ospitalieri di San Giovanni erano ghibellini.
f) ed infine, poiché durante le ricognizioni effettuate in varie epoche presso la tomba degli Adelardi, nella Cattedrale di Ferrara non è mai stato trovato il corpo di Guglielmo III, si può desumere che abbia voluto essere sepolto in Mizzana, accanto a suo padre e ai confratelli Templari.
Sono sicuro che questa mia ipotesi azzardata otto anni orsono avrà certamente fatto arricciare il naso a qualche immancabile scettico. Invece ha trovato autorevole conferma nello studio che monsignor Antonio Samaritani ha pubblicato lo scorso gennaio ’94 su Analecta Pomposiana col titolo: L’area medievale degli ospedali per pellegrini a Ferrara (templare, crocigero e di S. Frediano) (36).
L’illustre storico, tra l’altro faceva riferimento ad un contratto stilato 1’11 novembre 1376 dal notaio Pietro Piabene: “…Il Priore, a nome della Chiesa della Trinità e di Santa Maria di Betlemme, olim Templi, subito li reinveste a titolo di livello, ecc.” (37).
Dopo questa ratifica la “Ferrariae Decus”, ente morale per la tutela del patrimonio monumentale storico ed artistico, affinché la verità sia nota e permanga nel tempo, ha apposto sulla facciata, ora barocca, della chiesa questa targa:

“CHIESA DI S. MARIA ANNUNCIATA DI BETLEMME Appartenuta in origine ai Cavalieri Templari edificata da Guglielmo II degli Adelardi

(prima metà del sec. XII) che ivi fu sepolto.

Ricostruita ed ampliata all’inizio del sec. XVII con trasferimento in loco della Parrocchia di S. Matteo di Mizzana”.
Oggi intorno alla chiesa di Mizzana (che data la sua accertata antica importanza, non è escluso potesse essere stata la tanto menzionata Santa Maria “del Tempio”), ormai irriconoscibile rispetto alla sua primitiva struttura circolare e a quanto resta dell’antica magione (ora casa Taddia) e del suo ospizio, durante lavori di sterro spesso vengono portate alla luce tracce del passato.
L’ultima, per me certamente la più importante, è rappresentata dal rinvenimento di un archivolto in marmo rosato raffigurante una grande croce patente contenuta in un cerchio (senza dubbio templare), che forse gli Ospitalieri, nuovi possessori del complesso, sopravvenuti ai Templari, ebbero il riguardo di non cancellare.
Questa trasgressione, della quale dobbiamo essere loro grati, ci permette ancora una volta di aggiungere una nuova tessera a quel grande mosaico mai ultimato che si chiama “storia”.

