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La triste fine di Pietro Gonnella

La triste fine di Pietro Gonnella

Pietro Gonnella, detto anche Gonella, nacque a Firenze circa l’anno 1390 e fu un buffone molto noto presso la corte Estense servendo Obizzo III d’Este e Niccolò III d’Este.

Delle sue origini si sa poco, ma qualche notizia ce la da l’umanista Domenico Bandini da Arezzo che ci parla di un tale ‘Petri Fiorentini histrionis’ detto il Gonnella.
Franco Sacchetti, poeta della Firenze del ‘300, nella sua opera ‘Trecentonovelle‘ ce lo riporta come un buffone che si sposta da una corte all’altra ma che è legato particolarmente con quella di Ferrara.

Il Matteo Bandello ce ne parla come del un figlio di un cuoiaio fiorentino detto Bernardo. Pare che a venti anni circa se ne andò dalla sua città di origine per raggiungere la corte ferrarese nel ruolo di un giullare.
Le prime vere storie che ci sono giunte però al suo riguardo sono da attribuire al letterato mantovano Francesco da Mantova che nel suo testo ‘Facecie del Gonnella‘, stampato a Bologna nel 1506 da Giustino di Rubiera mise in versi la vita e le storie del buffone di corte.
Lo stesso testo poi fu ristampato diverse volte, anche con il titolo ‘Le buffonerie del Gonnella’, tra il XVI ed il XVII secolo questi racconti sono sate legate al più famoso testo faceto ‘Le facezie del piovano Arlotto’ e nel 1565 sotto il titolo ‘Facetie, motti, buffonerie et burle del Piovano Arlotto, del Gonnella et del Barlacchia‘.

Di Gonnella se n’è parlato anche nel Don Chisciotte della Mancia del Cervantes.

La sua fine fu tragicomica. Nel tentativo di risollevare il morale del suo padrone il marchese Niccolò III d’Este, affetto da una febbre quartana, lo fece adirare.
Il marchese, per restituirgli il piacere, gli organizzò uno scherzo, simulando la condanna a morte del buffone stesso per decapitazione. Il giorno designato, in preda alla disperazione Gonnella, si inginocchiò dinnanzi al boia, poggiò la testa sul ceppo ignaro di tutto e convinto che di li a poco sarebbe passato a miglior vita e, invece di prendere il colpo dell’enorme scure sul collo, gli arrivò addosso una secchiata di acqua gelida.
Fra le risate della gente però, il povero Gonnella dalla paura morì colpito da un infarto.

Questa scena è stata ripresa anche dal film di Florestano VanciniE ridendo l’uccise‘, in cui però il buffone che muore viene chiamato ‘moschino’ e ricordato dall’Ariosto, dentro le sue ‘Satire’ come un parassita.

Del nostro buffone oggi ci rimane un ritratto fatto dal pittore francese Jean Fouquet, databile fra il 1447 ed il 1450, conservato nel Kunsthistorisches Museum di Vienna.