Salinguerra e la sua famiglia, i Torelli, chi erano?

Salinguerra e la sua famiglia, i Torelli, chi erano?

di Simone Zagagnoni

A Ferrara oggi rimane solo una Via che porta il nome di Salinguerra e un paese, Masi Torello.
Ma chi era questa stirpe che nei secoli diede filo da torcere agli Estensi tanto da strappargli quasi il primato in città?

Vediamo da dove venivano.

Gli Hucpoldingi.

Sono una delle principali stirpi franche e appaiono in Italia con il conte del Sacro Palazzo di Ludovico II figlio di Carlo Magno.
Arrivati in Italia, nei secoli si legheranno alle maggiori famiglie e stirpi italiane del’Italia Nord Centrale.
Gli studiosi suppongono che da essi possano essere discesi casati come Canossa, Estensi, i marchesi di Toscana, i conti Guidi, i conti Alberti, gli Aleramici, gli Adimari e i conti di Bologna.

Proprio questi ultimi sono quelli che ci interessano e che genereranno la nostra stirpe ferrarese.
Ma torniamo indietro ancora un attimo, torniamo a Hucpold.

Hucpold iniziamo a trovarlo citato in alcuni documenti fra l’anno 851 e l’860 come persona facente parte della legge ripuaria.
Fu molto noto all’epoca per alcune sue imprese militari, venne reclutato da Lotario I per la spedizione contro i saraceni (846-847) guidando le truppe francesi con l’incarico molto elevato di “Signifer“.

Sempre fra l’851 e l’860 lo vediamo a fianco dei maggiori esponenti dell’aristocrazia italiana, prima a Pavia con i conti Achedeo ed Adelgiso (conte di Parma) poi nei pressi di Camerino, affiancado da Wibodo, messo imperiale e importante vescovo della città di Parma e Adalberto conte, forse ‘marchese’ di Toscana.

Nello 858 Hucplod lo troviamo oltralpe in “villa Salmoringam” presenziare ad un placito come membro di una societa comitum.
Perdiamo le sue tracce dopo l’anno 860.
Fù il fondatore del monastero di Sant’Andrea in Firenze.

Questo il capostipite di quella razza che generò i Torelli ferraresi.
Hucpold si sposò con Andalberta d ebbe tre figli, una, Berta I andò in convento e divenne badessa di Sant’Andrea in Firenze nello 852, l’altra figlia, Engelrada I definita “comitissa ducarissa lex salica” sposò un Martino duca e il maschio, tale Hucbaldus o Ubaldo I che sposò una sconosciuta figlia del marchese Adalberto II di Tuscia di legge bavara.
Lo troviamo attivo in Tuscia attorno allo 871 e partecipe alla battaglia della Trebbia nello 889.

Fù conosciuto per il suo ruolo di uomo di fiducia di Guido da Spoleto e per l’attività militare svolta accanto a quest’ultimo.
Divenne poi anche messo di Ludovico II imperatore e dallo stesso, chiamato nell’anno 871 a fare un indagine su dei beni contesi rivendicati dal vescovado di Lucca.
L’ultima traccia documentata che abbiamo di lui vivo è una sua testimonianza come partecipe alla battaglia che si tenne a Pavia e in cui venne assediata da Arnolfo di Carinzia, lui militava nelle difese della città.

Ubaldo I ebbe due figli, Berta II che fu badessa di sant’Andrea in Firenze e Bonifazio I “Comes marchio lex ripuaria” ventinovesimo duca e marchese di Spoleto e Camerino.
Bonifazio ottenne investitura da suo cognato, il re Rodolfo II di Borgogna dopo che il nostro duca durante la battaglia di Fiorenzuola del 923 si distinse in atti bellici di notevole valore.
Gli vennero concessi il comitato di Modena comprensivo dei distretti di Brento e di Saltospano nella diocesi bolognese.
Seguitamente fu creato anche titolare della marca di Camerino e Spoleto.

Questo personaggio fu citato in un diploma di Ottone I del 962 che ricorda come Bonifazio avesse avuto il beneficio della corte regia di “Antognanum in loco Saltospanum, coniacentem in comitatu Motinese, in plebe Sancti Vincenti“.

Con queste investiture i Conti avevano fatto pubblico accesso all’area felsinea con il comitato di Modena che comprendeva appunto come già detto buona parte anche della diocesi bolognese, tale che ancora nell’XI secolo la si ricordava come “iudiciaria Motinensis“.