NOTE AL TESTO

1 di Bianca Capone che è anche autrice di: Attraverso l’Italia misteriosa, 1978; Vestigia templari in Italia, 1979; Quando in Italia c’erano i Templari, 1981; Guida all’Italia dei Templari, 1989; Il Templare di Moncucco, 1992.
2 L’Ordine del Tempio (1118 – 1312) sorse a Gerusalemme per iniziativa di nove cavalieri franco-fiamminghi con la missione iniziale di difendere i pellegrini che si recavano in Terrasanta, i pozzi d’acqua, i guadi. I loro nomi erano Hugo de Payns (che fu la loro guida ed il primo Gran Maestro), Goffredo di Saint-Omer, Andrea di Montbard, Pagano di Montdidier, Arcibaldo di Saint-Amand, Goffredo Bisol, Gondemaro, Rossal, più tardi si aggregò Hugo di Champagne. Inizialmente assunsero la denominazione di “Poveri Cavalieri di Cristo.”, ma, essendo alloggiati in un palazzo sito presso le rovine del Tempio di Salomone ad Al-Aksa, furono detti Templare
3 (1090 – 1153) era nipote di Andrea di Montbard, uno dei primi nove cavalieri; nel 1128, durante il Concilio di Troyes che sancì la nascita dell’Ordine approvato da Papa Onorio li, dettò la nuova regola in sostituzione di quella agostiniana presa dagli Ospitalieri. Scrisse varie opere fra cui “De Laude Novae Militiae” in estimazione dei Cavalieri Templari.
4 Indossavano il mantello bianco a similitudine dei Cistercensi
5 II 18 febbraio 1798 il Corpo Legislativo, onde supplire ai grandi fabbisogni finanziari della Repubblica Cisalpina, già Cispadana, deliberò la vendita di tutti i beni ecclesiastici.
6 Abbazia di S. Bartolomeo, detta S. Bartolo, privilegio di Ludovico II re d’Italia (869); rogito di Valentino Rossi, Bologna, 21/3/1319. S. Bartolomeo di Ospitalmonacale, presente già nel sec. XI, nominata nel 1229 dal vescovo di Ravenna Federico come “Spedale di carità vinci nimici”; atti del notaio Uguccione Brini del 5/9/1385. S. Egidio, presente già nell’XI secolo, nota nel 1272 come S. Michele di S. Egidio di Gaibana; rogito di Valentino Rossi, Bologna, 24/9/1312. S. Marco di Fossanova, assoggettata dal vescovo Griffone ai Monaci Olivetani (atto di Angelberto dell’11/5/1114); rogito del notaio Giacomo Brini del 24/4/1308 (bisogna tenere presente che a Ferrara i Templari vennero catturati, ed i loro beni requisiti, proprio nel 1308 – A. Vasina: Storia di Ferrara, Voi. V, pag. 530 – e di loro non esiste alcuna notizia, neppure nell’elenco dei cavalieri processati. S. Martino, figura nella bolla di papa Clemente III (1189); rogito di Giacopo Bonavita, Bologna, 28/9/1319. SS. Vincenzo ed Anastasio di Monestirolo, che prese questa denominazione da un antico monastero cistercense soggetto a S. Bartolo; anche se fu abbandonato dai monaci rimase egualmente delle regioni dell’Abbazia (rogito di Rinaldo Ziponari, 12/1/1411. Ed ancora: Natività di Maria Vergine di Gaibana, privilegio di papa Celestino II al vescovo Griffone (1143); rogito di Valentino Rossi, Voghenza, 6/10/1315. S. Agnese di Gaibanella, anticamente unita alla Pieve di Gaibana, come da rogito di Tuccio di San Severino, 28/4/1332. S. Nicolò, fin dal XIII sec. apparteneva all’Abbazia di San Bartolo; è nominata per un ospizio con sei letti per il ricovero “de’ poveri passeggeri” nel rogito di Rinaldo Ziponari, 30/12/1426.
7 Concilio di Vienne nel Delfinato, bolla “Vox clamantis” del 3/4/1312.
8 Gli Ospitalieri di San Giovanni gerosolimitano, detti anche di Rodi, con l’assegnazione dell’isola da parte dell’imperatore Carlo V (Castelfranco Emilia, 23/3/1530) presero la denominazione, ancora attuale, di Cavalieri di Malta.
9 Secondo una leggenda fu fondata nel 663, ma divenne dominio papale, con Adriano I, nel 777.
10 Lo stemma comunale di Ferrara è: spaccato di nero e di bianco. Lo scudo dei Templari era: spaccato di bianco e di nero alla croce patente di rosso nel campo superiore.
11 M.A. Guarini: Compendio Historico, pag. 224.
12 “Sant’Egidio: un insediamento templare?”, La Voce di Ferrara, 12/11/1977 e “Ipotesi di un insediamento dei Templari nel territorio ferrarese”, La Pianura, Ferrara, n. 4/1979.
13 “L’Ordine di Malta a Ferrara dal 1826 al 1834”, La Pianura, Ferrara, n. 1/1981.
14 F. Pasini-Frassoni: Della Nobiltà ferrarese, pagg. 22-23; L’Ordine di Malta a Ferrara, pag. 69; A. Sautto: L’Ordine dei Cavalieri di Malta a Ferrara, Corriere Padano, Ferrara 7/1/1932.
15 Fece costruire la Cattedrale dedicata a San Giorgio patrono della città, consacrata 1’8/5/1135, dove era raffigurato un cartiglio con i versi che sono fra i più antichi della nostra lingua: “Li mile cento trempta cenque nato/fo questo tempio a San Gogio donato/da Glelmo ciptadin per so amore/e mea fo l’opra, Nicolao scolptore”.
16 G. Zanella: Riccobaldo e dintorni. Studi di storiografia medievale ferrarese (1980);
Pasini-Frassoni: Della Nobiltà ferrarese, pag: 152; L’Ordine di Malta a Ferrara, pag. 69
