L’ETA’ ANTICA

Una ricostruzione dell’abitato di Spina

Ferrara sorge su una pianura alluvionale molto antica, ne è testimone lo scavo archeologico nella località di Sette Polesini che ha riportato alla luce i resti di numerosi animali ormai estinti come ad esempio i Mammuth. Le prime notizie di insediamenti umani nel territorio ferrarese provengono dalla zona di Bondeno dove sono emersi due villaggi attribuiti all’età del bronzo, e sempre della stessa area sono i ritrovamenti risalenti all’età del ferro. Molto più rilevanti sono le testimonianze archeologiche risalenti all’età etrusca che appartengono al consistente complesso urbano di Spina, situato nell’area della foce del Po. Gli scavi hanno permesso di capire il ruolo che ebbe questo insediamento, il quale a partire dal VI secolo fino al III secolo a.C. era un importante e fiorente emporio commerciale. Nel perioso successivo si ebbe la decadenza di Spina a causa dell’insabbiamento del porto fino alla scomparsa durante il periodo augusteo. Durante l’epoca romano-repubblicana i resti archeologici raccontano di un popolamento sparso sui dossi fluviali della zona deltizia e l’urbanizzazione della Pianura Padana, avvenuta nel periodo tra il II e il I secolo a.C. per l’impossibilità di una pianificazione del territorio che si presentava perlopiù paludoso. la difficile digitazione fluviale comportò radicali trasformazioni della fascia litoranea dell’area deltizia, un processo questo che possiamo ricostruire attraverso le fonti storiche antiche. Secondo gli storici Polibio (Hist. II) e Plinio (N.H. II,16) il vertice del delta, “trigaboli”, sarebbe individuato nei pressi di Ferrara da cui partivanio le varie foci che avrebbero dato origine alla formazione dei dossi. Grazie ai ritrovamenti archeologici è stato possibile individuare le tre assi viarie che attraversavano il territorio padano: la Via Aemilia Minor (Emilia) proveniente da Bologna entrava nel territorio vallivo per giungere fino ad Este, la Via Popilia attraversava l’argine Agosta (vicino a Comacchio) e giungeva ad Adria e la via “ab Hostilia per Padum” la quale costeggiava la diramazione del Po di maggiore portata d’acqua in antico, quella vicino a Ferrara, per giungere a Ravenna. Queste strade seguivano i dossi fluviali sui quali sono state rinvenute tracce di insediamenti, perlopiù ville di campagna e aree agricole: la villa romana di Cassana dell’inizio dell’età imperiale, la villa di Agosta nella valle del Mezzano e infine l’abitato di Voghenza, anticamente chiamata Vicus Habentia; ed è proprio l’abitato di Voghenza a segnare il passaggio tra l’età antica e quella medievale.
I centri abitati quindi documentati nel territorio provinciale, nel corso dell’alto Medioevo, sono dunque tre: Voghenza come sede dell’episcopato, la Pieve di Santa Maria in Padovetere eretta dall’arcivescovo Aureliano nel Vi secolo nella valle del Mezzano e infine la l’abitato di Argenta; solo nell’VIII secolo si ha notizia di Ferrara.