Stando ad alcuni ricercatori che hanno pubblicato i loro studi su internet, risulta che nell’anno 936 Bonifazio fece una grossa permuta, scambiando con l’abbazia di San Silvestro di Nonantola ingenti beni nel territorio di Ferrara e Modena in cambio di altrettanti beni del comitato fiorentino.
Pare che morì attorno al 953.

Ebbe diversi figli tra i quali Everardo vescovo di Arezzo di legge ripuaria, Adalberto I che fu “comes lex ripuaria” e che rivedremo dopo come ramo principale di questo casato, un Teobaldo marchese e duca di Spoleto, un Adimaro e una Willa I contessa.
Da notare che Adimaro, di cui si sa pochissimo fu il padre di Willa II che sposò Tedaldo di Canossa generando Bonifacio e poi Matilde, la più famosa grancontessa e poi viceregina d’Italia.
Ma è Adalberto I che ci interessa maggiormente perchè sua figlia Ermengarda, da un legame concubinario con il vescovo Giovanni di Bologna ebbe un tale Lamberto al quale però fece da padre un certo Petrone duca e marchese dell’area di Bologna (forse lo zio di Giovanni vescovo).
Questo Lamberto ebbe un figlio chiamato Pietro di Remengarda detto “Torello“, qui, parte il ramo con la nomea Torelli.
Lamberto lo troviamo in una donazione datata 1017 in cui lui stesso ricordava che i suoi parenti defunti “ordinaverunt et restauraverunt” la chiesa con annesso monastero dell’antico “municipium” di Claterna (scomparsa, fra le attuali Bologna e Imola in territorio ozzanese); Lamberto donò appunto al cenobio, delle terre e dei possedimenti nei dintorni della struttura clericale.
Poi, nel 1082 rinnovò un antica enfiteusi a favore a favore di Santo Stefano inerente alla sesta parte del monastero di Sant’Isaia (Bologna).

Questo ramo di sangue si estinse subito dopo perchè questo “Torello” generò due figlie femmine, una delle quali fu data in sposa ad un tal Federico da Ferrara figlio di Guido di Federico, che a detta di alcuni studiosi non si tratta di null’altro che un ramo minore della stirpe adelarda (Marcheselli-Adelardi) e l’altra forse di nome Emma invece ad Alberto del fù Guido dei Frogeridi che generò un figlio maschio di nome Guido.
Questa Emma figlia di Pietro d’Ermengarda concesse in enfiteusi al monastero di Santo Stefano in Bologna la sua parte di un manso situato nel vico di San Giovanni Triario (Minerbio).
L’unione matrimoniale di queste due persone ci darà un Guido Salinguerra di cui non si conosce prole e Pietro detto “Torello” che sarà poi il padre del più famoso Salinguerra I, primo in città a determinare veramente le posizioni politiche imperiali (ghibellini).
Pietro compare in una carta bolognese del 1112 fra i vari possessori e quindi confinanti di un appezzamento terriero nominato come “Petrus de Ermengarda qui vocatur Taurello“.
Veniva nei documenti menzionato con il nome del nonno e quindi si rischia di fare confusione ma il personaggio è ben individuato.
Nel 1106 Matilde di Canossa refutò dei beni al vescovo di Ferrara, Landolfo, alla presenza anche di Pietro d’Ermengarda.
A novembre dello stesso anno, il medesimo vescovo Landolfo investì di quei beni un tale Nordilo di Castelvetro a patto che servisse a vita la contessa Matilde di Canossa, testimoni di questo atto di investitura, diversi uomini della nobiltà locale padana tranne Pietro di Ermengarda o Remengarda che qui viene menzionato come Pietro Torello.
Come ci suggerisce la professoressa Tiziana Lazzari, studiosa di queste vicende, questo documento assieme ad altri, molto importanti, testimoniano quanto il Pietro Torello fosse dentro agli ambienti della corte matildica dell’ultimo periodo della grancontessa.
In questi “istrumenti” il suo nome è citato accanto a quello di persone come Arduino da Palude, Azzo da Sala, Sasso di Bianello i quali, furono fra i più importanti uomini di fiducia di Matilde.
Fra le varie cose lo troviamo definito assieme a Guglielmo I degli Adelardi in Cornacervina come “Capitaneus” in altre carte del 1112 e nel 1123 presenzia ad una “curia vassalorum” in Santa Maria in Vangadizza
Pietro svolgeva la sua attività a Ferrara mentre Guido “qui vocatur Salinguerra” suo fratello mandava avanti gli affari a Bologna.
Esso fece una concessione enfiteutica nel 1128 a favore del monastero di Santa Maria in Strada (Anzola Emilia).
Allora la famiglia Torelli di Bologna possedeva case sulla piazza Maggiore, poi vendute nel 1200 dal ramo ferrarese al Comune di Bologna e altre in Via Carbonesi, dove pare che ci fosse la residenza della famiglia bolognese.
Perno principale e vero campione di tutta la stirpe fu proprio lui, Pietro detto Torello perchè l’appellativo “de Ermengarda” dopo di lui non verrà più adottato e il soprannome “Torello” si muterà in cognome, il cognome di quella signoria stroncata sul nascere.

