La storia - Il portale dei monumenti di Ferrara, Castello Estense, Palazzo dei Diamanti, Casa Romei Jump on the link

La storia

L’ETA’ ANTICA

Una ricostruzione dell’abitato di Spina

Ferrara sorge su una pianura alluvionale molto antica, ne è testimone lo scavo archeologico di Sette Polesini che ha riportato alla luce i resti di numerosi animali ormai estinti come ad esempio i Mammuth.

Le prime notizie di insediamenti umani nel territorio ferrarese provengono dalla zona di Bondeno dove sono emersi due villaggi attribuiti all’età del bronzo. Molto più rilevanti sono le testimonianze archeologiche risalenti all’età etrusca che appartengono al complesso urbano di Spina, fiorente emporio commerciale situato nell’area della foce del Po. Durante l’epoca romana, i resti archeologici raccontano un popolamento sparso sui dossi fluviali della zona deltizia. Tracce di insediamenti furono perlopiù ville di campagna e aree agricole. A segnare il passaggio tra l’età antica e quella medievale è soprattutto l’abitato di Voghenza, anticamente chiamata Vicus Habentia.

IL MEDIOEVO

Fra l’VIII e il IX secolo a causa dell’avanzata longobarda, la sede vescovile di Voghenza venne spostata lì al Borgo San Giorgio, situato sulla riva destra del fiume Po che allora scorreva più a Sud. Nel 757 il Ducatus Ferrariae venne dato da Desiderio, re longobardo, al papa Stefano II il cui governo fu affidato all’esarcato di Ravenna. A partire dal X secolo Ferrara divenne feudo dei Canossa fino agli inizi del 1100. Questo periodo per la città è segnato dalle continue e sanguinose lotte tra le due famiglie che si contendevano il governo cittadino, i Salinguerra e gli Adelardi. Nel 1135 la sede vescovile, dalla riva destra del Po, si trasferì verso quello che attualmente è il centro cittadino. A partire dal XIII secolo, la famiglia Este assunse il potere assoluto su Ferrara; con loro si ebbe per la città un periodo d’oro che durò oltre tre secoli. Niccolò II farà erigere il Castello che diverrà residenza di corte, Leonello trasformerà la città in un grande centro culturale ed artistico mentre con Borso, artefice della seconda Addizione, Ferrara divenne ducato. Con Ercole I la città raggiunse il massimo splendore attraverso la famosa Addizione erculea, realizzata dall’architetto Biagio Rossetti, tra il 1492 e il 1510.

IL RINASCIMENTO

leonello d'este

Leonello d’Este

Già Leonello seppe imprimere alla corte un orientamento basato sugli ideali umanisti di recupero della classicità. Durante il suo breve regno giunsero a corte artisti di grande fama come Piero della Francesca, Andrea Mantegna e Leon Battista Alberti; quest’ultimo realizzerà nel 1412 il campanile dell’’attuale cattedrale secondo gli stili fiorentini. Con Borso d’Este ebbe un grande sviluppo la Scuola di pittura i cui principali capiscuola furono Cosmè Tura, Ercole de’ Roberti e Francesco del Cossa. Gli anni del ducato di Borso vedono la fondazione della Certosa e la realizzazione dello straordinario ciclo di affreschi del Salone dei Mesi di palazzo Schifanoia, opera dello stesso Del Cossa. Con l’avvento di Ercole I d’Este lo splendore estense assume toni ancor più grandiosi, soprattutto grazie alla famosa Addizione che darà alla città un’importante crescita urbanistica. I duchi Alfonso I ed Ercole II riuscirono a mantenere in piedi il ducato destreggiandosi contro temibili avversari come la Francia, l’Impero, gli Ottomani e le varie controversie religiose. Nel 1598 il glorioso dominio estense a Ferrara giunse al termine quando l’ultimo duca, Alfonso II, morto senza lasciare eredi diretti, dovette “restituire” il ducato ferrarese allo Stato della Chiesa (Devoluzione di Ferrara).