17 Guarini: op. cit., pag. 169; G.A. Scalabrini: Memorie Storiche, pag. 69; Pasini-Frassoni: ibidem.
18 Guarini: op. cit., pag. 137; Scalabrini: op. cit., pag. 49; Pasini-Frassoni: ibidem.
19 Guarini: op. cit., pag. 455; Scalabrini, op. cit., pag. 89; Pasini-Frassoni: ibidem.
20 Pasini-Frassoni: L’Ordine di Malta a Ferrara, pag. 70.
21 G.B. di Crollalanza: Dizionario Storico-blasonico, Voi. 1, pag. 8; Pasini-Frassoni: Dizionario Storico-araldico dell’antico Ducato di Ferrara, pag. 10; V. & H. Rolland: Armorial generai by Rietstap, Voi. 1, pag. 10.
22 G.C. de Beatiano: L’Araldo Veneto, pagg. 29, 159; di Crollalanza: Enciclopedia Araldico-cavalleresca, pagg. 147-150; P. Guelfi-Camajani: Dizionario Araldico, pagg. 107-110.
23 Pasini-Frassoni: L’Ordine di Malta a Ferrara, ibidem.
24 Vedi nota 17.
25 Vedi nota 18.
26 A. Samaritani: Michele Savonarola riformatore ecclesiastico, pagg. 10-11.
27 P. Sturla-Avogadri: Il Testamento di Guglielmo degli Adelardi e i Cavalieri gerosolimitani a Ferrara, Atti del V Convegno L.A.R.T.I. (1987) e La Pianura, Ferrara n. 3/1987.
28 Vedi nota 19.
29 Successore di Clemente V, (1316-1334) ratificò la bolla “Vox clamantis” e ordinò la sistematica distruzione e cancellazione di quanto poteva riguardare i Templari.
30 L’ingiustizia ci fu ed anche grossa: “Durante il papato avignonese, in un clima di pesante predominio angioino-papale nella penisola, si registrò in Ferrara un caso assai significativo, determinato nel 1308 dalla decisione politica assunta da Clemente V di sopprimere l’ordine religioso-cavalleresco dei Templari e pertanto di imprigionarne e processarne dietro pretestuose accuse anche gli aderenti delle sedi ferraresi, per poi confiscarne i beni. L’ordine, partito dalla corte avignonese in ossequio alla politica repressiva voluta dal re di Francia Filippo IV il Bello, dovette trovare facile esecuzione nella città per il consenso, del resto scontato, dato sia dal vescovo Guido Capello da Vicenza (1304-1332), già creatura papale, fedele inquisitore domenicano legato da vincoli personali al pontefice regnante, sia dai signori di Ferrara. E nulla potè fare, probabilmente a favore dei Templari, l’arcivescovo di Ravenna Rinaldo da Concorrezzo – che pure, dopo averli inquisiti per mandato papale, ne aveva riconosciuto la generale innocenza -, anche perché non disponeva più dell’autorità metropolitica sulla diocesi ferrarese” (A. Vasina: Comune, Vescovo e Signoria Estense dal XII al XIV secolo, da Storia di Ferrara, Voi. V, pag. 103).
31 Samaritani: op. cit. pagg. 9-10.
32 Sturla-Avogadri: Il Testamento di Guglielmo degli Adelardi ecc.
33 Sautto: 11 Duomo di Ferrara, pag. 21. Due statue di guerrieri “con lo scudo segnato dalla croce” ornavano il vestibolo della porta dei Mesi della Cattedrale, fino alla sua chiusura (1717). Una rappresentava un vecchio .barbuto che indossava il giaco di maglia d’acciaio ed era armato di lancia, l’altra un giovane “con l’usbergo” e la spada “imbrandita”. La prima, dopo essere servita per diverso tempo da piolo nello stradello dietro la chiesa di S. Spirito fu trasferita presso lo Studio Pubblico (Mss: classe I, n. 129, c. 8), la seconda fu collocata dal Rettore Scalabrini, che l’ottenne dal Vescovo Bonaventura Barberini, presso la porta meridionale della chiesa di S. Maria di Bocche oggi non più esistente. Agli inizi di questo secolo Giuseppe Agnelli tentò inutilmente di rintracciare la statua del giovane guerriero (Scalabrini: op. cit. pag. 390; G. Agnelli: Ferrara – porte di chiese, di palazzi, di case, pagg. 36-37; G. Franceschini: La chiesa scalabriniana di S. Maria di Bocche, Atti Accade mia delle Scienze di Ferrara 1978, pag. 277). Sarei dell’idea che la statua del vecchio guerriero barbuto che indossava il giaco fosse un templare molto probabilmente lo stesso Guglielmo III degli Adelardi. I Templari infatti portavano la barba e fu proprio quello un segno di riconoscimento per facilitarne gli arresti nel 1307.
34 E’ raffigurato da due croci sottili, una latina sovrapposta ad una di S. Andrea, punteggiate a distanza regolare da borchie di cui una più grossa al centro. E’ possibile vederlo anche sugli scudi dei cavalieri raffigurati sui corduli delle cattedrali gotiche di Reims, Amiens e Chartres. Il carbonchio era anche un simbolo alchimico (L. Charpentier: I Misteri della Cattedrale di Chartres, pag. 204).
35 De Beatiano: op. cit. pag. 159; Guelfi-Camajani: op. cit. pag. 36.
36 Samaritani: L’area medievale degli ospedali per pellegrini a Ferrara (templare, crocigeri e di S. Frediano) nell’approdo nord/ovest dal Po alla città, Studi vari 1992-93, pag. 13.
37 Biblioteca Comunale Ariostea Ferrara, Mss. Cl. 1, 868, Not. Pietro Piabene, X, s. d.

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