Stemma della famiglia Torelli

Ha poi principio e prende fama quel nome, “Salinguerra” che darà fama eterna a questa casata dandole una via cittadina e che deriva da “Saliens in Guerra” e cioè forte in battaglia.
Troviamo nelle documentazioni diverse sue tracce.
Nel 1123 assiste ad una donazione di Guglielmo di Bulgano (12 Ottobre 1123), nel 1127 poi assieme a Guglielmo Adelardi e Casotto viene definito “Capitaneus” e nel 1135 è presente come primo teste alla donazione alla chiesa romana dei terreni per l’edificazione della cattedrale (30 Ottobre 1135).
Lo ritroviamo poi nel 1155 come capo del Comune di Ferrara in una controversiacon quello di Verona per la fortezza di Ostiglia (31 Maggio 1151).
All’anno 1162 è ricordato come avversario politico dei Marchesella (2 Gennaio 1162).
Salinguerra I morirà attorno al 1163-64 dato che proprio in quest’ultimo anno sparisce dalle cronache documentarie cittadine e inizia la sua attività politica suo figlio Torello facendo comparsa nella Curia Vassalorum dell’arcivescovo di Ravenna (6 Dicembre 1164).
Avvocato dell’abbazzia di Santa Maria di pomposa come il padre, nel 1178 in alcuni documenti dichiarerà di essere legato agli Estensi da vincoli di dipendenza feudale.
E’ importante ricordare come Salinguerra II e quasi certamente il qui menzionato (suo padre) Torello parteciparono alla questione dell’ingente eredità della famiglia Marchesella Adelardi dato che l’ultimo di questa casata si era spento nelle persone di Guglielmo II, di Adelardo II e della figlia e nipote Marchesella.
Obizzo I ricevette la maggior parte dei beni di questa famiglia capitaneale in un processo che ancora oggi risulta abbastanza controverso e dubbioso; questo permise agli Estensi di venire dal veneto a Ferrara e risiedervi.
Torello assistette assieme a suo figlio Salinguerra II all’emanazione di un privilegio da parte dell’imperatore Enrico VI per il comune di Ferrara (12 Febbraio 1191).
Dopo il 1196 in cui Torello compare negli elenchi dei vassalli della chiesa vescovile ferrarese di lui non si hanno più tracce e si attesta la sua morte circa in questo periodo.

Entra quindi definitivamente in gioco Salinguerra II, che porterà questa casata all’apice del potere e della ricchezza e al massimo livello di scontri con la famiglia Estense che nel 1240 avrà la meglio.
Lo troviamo già podestà di Ferrara nel 1195, podestà di estrazione cittadina e nello stesso anno, direttamente dall’imperatore, riceve le concessioni per la giurisdizione sulle terre e sui palazzi imperiali cittadini.
L’avversario dei Torelli, Azzo VI detto Azzolino, muore mentre si trova a Verona e prende le redini della casa d’Este, Aldobrandino.
Stando poi ad altri documenti, nel 1213 Salinguerra II risulta vassallo della chiesa ravennate e nello stesso anno fa la pace con la famiglia Estense con cui in precedenza aveva avuto diversi momenti di tensione.
Nel 1215 Aldobrandino muore molto giovane e Salinguerra II regna incontrastato a Ferrara; l’anno dopo alcuni documenti ci testimoniano come Salinguerra II sia dipendente dalla chiesa romana per i possessi di Argelata, Medicina, Carpi, Bondeno ed altri beni di epoca matildica (vedi l’albero genealogico).
Nel 1221 circa, Azzo VII che nel frattempo ha preso a capitanare la fazione Estense arriva ad accamparsi con le sue truppe sotto le mura di Ferrara pressando l’abitato in assenza del Torelli che poco dopo riprende totalmente il controllo su Ferrara e ristabilisce una breve pace fra le due pars.
Si crede che Salinguerra II si sia sposato attorno al 1220 con Sofia da Romano, figlia del signore di Padova Ezzelino II da Romano e sorella del terribile e potente Ezzelino III da Romano, alleato con il nostro Salinguerra II.

