Ercole I d’Este

L’Addizione Erculea

In quest’articolo, cari lettori, andremo alla scoperta di un capolavoro dell’urbanistica rinascimentale, la cosiddetta “Addizione Erculea”. Chiamata così in onore del suo ideatore, il duca Ercole I d’Este (1431-1505), fu una delle più significative e celebrate realizzazioni urbanistiche del Quattrocento; per la sua importanza, estensione ed organicità degli spazi, venne definita da Bruno Zevi “la prima città moderna d’Europa”.

Ferrara prima dell’Addizione di Ercole I

Il primo insediamento della città sorse sull’isola di Sant’Antonio (Ferrariola), poi chiamato Borgo San Giorgio, dove in seguito venne trasferita la nuova sede vescovile. Sulla riva opposta del fiume, come protezione, venne costruita una fortificazione bizantina, il castrum, individuato nella zona di via Porta San Pietro, le cui vie Cammello, Carmellino, Borgo di Sotto e Ghisiglieri formavano una sorta di quadrilatero. La struttura del castrum iniziò ad espandersi parallelamente alla riva del fiume formando così la prima vera città definita “città lineare”; una prova di questa tipologia urbana è caratterizzato dalle attuali vie Ripagrande e Carlo Mayr, un tempo l’antico corso del fiume. Partendo dall’antico castrum, questo impianto urbano fluviale era circondato a nord da una cinta muraria che comprendeva il tracciato dell’antica Via dei Sabbioni (oggi le attuali vie Garibaldi, Mazzini e Saraceno). Con l’ampliamento della città sulla sponda a nord del fiume decadde il ruolo centrale della Ferrariola e fu quindi necessario dotare il centro cittadino di sedi per il potere politico e religioso. Nel 1135 venne costruita la nuova cattedrale mentre accanto ad essa prese sempre più importanza la piazza delle Erbe (oggi chiamata piazza Trento-Trieste).
A quel tempo si era sviluppato nella zona del duomo, seppure fuori dall’antica cinta muraria, il cosiddetto Borgo Nuovo che aveva il suo asse nell’attuale Via Cairoli. Guglielmo II Adelardi (1120-1185), per proteggere il nuovo centro del potere, decise di inglobare all’interno della città il Borgo Nuovo e creare un terraglio con fossa e 18 torri con un andamento Ovest-Nordovest. Successivamente con il marchese Nicolò II ( 1338-1388) si ebbe la prima Addizione della città, ad opera di Bartolino da Novara. Architetto di corte, famoso per aver costruito il Castello Estense, Bartolino realizzò un primo ampliamento della città senza però inglobare nuovi borghi, bensì recintando un grande spazio aperto (Pratum Bestiarum) urbanizzato con nuovi edifici e strade rettilinee il cui asse viario principale fu la Strada di San Francesco (attuali via Voltapaletto-Savonarola). Questo ampliamento venne protetto a nord, lungo l’attuale corso Giovecca, da una linea difensiva fortificata con al suo fianco un fossato.
La seconda Addizione è quella voluta a metà del Quattrocento dal marchese Borso d’Este (1413-1471) la quale sfruttava il percorso del fiume Po, a sud della città, parzialmento interrato in seguito alle rotte di Ficarolo. Venne così tracciata la cosiddetta Strada della Ghiara (le attuali vie Ghiara e XX Settembre) che divenne l’asse portante del nuovo ampliamento mentre una serie di strade minori perpendicolari alla principale vennero unite con l’antico tessuto urbano. Lo stesso Borso promosse la ristrutturazione della chiesa di Santa Maria degli Angeli e della delizia di Belfiore (entrambe oggi scomparse) situate fuori dal fossato della Giovecca. Nel 1461 il marchese volle realizzare una “via Larga”, con cui poter raggiungere velocemente i territori a nord del Castello, e ordinò che in tale strada fossero piantati dei pioppi: questa strada venne così chiamata “Via dei Piopponi” o “Via degli Angeli”.

