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Oratorio di Santa Barbara

Oratorio di Santa Barbara

La Chiesa annessa al Conservatorio di Santa Barbara è ancora visibile in angolo tra la Via Mortara e il Corso della Giovecca, sul quale si affaccia.

Il Conservatorio, fu voluto ed edificato nel 1572 e venne poi ricostruito ed ampliato nel 1588 su progetto dell’Aleotti; la Chiesa venne ampliata nel 1611 e consacrata dal Vescovo Fontana in persona.

La ragione della costruzione di questa struttura religiosa va ricercata nel terremoto che nel 1570 devastò Ferrara, demolendo un gran numero di edifici e danneggiandone parecchi altri. Questo disastrò accompagnò la città con scosse di assestamento per almeno altri 4 anni.

Barbara d’Austria, moglie di Alfonso II d’Este, vedendo “molte figliole andar disperse e raminghe per la città, la qual cosa non potendo sofferire, comandò che nello Spedale di Santa Iustina si radunassero, dove a spese di lei vennero trattenute”.

In quella occasione, come ci insegna il Frizzi, “sua cura fu il raccogliere nell’ospitale di Santa Iustina, molte fanciulle disperse per la città, ed esposte in quella universal confusione a’ pericoli di vita ed onestà” [A. Frizzi, Memorie per la Storia di Ferrara, vol. IV, Abram Servadio, 1848].

La duchessa per dare protezione a queste donne acquistò anche alcune proprietà dirimpetto al monastero di San Bernardino istituendo in questo luogo il nuovo Conservatorio.




Dopo la devoluzione di Ferrara alla Santa Sede nel 1598, le sorti del Conservatorio ebbero un momento di crescita grazie anche ad una cospicua donazione di tale Leonarda Cumeni Forni, ricca nobildonna cittadina.

Con l’arrivo delle truppe napoleoniche, anche questo complesso ebbe a vedere le proprie porte chiuse e le donne ivi riparate andarono presso il Monastero di San Guglielmo, che venne detto quindi Gran Conservatorio.

Successivamente, fra il 1808 ed il 1815, il Conservatorio di Santa Barbara ritornò al suo uso.

La Chiesa fu definitivamente chiusa al culto nel 1950 e l’educandato trasformato in edifici ad uso civile.

Tutta la quadreria di cui la struttura era dotata si trova ora presso gli archivi di Palazzo Schifanoia.

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