Un evento importante e degno di nota avviene nel 1223-24 quando Azzo VII assieme ad alcuni alleati, in forze assedia Ferrara.
Salinguerra dopo diversi tentativi diplomatici lo convince ad entrare in città per firmare una pace e appena dentro le mura lo arresta e lo fa prigioniero.
Poco tempo dopo l’Este sarà liberato e una volta a piede libero con i suoi uomini si reca a Fratta (Fratta Polesine?) facendo una strage dei seguaci della fazione Torelli-Salinguerra.
Sempre in quest’anno viene stretta una pace fra i due, dopo anni di durissimi scontri.
Dal 1224 Salinguerra II si concentrerà principalmente all’amministrazione cittadina senza più far ritorno in Veneto.
Fino alla sua cattura nel 1240, Ferrara verrà retta dalla fazione Torelli.
Nel 1229 vediamo rompersi la tregua con gli Estensi, i due schieramenti tornano ad affrontarsi.
Per aver prevalso dopo molti anni la famiglia Torelli a Ferrara, si vede la popolazione spostarsi su posizioni filoimperiali e Azzo VII d’Este, dopo essere stato al seguito di Federico II passa allo schieramento papale o guelfo che dir si voglia.
Nel 1238 Federico II Hohenstaufen si trattenne in città per una dieta imperiale ed è probabile che sia stato ospitato presso la residenza della famiglia Torelli che noi identifichiamo essere stata nella zona di Via Fondobanchetto.

La lapide tombale di Salinguerra II dei Torelli

La carriera del nostro Salinguerra II termina nel 1240 quando Gregorio da Montelongo legato papale assieme alle forze degli Estensi, dei Veneziani, dei Ravennati e di altri alleati guelfi accerchiano Ferrara e la sottraggono alla fazione imperiale, catturando con l’inganno il Torelli e traducendolo a Venezia al confino dove morirà il 25 Luglio del 1245, verrà tumulato nel monastero di San Nicolò a Lido dove ancora oggi si può osservare la sua lapide funeraria che recita “sepulcrum magnifici dni salinguere deferaria primi qui obit die XXV iulium MCCXIIIIII

Ferrara dopo questo periodo “ghibellino” vedrà un ribaltamento ed un mutamento delle istutuzioni con il seguente rafforzarsi della “pars” Estense.
Ma il casato dei Torelli, cacciato da Ferrara e sparso nelle campagne e in altre città crea fastidi ad Azzo VII organizzando una congiura ai danni dell’Este però sventata.
Verranno esiliati Ubaldino da Fontana e altri e decapitati Giacomaccio de’ Trotti e Nicolò Caxarii.

Ultimo vagito della forza di questa famiglia molto potente fu il tentativo di riprendersi la città ferrarese fra il 1308 ed il 1310 in cui Salinguerra III, nipote del più noto, tentò di entrare a capo di un manipolo di uomini armati, tentativo che, stando ad alcuni cronisti, portò i Torelli a Ferrara per un brevissimo periodo, poi ricacciati nuovamente.

Il nostro Salinguerra II durante la sua lunga vita si sposò per ben tre volte.
Il primo matrimonio con una certa Retrude di cui al momento non si dispongono ulteriori notizie se non che gli diede una figlia, tale Bartolomea.

