La triste fine di Obizzo II d'Este - Il portale dei monumenti di Ferrara, Castello Estense, Palazzo dei Diamanti, Casa Romei Jump on the link

La triste fine di Obizzo II d’Este

La triste fine di Obizzo II d’Este

Obizzo II fu un controverso personaggio di cronaca nera. Era nato tra il 1247 e il 1252, non si sa la data precisa, lontano da Ferrara, nel Napoletano, dalla relazione del padre, Rinaldo I d’Este, con una lavandaia napoletana. Rinaldo, figlio di Azzo VII d’Este, detto anche Azzo Novello, era stato consegnato dal padre all’imperatore Federico II di Svevia come ostaggio nel 1239. Quando nel 1251 Rinaldo morì, probabilmente avvelenato, il bambino di questi, Obizzo, venne consegnato ad Azzo il quale organizzò per far tornare a Ferrara il giovane nipote. All’arrivo di Obizzo a Ferrara era presente anche il cronista Fra Salimbene da Parma, il quale scrisse che il giovane rampollo arrivò in città «super asinum vel sumarium».

Nel 1264 Azzo VII morì e Obizzo divenne il principale pretendente alla supremazia nella signoria ferrarese; a persuadere Azzo VII e a far si che il giovane rampollo venisse nominato erede fu Aldighieri Fontana, personaggio potente a Ferrara, il quale poco prima della morte di Azzo aveva convocato nella piazza della città estense i suoi potenti amici delle città vicine e alcuni contingenti armati. Fu proprio lui a proporre che il posto di signore di Ferrara doveva spettare ad Obizzo aggiungendo inoltre che se gli Estensi non avessero avuto un discendente l’avrebbero creato loro a tutti i costi, perfino di paglia («Unum dominatorem constitueremus ex paleis»). La proposta del Fontana venne accolta dalla folla in piazza e Obizzo, il giorno dopo la morte di Azzo, venne nominato signore di Ferrara. Sempre a proposito di Obizzo II scrive di nuovo Fra Salimbene: «E così quel ragazzetto menato quivi da ultimo si tenne la signoria del marchese d’Este. E diventò un om malvagio assai e gareggiava si per costumi con Ezzelino. Fece affogare la propria madre dentro le acque adriatiche ovverossia nelle valli, per via che si vergognava fieramente d’aver una madre tale, che era stata una lavandara. E i giullari gli rinfacciavano velatamente l’infamia e lo facevano arrossire d’esser nato in maniera illegittima e d’aver una madre plebea. Alcuni dicevano che ‘sto Obizzo fusse el fiol de Azzone marchese d’Este…».

A questo punto c’è un piccolo mistero che gli storici non sono riusciti a risolvere. Nel manoscritto del Duecento di Fra Salimbene, citato prima, la frase è lasciata in sospeso, cancellata con dell’acido; forse il frate pettegolo si era lasciato sfuggire qualche notizia segreta e compromettente per non si sa chi e che un censore per non lasciare in vista quelle parole indiscrete sia intervenuto con l’acido per cancellarle. La cronaca del frate comunque riprende raccontando come « Obizzo, per via de so’ peccati è diventato guercio. Una volta che correva in torneamento – ed era sì il venerdì santo – gli si ruppe il troncone dell’asta e si guastò l’occhio destro e ne perse al tutto il lume. Faceva tali prodezze per amor di una donnarella che era là presente». In effetti le cosiddette “donnarelle” furono una passione che di fatto accompagnò fino alla fine la storia della casa d’Este. Lo si vedrà in seguito con Niccolò III, ma già Obizzo non era da meno e quando la “controparte” si ritraeva per qualche motivo lui continuava nei sui progetti erotici con la forza; si raccontava in città che «figliuole e mogli di nobili e non nobili di Ferrara, tutte le violentasse. E ancora era infamato, tuttavia senza prove, che avesse conosciuto le proprie sorelle e la sorella della moglie». Quando da Bologna arrivò a Ferrara Ghisolabella Caccianemici per essere promessa in moglie a Aldighieri Fontana, Obizzo pensò bene di aggiungerla al suo elenco di conquiste, tanto più che a fare da intermediario tra i due si offerse Venedico “Caccianemico” dell’Orso, fratello di Ghisolabella. Qualche tempo dopo, però, Aldighieri Fontana morì improvvisamente e la gente in città non tardò a pensare, conoscendone le abitudini, che dietro all’omicidio ci fosse la mano di Obizzo II. La notizia sembra confermata da una nota di Salimbene che dice: «Guastò e distrusse e cacciò via da Ferrara i Fontana che pur lo avevano allevato e aiutato a salire».
Il personaggio di Venedico è citato nel Canto XVIII dell’Inferno quando Dante lo trova nella bolgia dei seduttori mentre corre sferzato da diavoli cornuti; egli infatti racconta al poeta del mercimonio di sua sorella Ghisolabella, presso il marchese di Ferrara, in cambio di un appoggio politico. Nelle sue cronache Fra Salimbene scrisse di altri numerosi peccati commessi da Obizzo: «Fece molti altri mali e molti sì ne riceverà da Dio, se non cambia vita». Pare però che la vita non la cambiò tanto più che Dante nel suo viaggio tra inferno-purgatorio-paradiso lo vide tra i tiranni nel primo girone dei violenti, sommerso fino agli occhi nel sangue bollente:

«E quell’altro ch’è biondo
è Opizzo da Esti, il qual per vero
fu spento dal figliastro su nel mondo»
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, canto XII, vv. 110-113)

E in effetti la sorte di Obizzo fu all’incirca come detto dal poeta, poiché venne strangolato nel letto dai figli Azzo VIII (che gli succederà per diritto di primogenitura) e Aldobrandino II, entrambi gelosi del fratello minore Francesco, prediletto dal padre.