IL MEDIOEVO

Guglielmo III deigli Adelardi e la piccola Marchesella

Dopo la caduta dell’impero romano d’occidente, nel 476, i vescovi avevano ottenuto una crescita di prestigio che gli aveva consentito di assumere il compito di difesa delle città dalle invasioni dei barbari. Durante il periodo di dominazione bizantina questo ruolo di difesa era rimasto integro e l’abitato di Voghenza, sede vescovile e avamposto di Ravenna, aveva conservato una certa automia. Per cause geofisiche, come l’inagibilità del fiume Sandalo (un ramo del Po) e del sistema portuale, ma soprattutto per l’avanzata dei Longobardi, fra l’VIII e il IX secolo la sede vescovile di Voghenza perse di importanza e venne spostata da lì al Borgo San Giorgio (situato sulla riva destra del fiume Po che allora scorreva più a Sud) mentre la zona del ferrarese ebbe una funzione ricettiva che ne consentì lo sviluppo come centro medievale nei cui pressi venne edificata la cattedrale (VIII secolo). Dalle fonti storiche sappiamo dell’esistenza della città, il Ducatus Ferrariae che venne dato nel 757 da Desiderio, re longobardo, al papa Stefano II il cui governo fu affidato agli arcivescovi dell’esarcato di Ravenna.
A partire dal X secolo Ferrara venne concessa da papa Giovanni XV al marchese Tedaldo di Canossa (986) il quale costruì all’estremità occidentale della città un’importante opera difensiva, Castel Tedaldo, distrutto poi nel XVII secolo per far posto alla fortezza pontificia. Il governo dei Canossa, soprattutto con Matilde, è stato forse il più repressivo e duro tanto da scatenare nel 1101 una violenta rivolta. Con la morte di Matilde, nel 1115, le fazioni locali costituirono un governo autonomo anche se la città, pur conservando il nome, rimaneva sotto il dominio papale. In questi anni, inoltre, ci fu il trasferimento della sede vescovile dal Borgo San Giorgio verso la nuova Cattedrale, costruita da Gugliermo degli Adelardi, situata nell’attuale centro cittadino.
Nonostante nel XII secolo il Po deviasse il suo corso, evento noto come “rotta di Ficarolo”, il processo di insabbiamento del porto fluviale fu lento e graduale. L’economia di Ferrara, in questo periodo, si basava sul commercio dal momento che la città aveva oramai il dominio di tutto il delta. Questo processo di fioritura economica ebbe però come sfondo le continue e sanguinose lotte tra le due famiglie che si contendevano il governo cittadino: i Torelli-Salinguerra (ghibellini) e gli Adelardi (guelfi). Verso la fine del XII secolo la casata degli Adelardi si estinse ed entrò nelle contese cittadine la famiglia dei Traversari-Giocoli i quali appoggiarono l’entrata degli Estensi per contrapporsi ai Torelli-Salinguerra. Nel 1264 gli Estensi, con l’aiuto di Venezia, assunsero il potere assoluto su Ferrara prima con Obizzo II e poi con Azzo III. I conflitti con la Santa Sede e i problemi alla successionedurarono fino al 1344; in quell’ anno gli Estensi giunsero ad un accordo con il Papato in base alla quale essi governavano Ferrara, in quanto destinatari dell’investitura feudale sula città e sul territorio, in cambio del pagamento annuale, verso la Santa Sede, di un alto tributo.
I successivi signori di Ferrara furono Obizzo III (1344-1352), Aldobrandino (1354-1361) e Nicolò II (1361-1388). Quest’ultimo, a seguito di una violenta rivolta popolare, farà erigere il Castello che diverrà prima fortezza militare poi residenza di corte mentre Alberto, fratello di Nicolò II, otterrà dal papa, Bonifacio IX, la concessione dell’istituzione dello Studio (Università); sotto il marchesato di Alberto verranno eretti Palazzo Paradiso, il primo impianto di Palazzo Schifanoia e infine la villa di Belfiore. Nicolò III, succeduto ad Alberto, otterrà nel 1430 la Garfagnana e nel 1438 Ferrara ospitò il Concilio ecumenico voluto per riunire le Chiese di Oriente e Occidente. Succesivamente Leonello trasformerà la città in un grande centro culturale ed artistico mentre con Borso, artefice della seconda Addizione, Ferrara divenne ducato. Con Ercole I la città raggiunse il massimo splendore attraverso la famosa Addizione erculea, realizzata dall’architetto Biagio Rossetti, tra il 1492 e il 1510.