L’addizione di Ercole I

L’ampliamento della città di Ferrara meglio noto come “Addizione Erculea”, operata a nord del fossato della Giovecca, è considerata una delle più importanti e significative opere urbanistiche del XV secolo. Secondo Bruno Zevi, la decisione di realizzare questo ampliamento nacque per esigenze militari ed anche per motivi politici. Dal punto di vista militare la questione riguardava l’antica rivalità tra gli Este e Venezia. Tra il 1482 e il 1484 gli estensi furono in lotta con la Serenissima nella cosiddetta “guerra del sale”. Venezia infatti voleva espandersi sulla terraferma ed avere il controllo sul commercio del sale, che la città estense aveva iniziato a raccogliere presso Comacchio. Cosciente che il conflitto con i veneziani sarebbe durato a lungo, dal momento che Venezia disponeva di un ottima flotta, di grandi risorse finanziarie e di un ingente numero di soldati, Ercole I già nel 1479 aveva migliorato le difese a nord ovest di Ferrara. Dopo alterne vicende militari venne siglata nel 1484 la pace di Bagnolo che lasciava Ferrara alla casata estense costringendo così il duca Ercole I a cedere Rovigo ed il Polesine ai veneziani rinunciando così ai territori a nord del Po. Secondo molti studiosi è a seguito di questa rovinosa guerra che Ercole I cominciò a pensare concretamente al grande progetto urbanistico.
A partire dal 1490 il duca iniziò a promuovere un azione di tipo amministrativo e patrimoniale tesa ad ampliare le proprietà ducali nell’area a nord delle mura della Giovecca anche attraverso l’esproprio coercitivo di aree private o occupate da istituzioni religiose. Nei piani di Ercole I il progetto preliminare dell’Addizione prevedeva la costruzione di palazzi, chiese e case private, strade larghe e rettilinee e spazi verdi; insomma una grande area urbanistica a settentrione della città vecchia, chiamata “Terra Nova”, che nelle intenzioni del duca doveva essere protetta da un moderno sistema difensivo in grado di allontanare dal centro cittadino e dal Castello il pericolo di nuove incursioni, soprattutto da parte dei veneziani. Dal punto di vista politico quest’opera, una volta giunta a compimento, avrebbe dato notevole pregio alla signoria estense che in questo modo avrebbe riaffermato la propria importanza nei confronti delle altre corti italiane. Ad appoggiare il progetto del duca fu anche il patriziato cittadino, formato da nobili famiglie come gli Strozzi, i Turchi, i Mosti, i Bevilacqua e i Guarino, favorevoli al popolamento della Terra Nova e all’insediamento attraverso la costruzione di case e palazzi.

Per il progetto e la realizzazione di questa grande opera urbanistica il duca incaricò l’architetto di corte Biagio Rossetti (1447-1516). Rossetti aveva già lavorato per la signoria estense ad importanti cantieri nella città tra cui ricordiamo il Campanile di San Giorgio fuori le Mura, l’abside della chiesa di San Nicolò, le mura medievali ed anche importanti lavori di architettura religiosa ferrarese.
I lavori all’Addizione ebbero inizio a partire dal 1492 con il tracciamento del nuovo tratto delle mura mentre pochi giorni dopo si iniziò a scavare un lungo fossato, largo oltre 30 metri, che dalla chiesa di San Marco (ubicata in fondo all’attuale viale Cavour) si sviluppava fino alle mura medievali del Borgo di Sotto. Con questa opera il palazzo di Belfiore e una parte del suo barco, oltre ad alcuni borghi preesistenti e a monasteri vennero racchiusi all’interno di una cinta muraria arricchita poi da torrioni. Per non insospettire i veneziani Ercole I fece circolare la voce che tale opera difensiva serviva al semplice scopo di ampliare la città in quanto era diventata troppo piccola per la popolazione ferrarese. Successivamente venne interrato il fosso della Giovecca, facendone una larga strada che facesse da congiunzione con la parte antica della città: in corrispondenza degli sbocchi delle vie medievali Rossetti fece realizzare dei prolungamenti regolari fondendo in questo modo la città medievale con quella nuova.
Rifacendosi all’urbanistica romana, il cosiddetto “cardo” e “decumano”, Rossetti pensò a due assi viari principali, quasi ortogonali tra loro. Orientata come decumano (cioè da est verso ovest) era la Via dei Prioni (oggi corso Porta Po-Biagio Rossetti e Porta Mare), chiamata così perché pavimentata con grandi pietre, i “prioni” appunto, la quale collegava la Porta di San Giovanni ad est con quella di San Benedetto ad ovest. Su un lato di questa strada, in posizione decentrata, Rossetti realizzò una piazza alberata come luogo di aggregazione sociale e di mercato, la Piazza Nova (oggi chiamata Piazza Ariostea). L’asse trasversale che intersecava la Via dei Prioni, posizionata come cardo (da nord a sud), era la Via degli Angeli (oggi Corso Ercole I d’Este). Come accennato in precedenza, questa strada venne selciata e “decorata” con alberi di pioppo da Borso nel 1461; sempre accennato nelle righe precedenti, questa strada, attraversando una zona ad orti e giardini, partiva dal Castello e, per mezzo della Porta degli Angeli (oggi la casa del boia), immetteva nella riserva ducale del Barco.

