Una battaglia nel 1333 confermò la Signoria d’Este

Una battaglia nel 1333 confermò la Signoria d’Este

di Paolo Sturla Avogadri

Con l’imminente ripristino della Porta di San Pietro, situata nella parte meridionale delle mura di Ferrara, si riaccende, dopo quasi sette secoli, il ricordo di un’antica battaglia ormai dimenticata, forse la più cruenta e importante di tutta la storia cittadina.

Anche se di questo fatto d’armi e della pur breve guerra in cui era inserito (durò circa tre mesi!) hanno trattato storici di grande livello quali Bonifaccio, Frizzi, Guarini, Muratori, Pigna, Sardi, Verci, ecc., nonché il Chronicon Estense ed il Corpus Chronicarum Bononiensis, gli autori successivi si sono sempre mostrati restii a parlarne, provocandone quindi l’inevitabile “caduta nel dimenticatoio”, probabilmente, sia per non dispiacere ai Cardinali Legati (succeduti agli Estensi a fine secolo XVI nella signoria della città) sia per il timore, dati i tempi, di una ritorsione della “Santa” Inquisizione. Non è neppure fuori luogo pensare che la Porta possa essere stata chiusa nel 1630 per cancellare la testimonianza di una cocente ed eclatante sconfitta subita dall’esercito pontificio..

E’ provato che l’impresa è stata della massima importanza, non solamente per essere stata ricordata sulle pietre tombali (chiesa di S. Andrea: sepolcro di Duccio Gruamonti; chiesa di S. Paolo: sepolcro di Nicolò dalla Tavola), ma anche per l’importanza dei protagonisti delle due parti contendenti.

Fra gli assedianti vi erano infatti: il Legato Apostolico Bertrando del Poggetto a capo dell’esercito ecclesiastico, il Gran Maresciallo di Francia, conte d’Armagnac, inviato con ottanta “uomini d’arme” da Giovanni re di Boemia, ed i Signori delle città alleate della Romagna: i Malatesta di Rimini, i Manfredi di Faenza, gli Ordelaffi di Forlì e i da Polenta di Ravenna. Nella controparte: i fratelli Rinaldo, Obizzo e Nicolò, marchesi d’Este, con i cugini Azzo e Bertoldo e Guecello Tempesta Avogaro di Treviso, già signore di quella città, comandante dell’esercito scaligero.

Fu proprio grazie all’intervento di quest’ultimo, giunto al “momento giusto” con duecento cavalieri l’8 febbraio 1333, che i nemici, passati per la “ghiara”, occupati i Borghi di S. Giorgio e di Sotto ed il Polesine di S. Antonio, sfondata la resistenza alla Porta di S. Pietro e dilagando per la città fino alla piazza, furono fermati e neutralizzati, i pochi superstiti respinti. Anche il Frizzi conferma: “…eransene ormai resi padroni i nimici, e già molti di essi entrati ardirono di inoltrarsi fino alla piazza, ma li respinse il popolo, e l’Avogario co’suoi Trevigiani mantenne il posto. Più di due mesi durò l’ostinato assedio …”.

La guerra, iniziata nel gennaio, ebbe termine il 14 aprile 1333 con la sconfitta dell’esercito papalino e dei suoi alleati (nonostante la netta preponderanza numerica e l’assedio improvviso), la ritirata ad Avignone, presso papa Giovanni XXII, del Cardinale del Poggetto, la cattura del conte d’Armagnac (per il suo riscatto furono sborsati 50.000 fiorini) ed un grande tripudio dei vincitori e del popolo ferrarese, nonchè l’investitura a Cavaliere, per il valore dimostrato, del marchese Rinaldo d’Este, Signore di Ferrara, da parte dell’Avogaro.

Questa vittoria confermava per il futuro la Signoria di Casa d’Este su Ferrara.

Dopo aver collaborato ancora con gli Estensi, questa volta al recupero di Modena, moriva a Padova (23 novembre 1338) Guecello Tempesta Avogaro che, con nobilissime esequie, veniva sepolto, accanto ai cugini Camposampiero, nella Basilica del Santo. La famiglia Avogari (ora Avogadri), per sopraggiunti contrasti presso gli Scaligeri, l’anno seguente si trasferiva a Ferrara.