IL RINASCIMENTO

leonello d'este

Leonello d’Este

Già Leonello seppe imprimere alla corte un orientamento basato sugli ideali umanisti di recupero della classicità. Durante il suo breve regno, dal 1441 al 1450, giunsero a corte artisti di grande fama come Piero della Francesca, Andrea Mantegna e Leon Battista Alberti; quest’ultimo, oltre a comporre su commissione del marchese il trattato “De re aedificatoria”, realizzerà nel 1412 il campanile dell’’attuale cattedrale secondo gli stili fiorentini. Sempre Leonello diede un nuovo slancio all’Università di Ferrara facendola diventare un polo di richiamo per studenti stranieri e studiosi inviati per insegnare in ogni facoltà. Il successore Borso d’Este incentrò la sua politica sul tentativo di espandere lo stato estense e di nobilitare la famiglia d’Este.
Grazie a lui la città di Ferrara venne insignita alla dignità ducale da parte del papa Paolo II nel 1471. La corte di Borso fu il centro della Scuola di pittura di Ferrara, i cui principali capiscuola furono Cosmè Tura, Ercole de’ Roberti e Francesco del Cossa. A Cosmè Tura si devono le grandiose ante dell’organo del Duomo di Ferrara, raffiguranti da un lato l’Annunciazione e sull’altro San Giorgio e la principessa, mentre Ercole de’ Roberti e Francesco del Cossa affrescheranno lo splendido Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia. Gli anni del ducato di Borso vedono la fondazione della Certosa e la realizzazione, dal punto di vista urbanistico, della Seconda Addizione.
Con l’avvento di Ercole I d’Este, succeduto a Borso, lo splendore estense assunse toni ancor più grandiosi, soprattutto grazie alla famosa Terza Addizione, realizzata dall’architetto Biagio Rossetti, che darà alla città un’importante crescita urbanistica. Ercole riuscì a mantenere saldamente il potere nonostante la politica estera fosse molto complessa; durante il suo governo si verificarono due eventi che influenzeranno la storia della penisola: la spedizione di Carlo VIII di Valois, nel 1494, e quella di Luigi XII di Valois-Orléans, nel 1499-1500. Il duca inoltre seppe mantenere buoni rapporti con la Santa Sede facendo sposare il figlio, il futuro Alfonso I, con la figlia del papa, Lucrezia Borgia, riuscendo a tenere a freno le mire espansionistiche di Cesare Borgia, figli del terribile Alessandro VI. Per rendere più rappresentativa la residenza di famiglia, situata adiacente alla via Cortevecchia, decise di rinnovare le facciate del palazzo ducale mentre il Castello venne completamente riorganizzato in modo da separare gli spazi in funzione della loro destinazione. Da buon mecenate quale era, sotto il governo di Ercole ebbero un grande impulso il teatro e la musica, vere e proprie passioni del duca, che trovarono in questo periodo un terreno molto fertile. La corte estense divenne infatti tra le più raffinate d’Europa grazie anche ai famosi spettacoli teatrali che richiamavano a Ferrara l’alta aristocrazia della Penisola; in campo musicale il duca arrivò a competere persino con la Cappella Pontificia Sistina istituendo una propria cappella musicale diretta da artisti del calibro di Johannes Martini, Josquin Desprez e Jacob Obrecht. Ma alla corte di Ercole si affermarono anche pittori, come Cosmè Tura, Boccaccino, Mantegna, Ercole Roberti, e letterati come Ludovico Ariosto e Matteo Maria Boiardo, quest’ultimo nominato ministro dal duca.
I duchi Alfonso I (1505-1534) ed Ercole II (1534-1559) riuscirono a mantenere in piedi il ducato destreggiandosi contro temibili avversari come la Francia, l’Impero, i Turchi-Ottomani e le varie controversie religiose che avevano inasprito la politica estera tra i vari paesi. Renata di Francia, moglie di Ercole II, in un primo tempo cattolica, si schierò decisamente dalla parte dei riformatori (ricordiamo che in quegli anni in Europa si stava diffondendo la dottrina luterana protestante), per questo motivo l’Inquisizione intervenne, nel 1554, adottando provvedimenti di censura.
Riconosciuta eretica, la duchessa venne rinchiusa per alcuni mesi nel palazzo che porta il suo nome (appunto palazzo Renata di Francia situato in via Savonarola), fino all’abiura. Nel 1598 il glorioso dominio estense a Ferrara giunse al termine; l’ultimo duca, Alfonso II (1559-1597), non avendo avuto eredi diretti, dovette “restituire” il ducato ferrarese allo Stato della Chiesa, secondo l’Editto di Devoluzione. Il papa, Clemente VIII non riconobbe mai legittimità di Cesare d’Este (cugino di Alfonso II in quanto figlio di Alfonso d’Este, marchese di Montecchio) la quale dovette lasciare la città nel 1598 per raggiungere Modena dove la casata regnerà per oltre due secoli.