Addizione di Ercole I detta appunto “erculea”

Punto di incontro di queste due principali strade è il cosiddetto Quadrivio degli Angeli. Qui si affacciano tre edifici rinascimentali di notevole pregio, che vedremo più tardi. È interessante notare l’attenzione con cui il Rossetti volle definire i particolari d’angolo dei tre palazzi inserendo balconi, paraste (ovvero pilastri contenuti in una parete e parzialmente sporgenti da essa) e contrafforti. Di questi tre edifici quello di maggior pregio è il palazzo dei Diamanti, che deve il nome all’impresa di Ercole I. Caratterizzato dal rivestimento a bugne appuntite, questo palazzo venne costruito nel 1493 per volontà dello stesso Ercole I e in seguito donato al fratello Sigismondo. Di fronte al palazzo dei Diamanti, nel primo tratto di corso Ercole I d’Este, venne costruito nel 1498 palazzo Turchi Di Bagno al cui interno oggi si trova il Dipartimento di biologia ed evoluzione ed il Museo di paleontologia e preistoria “Piero Leonardi”. Sempre di fronte a palazzo Diamanti, ma sul lato verso l’attuale corso Porta Po-Biagio Rossetti, si trova palazzo Prosperi-Sacrati, costruito per volontà di Francesco da Castello, medico personale di Ercole I, nel 1493. La caratteristica di questo maestoso edificio, che subito risalta alla vista, è lo splendido e monumentale portale in stie veneziano con al di sopra un balcone in marmo bianco, sorretto da putti seduti. Sempre progettato dal Rossetti, a poca distanza da palazzo Diamanti (verso il Castello) è anche palazzo don Giulio, voluto nel 1501 da Ercole I e in seguito donato al figlio illeggittimo Giulio d’Este. Oltre ai palazzi del Quadrivio, citiamo anche palazzo Strozzi-Bevilacqua, situato attorno a piazza Ariostea, e palazzo Trotti-Mosti situato anch’esso lungo corso Ercole I d’Este. Oltre ai grandi palazzi nobiliari, la Terra Nova venne edificata con case di modeste dimensioni: si trattava di piccole residenze, a uno o due piani, spesso raggruppate lungo le nuove strade e talvolta concesse dal duca in dono a suoi servitori o artigiani. Dei tanti edifici realizzati all’interno dell’Addizione Erculea solo alcuni sono giunti integri fino ai nostri giorni ma l’impronta di quella creazione voluta da Ercole I d’Este ancora oggi la si può percepire nel paesaggio urbano della Ferrara contemporanea.

L’Addizione Erculea fu nel panorama italiano ed europeo di quel tempo, l’opera urbanistica più moderna e anche la più duratura, essendo rimasta praticamente intatta e inalterata fino ai giorni nostri. Ed è grazie a quell’idea che ebbe Ercole I se il centro storico di Ferrara ebbe nel 1995 il riconoscimento da parte dell’UNESCO di “Città del Rinascimento”.

Articolo di Marco Ardondi