IL PERIODO PONTIFICIO

Con la devoluzione di Ferrara allo Stato Pontificio la città, il cui governo venne affidato ad un cardinale Legato, perse l’antico splendore per divenire una località di provincia dello Stato della Chiesa. I segni evidenti di questa decadenza, che si protrarrà fino a poco prima dell’’Unità d’Italia, si ebbero con la costruzione della Fortezza (1608-18) e la creazione del ghetto ebraico (1627). Sul piano territoriale si ebbe tra il 1599 e il 1604 il cosiddetto Taglio di Porto Viro, ad opera dei veneziani, che penalizzò le città affacciate nel delta del Po. Da segnalare anche la grande opera di bonifica nella cosiddetta Transpadana ferrarese, voluta da Enzo Bentivoglio nel 1608. L’attività culturale nei secoli XVII e XVIII era più “provinciale” rispetto al Rinascimento: in città vi erano comunque un’università (fondata nel 1391 da Alberto V d’Este su autorizzazione di papa Bonifacio IX), un museo di scienze naturali, un orto botanico e numerose collezioni private di quadri, libri, oggetti scientifici. Nel 1796 Ferrara giurava fedeltà alla Repubblica francese unendosi alla Repubblica. Finiva, seppure per un breve periodo, il potere della Chiesa e si apriva un periodo di vita democratica ferrarese che si concluse nel1814 con la caduta di Napoleone e il ritorno a Ferrara del cardinale fino al 1859.

L’OTTOCENTO

Nel 1796, a causa delle invasioni napoleoniche, molti ordini religiosi vennero soppressi e gran parte del patrimonio artistico collezionato dagli Estensi venne trafugato. Nel 1805, con la proclamazione della costituzione del Regno d’Italia, Ferrara divenne capoluogo del Dipartimento del Basso Po. Con il Congresso di Vienna del 1815 Ferrara tornò sotto l’autorità del Papato ma solo brevemente. Nel frattempo la Fortezza venne occupata da una guarnigione austriaca; con le sconfitte di Montebello, Palestro e di Magenta, la cittadella venne abbandonata definitivamente dagli ultimi soldati austriaci della guarnigione. Nel 1859, a seguito della caduta del regno pontificio, si insediava a Ferrara un governo provvisorio che, sull’onda di una diffusa volontà popolare, decretò la demolizione della cittadella che successivamente diverrà una grande spianata detta Piazza d’Armi. Nel 1860 Ferrara verrà annessa al Regno d’Italia.

IL NOVECENTO

L’inizio del XX secolo vide l’avvio dei lavori di bonifica di Burana e il prosciugamento del territorio vallivo che diedero impulso all’economia e creò una forte classe bracciante. La stessa che partecipò, in grande numero, alla Prima guerra mondiale con la promessa dell’acquisizione di nuovi terreni coltivabili, al termine del conflitto; promessa che però non verrà mantenuta a causa delle numerose perdite. Nel periodo della dittatura fascista Ferrara, grazie alla figura di Italo Balbo, diverrà una roccaforte del regime. Tra gli anni Venti e Trenta, la cosiddetta “Spianata” verrà trasformata nel “Quartiere Giardino”, dotato di ampi spazi verdi ed alcuni edifici ancora oggi visibili. Gli anni del primo Novecento furono anche quelli del gusto liberty, di Giovanni Boldini e di Giuseppe Mentessi. Durante il secondo conflitto mondiale la città subì ferite gravissime sotto i bombardamenti aerei. Le truppe della Resistenza pagarono con la loro azione di forza un alto contributo di sangue (famoso e l’eccidio del Castello Estense nel 1943 descritto da Bassani nel libro Una notte del ’43) mentre gli ebrei ferraresi vennero deportati nei campi di concentramento dove ben pochi fecero ritorno. Oggi Ferrara può vantare un’alta qualità della vita grazie ad una realtà vivace ricca di splendide mostre d’arte, di una raffinata stagione concertistica e varie manifestazioni sportive e culturali. Dal 1995 è patrimonio dell’’Unesco come “culla dell’’arte”.