IL PERIODO PONTIFICIO

La fortezza Pontificia

Con la devoluzione di Ferrara allo Stato Pontificio ebbe inizio per la città un periodo di inarrestabile decadenza, sia sul piano culturale che su quello economico. Più dell’80% della popolazione era infatti analfabeta e i poveri erano il 40% della popolazione. Il governo della città e del territorio circostante venne affidato ad una legazione papale, che conservò il nome di Ducato, a sua volta, governata da un Cardinale Legato e dal Consiglio Centumvirale. Ferrara perse l’antico splendore per divenire una località di provincia dello Stato della Chiesa. Sul piano territoriale si ebbe tra il 1599 e il 1604 il cosiddetto Taglio di Porto Viro, effettuato dai veneziani per salvare la laguna dall’interramento, che penalizzò le città affacciate nel delta del Po; da segnalare la grande opera di bonifica nella cosiddetta Transpadana ferrarese, voluta da Enzo Bentivoglio nel 1608. Segni evidenti del declino di Ferrara, che si protrarrà fino a poco prima dell’Unità d’Italia, furono in questo periodo la costruzione della Fortezza (1608-18) e la creazione del ghetto ebraico (1627). Per poter realizzare la fortezza pontificia vennero demoliti due gioielli architettonici della città, Castel Tedaldo e la delizia di Belfiore, oltre a numerose case circostanti che di fatto provocarono in buona parte una diminuzione della popolazione urbana. Nel 1629 la città estense, come il resto d’Italia, subì la diffusione della peste portata dai soldati tedeschi mentre nel 1640 venne coinvolta nella guerra dei Barberini, nella quale si fronteggiavano il papa e il duca di Parma Odoardo Farnese.
L’attività culturale ferrarese, a partire dal XVII secolo, divenne più “provinciale” rispetto al Rinascimento; in città vi erano comunque l’Università degli Studi, il museo numismatico, il museo di scienze naturali, l’orto botanico e numerose collezioni private di quadri, libri, oggetti scientifici.
Nel Settecento Ferrara, e tutto il territorio della Legazione, dovette subire le devastazioni delle guerre che avevano la loro origine in vicende di successione al trono di altre potenze europee; furono soprattutto le comunità e le ville di campagna ad essere coinvolte nei ripetuti transiti e stanziamenti di truppe di eserciti stranieri. Nel corso della guerra di successione spagnola, combattuta dal 1701 al 1713 tra la Francia di Luigi XIV e la Spagna di Filippo V, il Ferrarese venne investito, a partire dal 1703, dai soldati del duca di Vendome il quale si accamparono a Melara, Trecenta, Ficarolo e Zelo. L’anno successivo le medesime zone vennero occupate dai soldati imperiali, dopo essere state cacciate dal Modenese. Passaggi di truppe e saccheggi continuarono, seppure con minore intensità, finché nel 1704 non si giunse ad un accordo che liberava il territorio ferrarese dalla presenza degli eserciti stranieri. Nella seconda metà del Settecento il territorio ferrarese venne coinvolto nuovamente nelle guerre di successione al trono tra potenze europee. Nel 1735 ci fu dapprima quella di successione polacca, che opponeva Francia e Spagna agli Asburgo, poi, tra il 1742 e il 1745 quella di successione austriaca, combattuta stavolta tra Maria Teresa d’Austria e  Federico II di Prussia.
Essendo situata sul percorso che da Bologna porta a Venezia Ferrara, nel corso del Settecento, fu metà di soggiorno di numerosi visitatori, in particolre Goethe, durante il suo viaggio in Italia, che nella città estense vi soggiornò nel 1786. Nel 1796 Ferrara giurava fedeltà alla Repubblica francese unendosi alla Repubblica Cispadana, in seguito divenuta nell’ordine Repubblica Cisalpina e infine Repubblica Italiana. Nello stesso anno, durante la campagna d’Italia di Napoleone Bonaparte, venne smantellata la fortezza pontificia. Finiva così, seppure per un breve periodo, il potere della Chiesa e si apriva un periodo di dominazione francese. Un segnale di questo passaggio fu la sostituzione della statua di papa Alessandro VII con quella di Napoleone sopra la la colonna in piazza Ariostea.
Durante il periodo napoleonico, inoltre, molti ordini religiosi vennero soppressi e gran parte del patrimonio artistico collezionato dagli Estensi venne trafugato.