Sepolcro di Giacomo Torello da Fano

La seconda moglie, Sibilla di Uguccione da Montefiore da cui ebbe una figlia di nome Fraisenda e l’ultima, Sofia da Romano di cui abbiamo già discusso prima che gli permise di continuare la stirpe fino ai giorni nostri.
Dopo gli eventi del 1240, e cioè quando Salinguerra II venne arrestato ed esiliato a Venezia, sua moglie lo seguì al confino e anche il figlio Iacopo fu con il padre esiliato.
Ma grazie ad Azzo VII d’Este, fu concesso a Iacopo di andarsene da Venezia il quale si ritirò a Padova dallo zio Ezzelino III da Romano, in quegli anni, doveva avere una ventina di anni essendo nato dal matrimonio fra Sofia e Salinguerra II nel 1220 circa.

Secondo alcune testimonianze documentarie, Iacopo sposò poi a Venezia Maria Morosini, figlia minore del doge Domenico Morosini da cu ebbe due figli, Giacoma, di cui non si sa praticamente nulla e Salinguerra III di cui poco più sopra si è detto.
Nel 1245 Iacomo o Giacomo era a Modena per una donazione ai Francescani inerente ad un terreno di sua proprietà che si trovava accanto alla loro chiesa di Ferrara, necessario a loro per l’ampliamento del convento.
Al trapasso del padre avvenuto nel 1245, Federico II imperatore lo investì dei titoli del padre e divenne conte di Carpineto e signore di Medicina, titoli subito persi per la deposizione dell’imperatore da parte di papa Innocenzo IV che passò i feudi ai suoi parenti prossimi.

Nulla più si sa di Iacopo e alcune frammentarie notizie lo danno per defunto nel 1270, ne dove sia vissuto, ne cosa abbia fatto in vita.
Un bellissimo studio di Giuseppe Pesce ipotizza che si sia accodato al papa Innocenzo IV in viaggio verso Napoli probabilmente per tentare di riavere i possedimenti.
Il Santo Padre morì e assieme a lui le possibilità del Torelli di riavere i suoi feudi.
Potrebbe essere che il Torelli abbia deciso di fermarsi a Casoria (Napoli) e di rifarsi una vita laggiù, magari tentando di ottenre qualche feudo dal vescovo di Napoli.
Lo studioso però ci fa notare che fra l’epigrafe di Casoria del Giacomo Torello e quello di cui sappiamo dai documenti vi è un incongruenza, il Torelli meridionale è definito “da Fano” quando sappiamo bene dalle carte che ci sono giunte che visse di certo fra Ferrara, Modena, Venezia e Padova anche se nessuno ci impedisce di pensare che si sia potuto ritirare nella cittadina di Fano appunto ove vi era un ramo dei Torelli più pacifici prima di scendere in Italia del sud.

Sulla lapode sepolcrale rimane questa epigrafe postuma che recita:

QUI GIACE LO NOBILE GIACOMO
TORELLO DA FANO HOMO DE
ARME VENUTO CON INNOCENTIO
IIII.P.R. IN QUESTO REGNO CONTRO
RE CORRADO NEL
ANNO MCCLIIII
ET IN QUESTA VILLA PERBELLEZA
DE UNA DONNA MARITATO
LASSANDO TRE FIGLIOLI
QUI MORI ANNO
MCCLXXXI

Rimane quindi il mistero se il Torelli da Fano seppellito in provincia di Napoli sia parente con il figlio di Salinguerra II.

Scarica e consulta l’albero genealogico della famiglia Salinguerra Torelli

Bibliografia:

  • Storia di Ferrara – vol. V – Il basso medioevo XII – XIV – Corbo Editore
  • Società e politica a Ferrara dall’età postcarolingia alla signoria Estense (secoli X – XIII) – Andrea Castagnetti – Patròn Editore
  • Comitato senza città – Tiziana Lazzari – Paravia Scriptorium
  • Vassalli matildici a Bologna: Pietro d’Ermengarda e la sua discendenza – Tiziana Lazzari – in I poteri dei Canossa. Da Reggio Emilia all’Europa – Atti del Convegno internazionale di studi (Reggio Emilia – Carpineti, 29-31 ottobre 1992) a cura di Paolo Golinelli – Patròn Editore
  • Giacomo Torello da Fano – Giuseppe Pesce – Oxiana Edizioni
  • Torelli di Ferrara – vol. II – P. Litta
  • Memorie per la Storia di Ferrara – vol. II pag. 226 – Antonio Frizzi – Abram Servadio Editore
  • La fondazione monastica di San Nicolò a Lido (1053 – 1628) – Licia Fabbiani – Comune di Venezia
  • Sito web della famiglia dei Carnesecchi – www.carnesecchi.eu