Statua del guerriero sulla Cattedrale - Il portale dei monumenti di Ferrara Jump on the link

Statua del guerriero sulla Cattedrale

Statua del guerriero sulla Cattedrale

di Paolo Sturla Avogadri

Ci sono motivi fondati, in contrapposizione all’ipotesi del Pasini-Frassoni, per ritenere che Guglielmo III degli Adelardi fosse un Cavaliere Templare, cioè di quell’Ordine che, pur sciolto nel 1312, fa ancora tanto parlare di sé:

  1. Sappiamo che il voto di castità non era prerogativa dei soli Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni, ma comune a tutti gli Ordini monastico-militari, quindi anche ai Templari;
  2. Il lascito testamentario a favore della chiesa di San Giovanni dell’Ospedale non ne indica necessariamente l’appartenenza a quell’Ordine (si sa infatti che, soltanto in Italia, ben 27 case templari furono intitolate a San Giovanni, pur se patrono degli Ospitalieri). Inoltre, non ci deve influenzare il fatto che quel complesso ospedaliero fosse “commenda” dell’Ordine omonimo, col titolo di “Trinità”, perché lo divenne solamente nel 1338, cioè 26 anni dopo lo scioglimento dell’Ordine del Tempio, i cui beni passarono, quasi per intero, ai Giovanniti (bolla papale “Ad providam Christi Vicarii”, Vienne, 2 maggio 1312). A sostegno della templarità di questo complesso cito il testamento del ferrarese Ubaldino Fontana (Bologna, 30 settembre 1297) che nomina il “Collegium hospitalis Sancti Johannis de Templo”, cioè dell’Ordine del Tempio. E, poiché dubito che in quell’epoca, nella sola Ferrara, potessero esservi due ospedali intitolati a quel medesimo Santo, lo identifico inequivocabilmente come quello situato, fino all’esproprio napoleonico (1798), nell’isolato compreso fra le attuali vie Cortevecchia-Boccaleone-Podestà-del Turco. Ciò, anche se uno stimato storiografo contemporaneo ha ritenuto che il nobile Fontana facesse riferimento ad un non meglio identificato ospedale templare “di Gerusalemme”, dimenticandosi che, in quell’anno in tutta la Terrasanta, non vi era ormai più nulla di templare e tanto meno di cristiano da gratificare. San Giovanni d’Acri era infatti caduta, con grande spargimento di sangue, ben sei anni prima (28 maggio 1291) e le due ultime fortezze templari, Tortosa ed Athlit, erano state evacuate rispettivamente il 3 e 14 agosto successivi. In tempo utile perché potessero salpare le navi templari che, su incarico di Elena Angeli Comneno, duchessa di Atene, trasportavano i resti della “Santa Casa di Nazareth” che, dopo infinite vicissitudini, venne ricostruita a Loreto (1293).
  3. Per quanto riguarda lo stemma Adelardi, in disaccordo con l’ipotesi del Pasini-Frassoni, ritengo quasi impossibile un errore da parte dei pittori dell’epoca, veri specialisti in campo araldico, che avrebbero sbagliato, non soltanto il colore, ma anche la foggia della croce! Erano certamente nel giusto perché, mentre i Giovanniti avevano nello scudo la croce “biforcata” (o croce di Malta) bianca o argento in campo rosso, i Templari, come sullo stemma Adelardi, la portavano “patente” (cioè allargata alle estremità) rossa in campo bianco o argento.
  4. A metà dello spigolo sinistro della facciata del Duomo è ben visibile la statua equestre di un guerriero  armato di tutto punto che, tradizionalmente, viene indicato come l’Adelardi. Oltre la lancia ornata del pennoncello, egli imbraccia lo scudo sul quale è ben visibile l’escarboucle, ossia il “carbonchio”, una figura araldica formata da una croce ricrociata punteggiata da borchie di protezione con al centro l’umbone. Questo fregio, che possiamo vedere frequentemente sui sigilli dei Templari, fu portato sui loro scudi finchè non venne sostituito (1147) dalla croce patente rossa, simbolo dell’Ordine e della “Crociata permanente” contro l’Islam.
  5. Ed infine, se il nostro Guglielmo fosse stato veramente un Cavaliere dell’Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni, perché mai avrebbe dovuto essere sepolto, proprio a Mizzana, nella chiesa dei Cavalieri Templari?