L’OTTOCENTO

Il Palazzo Massari

Nel 1805, con la proclamazione della costituzione del Regno d’Italia, Ferrara divenne capoluogo del Dipartimento del Basso Po. Con la sconfitta di Napoleone e il Congresso di Vienna del 1815 Ferrara tornò sotto l’autorità del Papato ma solo brevemente. Già nel 1813, dopo il tracollo napoleonico in Russia e la sconfitta di Lipsia, a Ferrara erano riapparse le truppe austriache; il trattato di Vienna, infatti, nel restituire il territorio legatizio al governo del pontefice, aveva stabilito la permanenza di guarnigioni austriache nelle piazze di Ferrara e Comacchio. Furono quindi gli austriaci a riedificare, ed occupare la Fortezza pontificia di Ferrara. Sulla scia dei moti rivoluzionari che si stavano propagando nella penisola, attorno al 1831 anche a Ferrara si ebbe un inserruzione popolare domata però dalle truppe austriache che ripristinarono l’autorità pontificia. Altri moti insurrezionali di portata limitata, uniti a parziali concessioni, si ebbero a partire dal 1846. Seguì poi un periodo difficile, a causa delle piogge ininterrote che causarono alluvioni del Po, ma, allo stesso tempo, visse una ripresa economica grazie alla scoperta della vocazione agricola; a sostegno di questa nuova economia emergente nel 1838 venne fondata a Ferrara la Cassa di Risparmio e nel 1841, sotto la spinta di Giuseppe Mayr, venne fondata la scuola di agraria teorico-pratica.
Con le sconfitte di Montebello, Palestro e di Magenta (1859) la fortezza venne abbandonata definitivamente dagli ultimi soldati austriaci della guarnigione. Nello stesso anno, dopo la caduta del regno pontificio, a Ferrara si insediò un governo provvisorio che, sull’onda di una diffusa volontà popolare, decretò la demolizione della cittadella che successivamente diverrà una grande spianata destinata negli anni seguenti a Piazza d’Armi per esercitazioni militari e di artiglieria. Nel 1860 Ferrara verrà annessa al Regno d’Italia; in quel periodo passò in città anche Giuseppe Garibaldi, diretto in Italia centrale.

IL NOVECENTO

Giovanni Boldini

Nell’ultimo trentennio del XIX e l’inizio del XX secolo ebbero inizio i lavori di bonifica di Burana e il prosciugamento del territorio vallivo che diedero impulso all’economia e creò una forte classe bracciantile che si organizzò, scontrandosi con i latifondisti per laffermazione dei propri diritti. Allo scoppio della Prima guerra mondiale, Ferrara, pur essendo una città lontana dal fronte, e poco coinvolta, partecipò con un grande numero di volotari che partirono per il fronte bellico, spinti dalla promessa di acquisizione di nuovi terreni coltivabili una volta terminato il conflitto. Promessa che però, date le ingenti perdite, non venne mantenuta e che spinse di conseguenza la grande proprietà terriera provinciale, la quale doveva contenere le richieste dei braccianti appoggiate dal socialismo, ad aderire allo squadrismo del nascente fascismo. Nel periodo della dittatura fascista Ferrara, grazie alla figura di Italo Balbo, diverrà una roccaforte del regime. Tra gli anni Venti e Trenta, la cosiddetta “Spianata” (quella dell’ex fortezza pontificia) venne trasformata nel “Quartiere Giardino”, dotato di ampi spazi verdi ed alcuni edifici ancora oggi visibili quali la Scuola elementare “Mario Poledrelli”, lo Stadio Comunale “Paolo Mazza”, l’ex caserma Pastrengo di Corso Isonzo e la vicina ex caserma dei Pompieri e soprattutto il Serbatoio dell’Acquedotto. A poca distanza dal Castello Estense venne realizzata la cosiddetta “Addizione novecentista”, che comportò la costruzione di nuove strade e di edifici di pregio, come la Scuola Elementare “Alda Costa”.
Nel corso del secondo conflitto mondiale la città subì ferite gravissime sotto i bombardamenti aerei. Le forze della Resistenza pagarono con la loro azione di forza ad un alto contributo di sangue; famoso a tal proposito è l’eccidio del Castello Estense (15 novembre del 1943) descritto dallo scrittore ferrarese Giorgio Bassani nel racconto del 1956 “Una notte del ’43”, ripreso da Florestano Vancini per il film “La lunga notte del ‘43”. Durante la Seconda guerra mondiale, inoltre, molti ebrei ferraresi vennero deportati nei campi di concentramento dove ben pochi fecero ritorno.
Nell’ultimo periodo della storia recente le ristrutturazioni e le opere di rivalutazione del patrimonio hanno reso Ferrara famosa per essere una culla dell’arte. Nel 1995 l’UNESCO conferì alla città il titolo di Patrimonio Mondiale dell’Umanità come città del Rinascimento mentre nel 1999 ottenne un altro riconoscimento per il Delta del Po e per le Delizie estensi. Oggi Ferrara può vantare un’alta qualità della vita grazie ad una realtà vivace ricca di splendide mostre d’arte, di una raffinata stagione concertistica e varie manifestazioni sportive e culturali.